Un Teatro Marrucino gremito ha inaugurato venerdì sera la rassegna di Teatro Amatoriale “Premio Marrucino 2026”, accogliendo con entusiasmo la commedia “Che sciabenedette la pinzione”, scritta e diretta da Roberto Troiano e con l’ormai nota compagnia teatrale di Chieti “Li nipute di tatone”.
Una commedia ironica e sottilmente amara, il cui protagonista, il capofamiglia Raffaele, finalmente dopo anni di duro lavoro desidererebbe godersi la meritata pensione, dedicandosi alla famiglia e al riposo. Tuttavia, ben presto scoprirà di non ritrovare il suo posto nella quotidianità casalinga, persa ormai da tanto tempo per provvedere con il lavoro alle necessità familiari. Ed è così che nel tentativo di ritrovare una sua identità sostiene un suo amico venditore nel proporre alla sua famiglia e al paese una pasticca “miracolosa”, in grado di guarire da qualsiasi malattia, incappando in una serie di bugie e con qualche guaio all’orizzonte…
Una commedia tragicomica che, ambientata in una normale casa teatina di una famiglia piccolo borghese, con uno tocco d’ilarità riflette su una condizione umana drammaticamente diffusa, ossia la difficoltà di instaurare i rapporti autentici e veri, in un cammino di costruzione della propria identità che vada oltre il proprio ruolo sociale e familiare. Raffaele, interpretato da un immenso Roberto Troiano, capo della famiglia ma in realtà considerato principalmente quale sostenitore economico di essa, dopo tanti anni di lavoro è ormai estraniato dal conforto di una vita coniugale e familiare serena, in cerca di una nuova “vita” e di una sua identità che non sia solo lavorativa, finendo anche per “perdere” se stesso, improvvisandosi venditore (in nero) e “truffatore” anche delle persone care per donare nuovamente a se stesso un ruolo. Ma ciò non basterà a mettere al riparo la sua incapacità di adattarsi alla nuova situazione, ricevendo di contro lo slittamento della tanto agognata pensione e il ritorno (temporaneo) alla sua funzione originaria all’interno della sua famiglia e della società, in una conclusione ironica e amara in grado di colpire e impressionare un pubblico entusiasta.
La compagnia “Li nipute di tatone” si distingue, oltre che per il talento, anche per un’indubbia complicità tra gli attori, tra i quali spiccano, oltre al già citato Troiano, anche Roberta Cavallo, la moglie brusca ma in fondo saggia, Daniela Ricci, nel ruolo della cognata delicata e altruista, e Gianni Michetti, convincente venditore e compagno di guai del protagonista. Talentuosi e degni di applauso anche tutti gli altri componenti della compagnia (Carlo Maccarone, Mirella Mantini, Mario Calabrini, Mirella di Muzio, Lorenzo Pavone, Lina Costantini, Morena Mincone, Caterina Scarafile, Rossella Casone e Cinzia Medoro), in uno sguardo spiritoso e brillante della vita reale, con la sua difficoltà del vivere e le sue drammaticità, che ha suscitato l’ovazione finale del pubblico.
