Dalla miseria al riscatto: la voce degli ultimi nel romanzo di Di Carlo

In occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo “Miseria e riscatto”, pubblicato da Carabba, il giornale ha incontrato Domenico Di Carlo, autore già noto per i suoi saggi e per una produzione narrativa attenta ai temi della giustizia e delle dinamiche sociali. L’opera è ambientata nella Pescara dei primi del Novecento, un periodo storico segnato da profonde difficoltà economiche e da forti disuguaglianze, che spesso la narrazione tradizionale ha lasciato sullo sfondo, privilegiando figure celebri e vicende più note.

Con questo romanzo, Di Carlo sceglie invece di portare al centro del racconto la realtà quotidiana delle classi più umili, restituendo voce a un contesto fatto di povertà, analfabetismo e marginalità sociale. Attraverso la storia della protagonista, Anna Altobelli, il lettore viene accompagnato in un percorso umano intenso e complesso, che parte da una condizione di estrema fragilità per arrivare a una sorprendente affermazione personale e sociale.

Ne emerge un racconto che non è soltanto narrativo, ma anche profondamente riflessivo, capace di intrecciare vicenda individuale e quadro storico, mettendo in luce le contraddizioni di un’epoca e, al tempo stesso, la forza di chi riesce a superarne i limiti. Un romanzo che invita a guardare oltre le apparenze della storia ufficiale, per riscoprire le storie silenziose ma decisive di chi ha vissuto ai margini.

Abbiamo dialogato con l’autore per approfondire le origini, i significati e le implicazioni sociali di un’opera che restituisce voce a una realtà spesso dimenticata.

 

D. Di Carlo, partiamo dal principio, perché ha scritto questo romanzo?

R. L’ispirazione è venuta dal fatto, ovviamente è una mia opinione, che scrittori e storici, abbiano per anni, privilegiato più la rappresentazione di personaggi abruzzesi celebri nel mondo: dalla letteratura alla scultura, dalla pittura alla musica, più che rappresentare la vita sociale della Pescara dei primi del Novecento, dove povertà, miseria, analfabetismo, disoccupazione e diseguaglianze sociali erano le condizioni di vita che la gente che viveva sulla propria pelle.

 

D. Perché ha scelto questo titolo al romanzo “Miseria e riscatto”?

R. Il titolo è legato al personaggio principale del romanzo “Anna Altobelli”, una bambina rimasta orfana, a sei anni, di entrambi i genitori. Senza aiuto di alcuno. E’ costretta a scegliere la strada della mendicità. Viene trovata e aiutata da un prete che la toglie dalla strada e l’affida ad una nobildonna come “piccola serva”, ma l’affido sarà per lei un dramma. Spesso viene umiliata, percossa, lasciata senza cibo. Grazie al coraggio ed alla forza di volontà indescrivibili, riuscirà a salire tutti i gradini della condizione sociale: serva, apprendista sarta, artigiana di lane, commerciante, piccola imprenditrice di lane, e imprenditrice di una fabbrica con più di cento dipendenti, diventando una donna di successo nel primo dopoguerra. Anche lo studio l’aiuterà. Studiando di notte, da analfabeta o quasi, otterrà: il diploma della scuola elementare, medie, scuola tecnica e di ragioneria. Prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, anche quello di scienze superiori in economia aziendale. Con la nascita della Repubblica e con il diritto di voto alle donne, diventa parlamentare.

 

D. Il romanzo sottintende delle critiche?

R. Certo, il romanzo velatamente critica la cultura dell’epoca sulla capacità della donna. Nei primi del Novecento, la condizione sociale della donna era caratterizzata da una profonda subordinazione all’autorità maschile (padre e marito) e dall’esclusione dei diritti civili e politici, come il voto, ma anche la gestione autonoma dei beni appartenenti alla famiglia (dote) gestita esclusivamente dal marito. Non potevano avere conti intestati o libretti a risparmio. Con la Prima Guerra Mondiale si ebbe una parziale emancipazione e, le donne, iniziarono ad inserirsi nel mercato del lavoro. Anna, il personaggio principale del romanzo si pone in contraddizione con la cultura dell’epoca, dimostrando che la donna se ha le stesse opportunità dell’uomo può avere uguale se non più successo.

 

D. Con il riscatto sociale Anna rinuncerà alla propria vita sentimentale ed alle relazioni con gli amici?

R. No di certo. Il dramma sociale da lei vissuto è accompagnato dalla fortuna di essere una fanciulla e poi, donna bellissima. La sua bellezza non fu mai merce di scambio, con uomini facoltosi per arrivare al successo. Al contrario, la sua bellezza ed il suo onore, pure in circostanze difficili, furono donati al suo uomo che amò per tutta la vita. Anna resta coinvolta in un amore passionale, contrastato ed impossibile, con Francesco, un giovane avvocato di nobile famiglia. Il loro amore fu intenso, di una spiritualità e passione proprio di quei tempi. Anche questa sofferenza, supportata da una robusta fede in Dio, l’aiuterà al raggiungimento del successo. Si sposarono di nascosto, con il diniego totale al matrimonio del padre di lui, il marchese Bernardo, per diseguaglianza sociale, minacciando il figlio di diseredarlo, con la perdita anche del titolo nobiliare. Tutto perché il padre aveva combinato il matrimonio con la figlia secondogenita di un altro nobile, una tale Eugenia, a cui il padre aveva promesso una dote da principessa. La marchesa Camilla, madre di Francesco, donna di mondo, percepì che nella petulante richiesta del marchese di Vallebruna, padre di Eugenia, si celasse qualche inganno o artifizio o cosa del genere. Chi leggerà il romanzo lo scoprirà.

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L’intervista a Domenico Di Carlo restituisce il ritratto di un autore profondamente attento alle radici sociali e culturali del territorio abruzzese, capace di trasformare una storia individuale in una riflessione universale. “Miseria e riscatto” non è soltanto il racconto di un’ascesa personale, ma anche una denuncia, seppur velata, delle ingiustizie e delle limitazioni imposte dalla società dell’epoca, in particolare nei confronti delle donne. La figura di Anna Altobelli diventa così simbolo di coraggio, dignità e possibilità di cambiamento, ricordandoci che anche nei contesti più difficili possono nascere storie di straordinaria emancipazione. Un romanzo che invita a guardare al passato per comprendere meglio il presente.

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