Antonio Mancini, il volontariato come scelta di vita. Intervista al fondatore del Nucleo Operativo Teate di Chieti

La Protezione Civile non è solo un insieme di procedure, mezzi e interventi tecnici: è soprattutto fatta di persone, di scelte quotidiane e di un impegno che spesso si consuma lontano dai riflettori. Nella sede del Nucleo Operativo Territoriale di Chieti – Nucleo Operativo Teate, incontriamo Antonio Mancini, figura storica dell’associazionismo teatino e fondatore di una delle realtà più radicate nel tessuto cittadino in ambito di emergenza e prevenzione.

Accanto a lui c’è Marisa Buffo, socia fondatrice e coordinatrice dell’associazione, che da anni collabora attivamente alla gestione e all’organizzazione delle attività operative. Insieme rappresentano il cuore di un gruppo di volontari che, dal 2005, opera in stretto contatto con le istituzioni, le amministrazioni locali e le altre associazioni del territorio, mettendo al centro la sicurezza dei cittadini.

Dalle prime esperienze formative negli anni Ottanta fino al drammatico banco di prova del terremoto dell’Aquila del 2009, il percorso di Antonio Mancini si intreccia con alcuni dei momenti più difficili vissuti dal Paese negli ultimi decenni. Un cammino fatto di emergenze, sacrifici, notti insonni, ma anche di crescita umana e di una profonda convinzione: la Protezione Civile deve restare un luogo di competenza, collaborazione e servizio, lontano da logiche politiche o personali.

In questa intervista, Mancini ripercorre la nascita del Nucleo Operativo Teate, racconta le difficoltà attuali del volontariato – in particolare la carenza di giovani – e riflette sull’importanza della formazione, della prevenzione e del rapporto diretto con i cittadini. Uno sguardo lucido e appassionato sul presente e sul futuro di un volontariato che continua a rappresentare un presidio fondamentale di solidarietà e responsabilità civile.

D: Com’è nata l’idea di fondare un’associazione di Protezione Civile a Chieti?

R: L’idea nasce molto tempo fa ed è frutto di un percorso personale. Ho frequentato il mio primo corso al Carnella, a Roma, nel 1983, e da quel momento la Protezione Civile mi è rimasta sempre in testa. Era un mondo che mi affascinava perché univa preparazione tecnica, spirito di servizio e attenzione verso le persone.
Per anni è rimasto un progetto nel cassetto, finché nel 2005, collaborando con il Modavi di Pescara e con Franco Giovagnoni, è arrivato lo stimolo decisivo. Mi disse: “Perché non apri un’associazione di Protezione Civile a Chieti?”. Da lì abbiamo iniziato a lavorare concretamente e nello stesso anno ci siamo costituiti come Nucleo Operativo Teate, dando avvio alle attività sul territorio.

D: Qual è stato il primo grande intervento sul campo?

R: Il nostro primo vero banco di prova, purtroppo, è stato il terremoto dell’Aquila del 2009. Ricordo benissimo quella mattina: alle sette eravamo già sul posto. Lo scenario era devastante, sembrava davvero di entrare in un film dell’orrore. C’era polvere ovunque, macerie a perdita d’occhio, urla, pianti, persone che cercavano aiuto e altre che vagavano senza sapere dove andare.
È stata un’esperienza emotivamente fortissima, ma anche formativa. In quei momenti capisci davvero cosa significa fare Protezione Civile: montare le tende, organizzare i primi soccorsi, gestire l’emergenza giorno dopo giorno. Noi siamo rimasti operativi fino a settembre e quella esperienza ci ha dato la conferma che avevamo scelto la strada giusta.

D: Come è strutturata oggi l’associazione?

R: Oggi l’associazione è strutturata in modo chiaro e funzionale: c’è un presidente, una coordinatrice, una segretaria e un gruppo di circa 30 volontari attivi. Ognuno ha un ruolo preciso, perché in emergenza l’organizzazione è fondamentale.
Detto questo, non posso nascondere una difficoltà ormai evidente: reperire nuovi volontari, soprattutto giovani, è sempre più complicato. È un problema che riguarda tutto il volontariato italiano.

D: Qual è lo stato di salute del volontariato in questo periodo storico?

R: Il volontariato sta attraversando una fase di difficoltà, soprattutto per quanto riguarda il ricambio generazionale. In questo contesto, la figura del volontario occasionale potrebbe sembrare, all’apparenza, una strada da percorrere per colmare la carenza di persone. Tuttavia, nella pratica, soprattutto in ambito di Protezione Civile, questa soluzione presenta molte criticità.

La Protezione Civile non può basarsi sull’improvvisazione. Un volontario deve essere formato, addestrato e dotato di dispositivi di sicurezza adeguati: casco, divisa, conoscenze tecniche e consapevolezza dei rischi. Inserire persone non preparate in contesti di emergenza significa esporle a pericoli seri e rischiare di aggravare una situazione già complessa.

Per questo ritengo che il volontariato debba essere strutturato e continuativo. È giusto lavorare per avvicinare nuovi volontari, soprattutto giovani, ma attraverso percorsi di formazione e responsabilizzazione. Solo così si tutela la sicurezza delle persone e si garantisce un servizio efficace alla comunità.

D: Quanto è importante la collaborazione con le istituzioni e le altre associazioni?

R: È fondamentale. Abbiamo sempre collaborato con la Prefettura di Chieti, con le amministrazioni comunali e con tutte le altre associazioni di Protezione Civile.
Dal 2009 ricopro la funzione F3, che riguarda il coordinamento delle associazioni, e questo ruolo mi è stato confermato nel tempo, indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni. In emergenza non esistono rivalità: si lavora insieme. La cosa peggiore sarebbe far entrare la politica nella Protezione Civile. Sotto le macerie non si chiede a nessuno chi ha votato, si pensa solo a salvare vite umane.

D: Dal punto di vista economico, come riuscite a sostenere le attività?

R: Ci sosteniamo principalmente attraverso convenzioni con il Comune e con la Regione, ma spesso i tempi di pagamento sono lunghi. Nel frattempo le spese non si fermano: mezzi, assicurazioni, attrezzature.
Per questo abbiamo dovuto trovare soluzioni alternative, come l’organizzazione di corsi SERT, svolti anche con il supporto delle forze dell’ordine. È un modo per coprire alcune spese, sempre nel rispetto delle regole. Noi facciamo pubblico servizio, non pubblica sicurezza, e su questo siamo molto chiari.

D: Perché oggi un giovane dovrebbe scegliere di fare volontariato nella vostra associazione?

R: Perché il volontariato è una scuola di vita. Entrare in Protezione Civile significa imparare il valore della responsabilità, del lavoro di squadra e del rispetto delle regole.
I ragazzi ricevono formazione, crescono come persone e comprendono cosa significa affrontare un’emergenza vera. È un’esperienza che arricchisce dal punto di vista umano e personale e che lascia un segno profondo.

D: Quali sono gli obiettivi per il futuro?

R: Il nostro obiettivo principale è avvicinarci sempre di più ai cittadini. Vogliamo entrare nei quartieri, farci conoscere e spiegare cosa fa realmente la Protezione Civile.
Portiamo avanti iniziative come Io non rischio e incontri, in collaborazione con la Polizia di Stato, per sensibilizzare anche sul tema delle truffe agli anziani. La prevenzione e l’informazione sono fondamentali quanto l’intervento in emergenza.

D: Negli ultimi mesi è arrivato anche un riconoscimento istituzionale importante. Che significato ha per lei e per l’associazione?

R: Sì, sono stato nominato Cavaliere, ma l’ho scoperto davvero per caso. Non sapevo nulla e, sinceramente, non so nemmeno chi ringraziare.
È una soddisfazione personale, certo, ma la sento soprattutto come un riconoscimento collettivo. Se qualcosa è stato fatto, è stato fatto insieme ai volontari. Voglio che capiscano che il volontariato non si fa per le medaglie, ma per aiutare gli altri. Tuttavia, sapere che qualcuno riconosce il lavoro svolto con serietà e dedizione dà forza e motivazione per continuare.

Ringraziamo Antonio Mancini e Marisa Buffo per la disponibilità e per averci aperto le porte della sede del Nucleo Operativo Teate, offrendo uno spaccato autentico di cosa significhi fare Protezione Civile oggi. Dal racconto emerge non solo la storia di un’associazione, ma soprattutto quella di persone che hanno scelto di dedicare tempo, energie e competenze al servizio della collettività.

L’intervista restituisce il valore di un volontariato fatto di preparazione, responsabilità e collaborazione, lontano da ogni logica di visibilità o appartenenza politica. Un volontariato che opera spesso in silenzio, ma che diventa fondamentale nei momenti di emergenza e nella quotidiana attività di prevenzione e informazione sul territorio.

In un periodo storico segnato da una crescente difficoltà nel coinvolgere le nuove generazioni, l’esperienza del Nucleo Operativo Teate rappresenta un esempio concreto di come il volontariato possa ancora essere una scuola di vita, capace di trasmettere valori, senso civico e spirito di comunità.

Il lavoro portato avanti da Antonio Mancini e dai suoi volontari dimostra che la Protezione Civile non è solo risposta all’emergenza, ma costruzione continua di sicurezza, consapevolezza e solidarietà. Un impegno che guarda al futuro con determinazione e che merita attenzione, sostegno e riconoscimento da parte di tutta la comunità.

Antonio Mancini,fondatore del Nucleo Operativo Teate di Chieti
Alcuni volontari del Nucleo Operativo Territoriale di Chieti – Nucleo Operativo Teate

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