Dissesto idrogeologico, convocata la Cabina di regia in Prefettura a Chieti

È stata ufficialmente convocata per questo venerdì pomeriggio in Prefettura la Cabina di Regia dedicata alla ricostruzione dei territori dei comuni di Chieti e Bucchianico, colpiti dai gravi fenomeni di dissesto idrogeologico e guidata dal presidente della Regione Marco Marsilio, nella veste di Commissario. Un passaggio che segna una tappa fondamentale nel percorso di messa in sicurezza e rinascita dei quartieri coinvolti, a partire dall’area di Santa Maria.
“Per Chieti è un punto di arrivo importante, reso possibile dall’intenso e costante lavoro tecnico e politico di questi quasi sei anni di governo della città, documentato in atti ufficiali che hanno permesso di portare il “caso Chieti” all’attenzione nazionale – illustrano il sindaco Diego Ferrara e il presidente del Consiglio comunale Luigi Febo che con esecutivo e assise, insieme alla sinergia di Protezione civile, Università, Regione e Uffici della ricostruzione hanno favorito importanti passi avanti – . Appena insediati abbiamo attivato analisi, monitoraggi, studi e risorse per intervenire sulla situazione maturata nel corso degli anni, un dissesto che aveva tanti segni, ma su cui non vi erano azioni. La svolta decisiva è avvenuta nel giugno 2023, quando è stata assunta la responsabilità politica di procedere alla classificazione dell’area di Santa Maria ai fini del PAI (Piano di Assetto Idrogeologico). Tale atto, di cui siamo stati artefici, ha rappresentato un passaggio indispensabile per sbloccare tutti i benefici di cui oggi godono il quartiere e i suoi abitanti: la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale (28 agosto 2023);  l’attivazione del Contributo di Autonoma Sistemazione (CAS), che ha garantito sostegno a 81 nuclei familiari (184 persone) costretti ad abbandonare le proprie case; l’accesso ai fondi per la ricostruzione disciplinati dalla Legge 40/2025 e dal D.L. 116/2025; l’avvio di opere pubbliche di mitigazione del rischio, tra cui la messa in sicurezza di Viale Gran Sasso, l’intervento di regimazione idraulica e la demolizione degli edifici a rischio crollo, intercettando finanziamenti per oltre 10 milioni di euro. Un quadro di attenzione e interventi che abbiamo ufficialmente messo insieme e consegnato ai livelli istituzionali attivati, interessando i parlamentari del territorio e aprendo un ponte con il Ministero per la protezione civile, prima e poi con la Commissione d’Inchiesta sul dissesto idrogeologico riunitasi a Chieti in gennaio. Un lavoro chiaro, riassunto nei documenti e atti prodotti fin qui e riepilogato nella “Relazione preliminare per la stesura del Piano degli Interventi”, inviata al Ministro della Protezione Civile a giugno 2025, che ha delineato una prima stima economica dei fabbisogni (circa 53 milioni di euro per la fase emergenziale e oltre 49 milioni per ulteriori misure di mitigazione) e le strategie per la rigenerazione urbana del quartiere e quella, riepilogativa della situazione dalla fase emergenziale (agosto 2023 – agosto 2025) fino alla dichiarazione dello stato di ricostruzione sancito dal D.L. 116/2025. Lo abbiamo condotto in piena collaborazione con le competenze del territorio, Università d’Annunzio in primis, con la preziosa presenza della facoltà di Geologia e sempre con la Protezione civile, nazionale e regionale, questo per fugare dubbi e teorie circa l’inesistenza del fenomeno o, azzardare cause e interpretazioni fantasiose circolate in questi mesi.  La criticità legata alle perdite idriche del territorio, ad esempio, è cosa ben nota e l’Amministrazione riconosce l’ottimo lavoro che il gestore ACA sta portando avanti nel monitoraggio e nella riparazione delle condotte, attestato anche dagli interventi di questi giorni. Gli atti mostrano un’evidenza oggettiva, come confermato dagli studi geologici e dai dati del Dipartimento di Scienza dell’Università D’Annunzio un nesso di causalità diretto tra gli eventi meteorologici estremi (maggio-giugno 2023, marzo 2025 e quelli recenti) e i danni rilevati. Le analisi scientifiche, incluse quelle interferometriche satellitari, confermano che la fragilità intrinseca del territorio reagisce drammaticamente alle precipitazioni eccezionali, causando accelerazioni nelle deformazioni del suolo proprio in occasione degli eventi meteorologici eccezionali. Per questo è importante aver agito ed è essenziale agire ancora a tutela del territorio, della comunità e del futuro delle aree fragili della città. Di questo ci faremo portatori anche nella cabina di regia, chiedendo azioni e interventi in tempi sostenibili e la possibilità, com’è accaduto, di continuare a fare prevenzione”.
 

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