AGENDA 2030, A conti fatti parte prima – Parlare del lontano per riflettere sul vicino: esempi di diritti negati alle donne in Afghanistan

Dalla salita al potere dei Talebani, nel 2021, in Afghanistan le donne hanno subito una continua perdita dei loro diritti fondamentali. Non possono più mostrare il loro corpo, parlare, uscire da sole e avere un’istruzione. Il tutto secondo un processo graduale ma straziante, che ha negato opportunità e vanificato aspettative di bambine, ragazze e adulte.
Per quanto riguarda l’istruzione, secondo il rapporto di UN Women (2025), il 78% delle giovani donne afghane non studia, non lavora e non frequenta corsi di formazione. Viene fatto presente sempre dal UN Women, inoltre, che questa situazione non potrebbe che peggiorare e che presto il tasso di completamento della scuola secondaria crollerà a zero e causerà danni irreparabili per il futuro di tante giovani ragazze oltre che per lo stato del paese intero.
E invece proprio e solo l’educazione può rappresentare un’ancora di salvezza per le giovani che, senza istruzione sono maggiormente a rischio di violenze, abusi, sfruttamento e costrette a matrimoni precoci.
Il problema nasce quando l’obiettivo del governo al potere, non è quello di favorire lo sviluppo della propria società, ma di schiacciare, soffocare, sopprimere una parte di essa. Il tutto per una questione culturale di mantenimento del potere patriarcale. Numerose volte le donne afghane hanno cercato di far sentire la loro voce contro questa oppressione, ma ogni tentativo è stato messo a tacere con la violenza.
Si vieta, quindi, alle donne di andare a scuola e di costruirsi un futuro che non dipenda da un uomo.
La conseguenza che questo comporta è di portata gravissima: si privano le donne di un’arma contro la crudeltà a cui sono sottoposte ogni giorno.
A regolare questo sistema di oppressione si trova il codice Islamico, il quale impedisce alle donne di avere ogni tipo di contatto con uomini al di fuori del nucleo familiare e rendendo l’accesso all’università severamente vietato alle donne; l’effetto, però che è prodotto sarà solo l’impoverimento della società intera.
Per effetto domino alle donne è anche precluso anche il diritto alla salute, se possono essere curate solo da medici di sesso femminile, di numero assolutamente limitato, e se vige l’obbligo, spesso disatteso, di un accompagnatore uomo, in occasione di una visita medica.
Anche nel caso dei numerosi casi di violenze sessuali e di gravidanze premature che, in un paese senza tutela per donne e bambine non sono poche e spesso necessitano di intervento medico, non può essere attuato per mancanza di personale o per via del diniego a effettuare trattamenti sanitari da parte del tutore uomo.
La situazione in Afghanistan è in codice rosso: tutte le istituzioni internazionali dovrebbero fattivamente intervenire con azioni di tutela per donne e bambine. Molte organizzazioni, nei limiti del consentito dal governo talebano, operano sul territorio, facendo lezioni in ambienti selezionati e supportando le donne in situazioni economiche e domestiche gravi, ma c’è da tener conto però che gli interventi non sono tanti quanti sarebbero necessari o quanti la comunità internazionale è attualmente nelle condizioni di effettuare.
Stiamo parlando della situazione particolarmente delicata di un paese teatro di numerosi conflitti di potere che vede come vittime principalmente civili, tra cui donne e bambini, sempre i primi ad essere presi di mira, quando invece rappresentano la vita del paese stesso.

Chiara Bascelli

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