Di Stefano Maria Simone
“Non è mai troppo Abruzzo”. Questo è il titolo dello spettacolo del comico nostrano Vincenzo Olivieri che, giovedì 27 ottobre, tra una risata ed una riflessione, ha insegnato al pubblico del Teatro Marrucino il significato ed il valore dell’Abruzzesità rievocando tradizioni familiari ora in disuso e mettendo in luce gli aspetti storici, geografici e linguistici della regione. Nei panni di un novello maestro Manzi, l’uomo che nel dopoguerra ha avvicinato gli italiani ai rudimenti della grammatica e dell’ortografia servendosi del giovane mezzo televisivo, Vincenzo Olivieri ha allestito una vera e propria lezione trasformando l’uditorio in una scolaresca e l’ambiente circostante in un’aula. Da bravo professore ha guidato i suoi alunni tenendone sempre vivo l’interesse, coinvolgendoli in un dialogo costante, invitandone addirittura due sul palco e suscitando in loro anche una certa curiosità facendogli scoprire nuove prospettive su un territorio straordinario ma poco valorizzato dall’Italia e dagli Abruzzesi stessi. Degna di nota, la parte finale dedicata al dialetto, al quale Olivieri ha restituito la piena dignità di lingua compiuta mostrandone le applicazioni pratiche ed i prestiti dallo spagnolo, dall’arabo e dal francese derivati dalle occupazioni che si sono susseguite nel corso dei secoli, fornendo esempi morfologici, sintattici e fonetici frutto di uno studio e di una ricerca approfondita che ha davvero colpito nel segno. A ripensarci a posteriori, quella di Vincenzo Olivieri non è stata solo una semplice lezione spettacolo ma una dichiarazione d’amore alle meraviglie dell’Abruzzo, che con il suo mare e le sue montagne non smette mai di incantare.
