Giunge a conclusione la stagione lirica del Teatro Marrucino, con un cartellone che oltre a vantare titoli tra i più celebri ed iconici della storia della musica, ha registrato un’eccezionale presenza di spettatori, accorsi numerosissimi per assistere ai capolavori di Mozart (Il barbiere di Siviglia e il Don Giovanni), ed infine al Rigoletto di Giuseppe Verdi, andato in scena venerdì 12 dicembre al Marrucino, per la regia di Manu Lalli e la direzione del Maestro Concertatore e Direttore Jure Bučević. Il tocco attento e profondo di Manu Lalli, che ogni anno torna ad impreziosire la stagione operistica del meraviglioso teatro teatino, possono essere definiti a buon diritto una vera e propria garanzia dell’altissimo valore artistico delle opere messe in scena, confermata dai continui e incontenibili applausi che hanno scandito la serata, grazie ad un pubblico attento e sempre partecipe alle drammatiche vicende del più celebre buffone della storia della musica, nato dalla penna di Victor Hugo e tornato nuovamente in scena al Marrucino dopo la bellissima rappresentazione del 2019.
Il protagonista naturalmente è colui che dà il nome all’opera, Rigoletto, un buffone di corte che sotto la facciata di cinismo e dichiarata immoralità, alle dipendenze di un Duca di Mantova completamente libertino e preda degli istinti più selvaggi e primitivi (in una deliziosa continuità con il personaggio mozartiano di Don Giovanni), conserva ancora una natura umana e affettiva, evidente nel rapporto con la bellissima figlia Gilda, da lui tenuta nascosta, e ancora pura e incontaminata. Ma la natura dell’opera è una natura di contrasti, che silenziosamente la permeano permettendone di rappresentare non più il bello, la perfezione, ma il vero e la lacerante contraddizione che permea anche la società di oggi, di cui l’opera verdiana è immagine attualissima, nella continua e incessante difficoltà di incrociare due mondi, quello degli adulti e dei giovani, diversissimi ma estremamente bisognosi l’uno dell’altro. Rigoletto, colui che fa ridere e diverte, o La maledizione, che incombe in tutta l’opera e che originariamente doveva intitolarla? Rigoletto il buffone che deride un padre disperato per l’onore violato della figlia, o Rigoletto il padre il cui tenero amore avvolge la sua stessa figlia facendo sì che debba essere preservata dalla corruzione che la circonda? E come ci insegna Manu Lalli, il rosso che avvolgeva scenograficamente i nostri protagonisti è solo il rosso della passione, degli istinti e dell’inganno simboleggiati dal Duca di Mantova e dall’ipocrisia dei suoi cortigiani, completamente privi di pietas umana anche nei confronti di Rigoletto, oppure è anche il rosso dell’amore puro e vero del protagonista nei confronti di sua figlia, e soprattutto di Gilda, che nel suo sacrificio finale continuerà ad essere la creatura angelica e incontaminata che nonostante la seduzione non ha mai ceduto alla corruzione?
La visione profondamente educativa e moderna della regista ridà spazio e luce all’originario ma mai riconosciuto messaggio morale dell’opera, nel mettere in luce la vera colpa di Rigoletto, ossia il dramma dell’egoismo, dell’incomunicabilità e della mancanza di sincerità nei confronti della figlia per la sua incapacità sottesa di ascoltarla, di capirla, di comprenderne il desiderio di vita, di lasciarsi guidare dal suo candore e dalla sua gentilezza in nome della vendetta senza scrupoli quando ella verrà infine sedotta dal Duca di Mantova, ritrovando la sua natura umana solo di fronte alla tragedia finale e alla riconciliazione di entrambi. È evidente la chimica e l’intesa umana e artistica tra i due protagonisti, con l’imponente presenza scenica e spessore vocalico di Enrico Di Girolamo (Rigoletto), che nell’alternare sapientemente la natura al tempo stesso buffonesca e tormentata del personaggio, ne sa mettere in luce anche la profonda tenerezza volta unicamente verso Gilda, interpretata da una superba Silvia Vázquez Clemente, la cui presenza luminosa e potenza vocalica hanno rapito ed infervorato il pubblico, in quella che può essere tranquillamente considerata una delle più belle interpretazioni della stagione lirica del Marrucino. E come dimenticare la passione e la seduzione che guidano il Duca di Mantova, interpretato da uno splendido Ivan Magrì, carismatico seduttore che ha conquistato il pubblico rapito sia nelle ingannevoli vesti dell’innamorato sia nel porre all’estremo la sua vena beffarda e quasi disumana nella memorabile esecuzione della celeberrima La donna è mobile, suscitando gli applausi entusiastici del pubblico e gettando nella disperazione la povera Gilda, ingenuamente e sinceramente innamorata di lui. Iconiche anche le interpretazioni di Andrea Silvestrelli (Sparafucile), perfettamente calato nella parte del sicario assoldato da Rigoletto nel tentativo di attuare la sua vendetta, e Maddalena, sorella di Sparafucile corteggiata dal Duca ed invaghita di lui, che intercederà per la sua salvezza favorendo l’uccisione di Gilda, vittima sacrificale in nome dell’amore disperato e ormai irrealizzabile per il duca libertino.
Rigoletto, vittima e carnefice al tempo stesso, capisce troppo tardi la sofferenza che ha causato e la lontananza morale dalla figlia, con la quale tuttavia è finalmente ricongiunto, al termine dell’opera, nell’abbraccio e nell’amore più puro che con la tragedia ritornano a vincere ricordando agli adulti di ascoltare i giovani e di permettere loro di condurli verso una visione più serena, luminosa e viva, nella solidarietà e nella crescita comune. In una produzione nella quale trionfano esecuzioni di tale intensità e temi così lucidamente moderni, la bravura dell’Orchestra Sinfonica “G. Rossini” di Pesaro, magistralmente diretta dal Maestro Concertatore e Direttore Jure Bučević, e il carisma interpretativo e vocalico dell’eccezionale Coro del Teatro Marrucino, diretto dal M° Christian Stranieri, rendono ancor più preziosa la meravigliosa opera verdiana, in una degna conclusione di una stagione lirica che, nell’offrire agli spettatori opere dall’altissimo valore artistico e simbolico, ne ha curato con grande sensibilità l’aspetto più morale e soprattutto moderno, grazie all’incessante e ammirevole lavoro della Deputazione Teatrale del Teatro Marrucino, ed in particolare del Presidente Ing. Giustino Angeloni, del Direttore Amministrativo Dott. Cesare Di Martino e del Direttore Artistico M° Giuliano Mazzoccante, conducendo il pubblico non solo nella bellezza senza tempo dell’arte e della musica classica ma anche degli alti valori morali di cui esse saranno sempre portatrici.
