Gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, legali della famiglia Del Bosco, hanno presentato un esposto al Tribunale per i minorenni de L’Aquila chiedendo la revoca dell’assistente sociale Veruska D’Angelo, nominata nell’ambito del procedimento che riguarda i tre figli minori della coppia. La richiesta è stata depositata alla vigilia dell’avvio dei test psicologici disposti dal Tribunale sui genitori. Le valutazioni, inizialmente previste a partire dal 23 gennaio, dovrebbero cominciare domani presso la struttura protetta di Vasto che attualmente ospita i bambini insieme alla madre.
Nel documento, composto da otto pagine e anticipato da alcuni quotidiani, i legali evidenziano quella che definiscono una situazione di conflitto personale e contestano le modalità operative adottate dall’assistente sociale nel corso dell’incarico. L’esposto ricostruisce l’attività svolta dalla professionista fin dalla nomina, mettendo in discussione alcune valutazioni e decisioni assunte nella gestione del caso.
In particolare, secondo quanto riportato dai difensori, sarebbero state respinte richieste avanzate dai minori, tra cui la possibilità di mantenere contatti telefonici con nonni e parenti e di incontrare alcuni coetanei. Vengono inoltre criticate le modalità degli incontri avvenuti in precedenza nel casolare di famiglia, svolti alla presenza delle forze dell’ordine, prima della sospensione della responsabilità genitoriale. L’esposto contiene anche rilievi in merito alla ricostruzione di un episodio di intossicazione da funghi, che, secondo i legali, sarebbe stata interpretata in maniera non corretta. Ulteriori contestazioni riguardano una presunta violazione del Codice deontologico professionale.
Tra gli elementi richiamati a sostegno della richiesta, gli avvocati citano un passaggio di una relazione redatta dall’assistente sociale nel dicembre scorso, e riportata dal quotidiano Il Centro, in cui si afferma che un’eccessiva attenzione alla sfera emotiva a discapito di quella cognitiva rappresenterebbe una distorsione tale da rendere necessaria la tutela dei diritti dell’infanzia. Per la difesa, tale affermazione dimostrerebbe un approccio valutativo non imparziale nei confronti del metodo educativo adottato dalla famiglia.
Infine, nell’istanza viene sollevata anche la questione di una presunta violazione del principio di riservatezza, in relazione a dichiarazioni che l’assistente sociale avrebbe rilasciato agli organi di stampa.
