DDL stupro, l’allarme della Cgil Chieti: “Senza consenso la legge arretra sui diritti delle donne”

Daniela Primiterra

Preoccupazione e forte critica arrivano dalla Cgil di Chieti sull’evoluzione del Disegno di legge sul reato di violenza sessuale, già approvato alla Camera e ora modificato al Senato. Secondo il sindacato, le modifiche rischiano di peggiorare il quadro normativo esistente invece di rafforzare la tutela delle donne.

A esprimere l’allarme è Daniela Primiterra, segretaria generale della Cgil Chieti con delega alle pari opportunità, che punta il dito in particolare contro la scelta di eliminare dal testo il riferimento esplicito al concetto di “consenso”. Una decisione giudicata “incomprensibile e grave”, soprattutto alla luce dell’accordo politico che aveva portato a un voto unanime alla Camera.

“Il solo fatto che oggi si discuta di togliere il consenso dalla definizione del reato è inquietante – sottolinea Primiterra –. Lo stupro è, per definizione, la negazione totale del consenso. Cancellare questa parola significa introdurre ambiguità pericolose e rischia di spostare l’attenzione dalla responsabilità dell’aggressore al comportamento della vittima”. Un passo indietro che, secondo la Cgil, potrebbe alimentare sfiducia nelle istituzioni e scoraggiare ulteriormente le denunce.

Pur riconoscendo la necessità di contrastare con maggiore efficacia i reati di violenza sessuale, il sindacato evidenzia come il DDL continui a concentrarsi prevalentemente sull’aspetto repressivo, senza prevedere misure sufficienti di prevenzione, protezione delle vittime e sostegno concreto ai percorsi di uscita dalla violenza.

La situazione appare ancora più critica a livello territoriale. Anche nella provincia di Chieti, i centri antiviolenza e i servizi di supporto alle donne operano spesso in condizioni di sottofinanziamento, precarietà e carenza di personale. Una rete fragile e discontinua che contribuisce ad aumentare la paura di denunciare: molte donne, sottolinea la Cgil, non si sentono realmente al sicuro né adeguatamente tutelate nel rapporto con le istituzioni e scelgono di non rivolgersi alle autorità.

“La violenza di genere non è un’emergenza episodica, ma un fenomeno strutturale e radicato”, ribadisce Primiterra. Da qui la richiesta di politiche integrate e di lungo periodo: educazione al rispetto nelle scuole, formazione specifica per operatrici e operatori, tutela del lavoro e dell’autonomia economica delle donne, rafforzamento e stabilizzazione della rete dei servizi territoriali.

“Quando una donna subisce una violenza non viene colpito solo il corpo, viene spezzata una vita”, evidenzia la segretaria generale. Un percorso di ricostruzione che è lungo e complesso e che non può essere affidato alla solitudine o alla buona volontà dei singoli servizi.

La richiesta al Governo e al Parlamento è chiara: rivedere profondamente il DDL, ripristinare il riferimento esplicito al consenso e conformare la normativa italiana agli standard internazionali, ascoltando associazioni femminili, sindacati e chi opera quotidianamente sul territorio. “Serve una legge che tuteli davvero le vittime – conclude la Cgil – e non un’operazione simbolica o propagandistica”.

La Cgil di Chieti annuncia infine che continuerà a vigilare e a mobilitarsi a livello territoriale per affermare una cultura dei diritti, della libertà e della dignità delle donne.

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