Shreker e Weinberg. Nomi poco sconosciuti e a volte quasi dimenticati, ma simboli di una memoria ancora viva nella coscienza storica e culturale europea, hanno riacceso gli animi degli spettatori del Teatro Marrucino, accorsi numerosi domenica sera per assistere al meraviglioso concerto dei Solisti Aquilani, l’orchestra da camera simbolo e vanto della cultura musicale abruzzese ed italiana. Un’esibizione che nella sua profonda bellezza ed eleganza, ha rappresentato qualcosa di più di uno straordinario viaggio nella musica di due compositori del Novecento: la memoria dell’Olocausto, tra gli avvenimenti più drammatici della storia dell’umanità, qui commemorato ancora una volta dando voce a coloro che furono perseguitati e messi a tacere dai regimi totalitari, ma che rappresentano una delle pagine più belle e potenti della storia della musica contemporanea, in grado di raccontare, attraverso la bellezza, una cultura, una storia, e una ferita ancora aperta nel mondo intero.
Merito naturalmente non solo dell’indiscussa bravura dei Solisti Aquilani, simbolo dell’eccellenza artistica del nostro territorio e da sempre particolarmente sensibili alla valorizzazione della musica contemporanea, ma anche del lavoro incessante di una delle più importanti realtà musicali, quali il Voix Étouffées – CEMUT (Centro Europeo per lo Studio della Musica e del Totalitarismo), che in connubio con il progetto europeo “Musica, Memoria e Valori Europei”, sostenuto dalla stessa formazione cameristica abruzzese, ha fatto della trasmissione e riabilitazione del vastissimo patrimonio musicale dei compositori perseguitati dai regimi totalitari la propria mission, approdando domenica sera al Marrucino, in un tripudio di riflessione, eleganza e raffinatezza.
Il concerto introdotto dal Direttore Artistico M° Giuliano Mazzoccante e diretto dal noto Direttore d’orchestra Vittorio Parisi, è stato aperto dal raffinatissimo Intermezzo per orchestra d’archi op. 8 di Frank Shreker, tra i compositori più originali e significativi del Novecento, che ha trasportato il pubblico in un’atmosfera luminosa ma intima, sviluppandosi in registri acuti dal tono sempre più suggestivo e malinconico, in una lettura vibrante ed appassionata dell’orchestra che ne ha messo in rilievo tutta la potenza espressiva.
A seguire l’opera di Mieczysław Weinberg, tra le personalità più intense e drammatiche della musica del Novecento, segnata dalle persecuzioni di entrambi i totalitarismi – nazista e stalinista – e divenuto emblema dell’identità ebraica e della memoria dell’Olocausto. Il Concertino op. 42 per violino ed orchestra d’archi, composto nel 1948 ed eseguito da Daniele Orlando, spalla de I Solisti Aquilani, si dipana in un primo momento ricco di slancio melodico (Allegretto cantabile), proseguendo con l’intensa Cadenza e il Lento, interpretati superbamente dall’appassionato violinista, la cui straordinaria musicalità e profondità espressiva, ne ha messo in luce tutto il lirismo e la tragicità insita nell’opera; infine, l’Allegro Moderato poco rubato, caratterizzato dal tema del valzer e infuso di malinconia.
La Sinfonietta n. 2 in la minore op. 74 per archi e timpani (Allegro, Allegretto, Adagio, Andantino) sempre di Weinberg, la cui presenza dei timpani ne mette in luce la tensione drammatica in un’esecuzione energica e suggestiva da parte dell’orchestra, ha concluso un concerto emozionante che nel ricordare nuovamente l’importanza della memoria storica, dell’identità culturale e dei valori fondamentali quali pace, democrazia e libertà, si è reso testimonianza viva e concreta di come la musica possa trasformarsi in custode della memoria e ponte tra passato e presente, affinché simili tragedie non vengano mai ripetute né dimenticate.
