Polemica politica in Abruzzo attorno al progetto della cosiddetta “Grande Pescara”. A innescare il dibattito sono state le recenti dichiarazioni del professor Carlo D’Amico, oggi consigliere regionale di opposizione ed ex candidato presidente della Regione per il centrosinistra, che ha ipotizzato un’estensione del progetto anche all’area di Chieti Scalo.
Una proposta che ha suscitato la dura reazione di Cristiano Sicari, intervenuto con una nota dai toni netti per respingere qualsiasi ipotesi di “annessione” del territorio teatino.
Secondo Sicari, le parole di D’Amico non solo risultano “offensive”, ma tradiscono una visione che richiama un’idea di espansione territoriale poco rispettosa delle identità locali. “Chieti Scalo non è un territorio soggetto ad annessione”, sottolinea, respingendo con decisione ogni accostamento a realtà ridisegnabili “come se fosse la Groenlandia”.
Nel passaggio centrale della sua replica, Sicari ribadisce con forza il valore e il ruolo istituzionale della città: “Chieti, capoluogo di provincia, non può essere trattata con superficialità e approssimazione. Chieti non è una porzione della Grande Pescara, ma è un capoluogo di provincia dotato di una storia millenaria e di un ruolo baricentrico tra costa e aree interne, che ne definisce una precisa specificità, a dispetto di qualsiasi desiderio di annessione e di ogni disegno egemonico espresso nei termini adottati dal professor D’Amico”.
Al centro della presa di posizione c’è dunque la rivendicazione dell’identità autonoma di Chieti, città che – secondo Sicari – non può essere ridotta o inglobata all’interno del progetto della Grande Pescara, già oggetto di dibattito politico e amministrativo negli ultimi anni.
