Dal 6 al 8 marzo più di 150 iniziative in tutta Italia con banchetti, raccolta firme, visite ai beni confiscati e una richiesta concreta: una firma per chiedere che il 2% del Fondo Unico Giustizia venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati.
Libera presenta la fotografia delle esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati: in Abruzzo 8 soggetti diversi in 8 comuni impegnati nella gestione beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, 4 sono associazioni, 2 Ats, una cooperativa sociale e una scuola; 5 soggetti gestori svolgono attività che sono direttamente legate a servizi di welfare per la comunità, 2 soggetti gestori si occupano di promozione del sapere, del turismo sostenibile e della cultura
Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia Beni confiscati in Abruzzo sono 156 i beni immobili confiscati e destinati, 256 quelli ancora in gestione ed in attesa di essere destinati.
30, 109, 1 milione: i primi numeri che vengono in mente se pensiamo alla legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Il 7 marzo 2026 saranno 30 anni, da quando, grazie anche al milione di firme raccolte su impulso di Libera, la legge 109 fu approvata in Parlamento. Libera per festeggiare e onorare questi trent’anni di impegno collettivo promuove il 6/7/8 marzo “109 piazza per la legge 109”. Tre giorni di iniziative con più di 150 luoghi e spazi animati in tutta Italia da volontari della rete di Libera per promuovere e valorizzare il significato di trent’anni di beni confiscati restituiti alla collettività. Da Trieste a Milano, da Torino a Genova. E ancora Bologna, Pistoia, Ascoli Piceno, Roma, Campobasso, Napoli, Palermo dove saranno centinaia le piazze, luoghi e spazi animati da iniziative, banchetti, visite ai beni confiscati (elenco in aggiornamento su www.libera.it). Un enorme lavoro corale, che dopo 30 anni ci chiede però uno scatto ulteriore di impegno, intelligenza e determinazione.” E in occasione della tre giorni “109 piazze per la legge 109”, Libera scende nelle piazze con la campagna “Diamo linfa al bene” per chiedere a tutte e tutti di difendere questa legge e per ribadire una richiesta chiara: una firma per chiedere che il 2% del Fondo Unico Giustizia venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. Un gesto concreto per fare uno scatto in più per diventare tempestivi ed efficaci nel prenderci in carico quei beni e renderli subito operativi, perché ogni giorno di ritardo fa il gioco delle mafie.
In Abruzzo, dal 1 al 5 marzo le volontarie e i volontari del Presidio Universitario di Teramo “Vittorio Maglione” hanno portato la campagna nelle sedi universitarie di Teramo ed Avezzano. Mentre il 7 marzo mattina, sarà possibile partecipare alla raccolta firme a Sulmona in Piazza del Carmine al banchetto allestito dal Presidio di Libera “Ambrogio Mauri” e a Chieti in Largo Martiri della Libertà presso il banchetto organizzato dal Presidio Libera “Attilio Romanò”. E’ comunque possibile aderire alla campagna su https://libera.limesurvey.net/177767?newtest=Y&lang=it
Una rete consolidata e sempre più numerosa come dimostrano i numeri presentati da Libera nella nuova edizione del report “Raccontiamo il bene”, sulle pratiche di riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Un censimento del mondo del sociale e dell’associazionismo che racconta, dopo trenta anni, il Belpaese, dove in silenzio opera una comunità alternativa a quella mafiosa, che lavora e si impegna a realizzare un nuovo modello di sviluppo territoriale. Un paese con 1332 soggetti della società civile organizzata che gestiscono beni confiscati, più di 739 associazioni di diversa tipologia in 19 regioni e in 448 comuni con 35 scuole di ogni ordine e grado che usano gli spazi confiscati come strumento didattico e che incidono nel tessuto territoriale e costruiscono economia positiva. Un Paese che ha reagito alla presenza mafiosa e che con orgoglio si è riappropriato dei suoi spazi.
In Abruzzo sono 8 le diverse realtà impegnate nella gestione di beni confiscati alla criminalità organizzata in 8 comuni. Una rete di esperienze in grado di fornire servizi e generare welfare, di creare nuovi modelli di economia e di sviluppo, di prendersi cura di chi fa più fatica. Dal report di Libera emerge
che quattro associazioni di diversa tipologia, mentre sono 2 sono Ats, una scuola e una cooperativa sociale. Nella ricerca Libera ha ricostruito la tipologia di immobili gestiti dai soggetti gestori; in molti casi la singola esperienza di riutilizzo comprende più beni confiscati, anche di tipologia catastale diversa.
Le attività sono svolte in:
– 4 tra appartamenti, abitazioni indipendenti, immobili;
– 2 esperienze hanno in gestione ville, fabbricati su più livelli e di varia tipologia catastale o singole palazzine;
– 1 esperienza di gestione terreni agricoli, edificabili e di altra tipologia (anche con pertinenze immobiliari); – 1 in box.
Sono 5 i soggetti gestori le cui attività sono direttamente legate a servizi di welfare e politiche sociale per la comunità; 2 si occupano di promozione del sapere, del turismo sostenibile; una in attività agricole.
“Dietro questi numeri -commenta Federica Marinucci di Libera Abruzzo- ci sono volti e storie di associazioni, di cooperative che hanno trasformato quei luoghi di malaffare in luoghi parlanti, dall’inestimabile valore educativo e pedagogico. Un grande impegno plurale che ha rafforzato il tessuto sociale e che tiene unite le relazioni di una comunità, facendo da modello anche sul piano europeo e internazionale. Negli ultimi anni sono stati fatti tanti passi in avanti nella cornice normativa e in quella amministrativa; l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati, fulcro del processo di destinazione di un bene, ha assunto un ruolo cruciale di raccordo tra gli enti nazionali e le amministrazioni locali. Ma la strada è ancora lunga. E anche per questo motivo che dopo trent’anni siamo di nuovo nelle piazze: chiediamo che venga data una gamba in più alla normativa antimafia: occorre sostenere le esperienze di riuso, i Comuni e i soggetti gestori che si prendono in carica una responsabilità così grande. Con la petizione “Diamo Linfa al Bene” chiediamo che il 2% del FUG (Fondo Unico Giustizia) possa arrivare ogni anno sui territori, chiudendo il cerchio del riuso anche per le risorse economiche: soldi confiscati che tornano alla comunità sotto forma di servizi e opportunità.”
Libera ha elaborato i dati dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (al 23 febbraio 2026) dove in Abruzzo sono 156 i beni immobili (particelle catastali) confiscati e destinati mentre 259 gli immobili ancora in gestione ed in attesa di essere destinati. Sul lato delle aziende, sono 2 le aziende confiscate e destinate mentre sono 29 quelle ancora in gestione.
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