In occasione dell’Ottavo Centenario del primo presepe vivente, allestito da San Francesco nella notte di Natale del 1223, lo storico Enrico Di Carlo e il musicista Mario Canci, già autori nel 2014 del libro Il Presepe dell’Anima, Gesù Bambine nasce, Suggestioni e Melodie del Natale Abruzzese, propongono un nuovo progetto editoriale che illustra, sotto un duplice aspetto, storico-letterario e musicale, il rapporto che l’Abruzzo ha con il presepio, proprio a partire da quello storico di cui dà conto il biografo San Tommaso da Celano.
La tradizione assegna a Penne il primo presepe vivente d’Abruzzo, e il secondo dopo quello di Greccio. In quella città ove, nel 1216 San Francesco aveva fondato il primo convento francescano della regione, la notte del 25 dicembre 1225 il beato Agostino d’Assisi desiderò rinnovarvi la sacra rappresentazione natalizia proprio nel capoluogo vestino.
Per i presepi domestici, l’Abruzzo vanta altresì un altro primato: il più antico in assoluto di cui si abbia memoria è quello che si trovava presso la nobile famiglia Piccolomini di Celano. Il primo a citarlo è una fonte tedesca che porta in luce un inventario redatto nel 1567, in cui sono enumerati centosedici figurine appartenenti alla “duchessella” Costanza Piccolomini.
In merito alla parte musicale, il compositore teatino Mario Canci, crea un Oratorio di Natale per Soli, Coro e Orchestra. Partendo dallo storico Vangelo di Luca, egli elabora un testo integralmente in dialetto abruzzese con a fronte la traduzione italiana in versione ritmica, dando vita alla leggendaria originale visione onirica di un anonimo eremita ritiratosi in contemplazione sulla “montagna Madre”, la Maiella, citata da Francesco Petrarca quale “Domus Christi” nel suo “De vita solitaria” (1346-1356). L’Autore immagina di far rivivere così in Abruzzo la nascita del Bambin Gesù, “Lu Bambinelle”. Questa prima edizione presenta il testo oratoriale, corredato da un codice QR Code grazie al quale sarà possibile in futuro scaricare a richiesta l’intera opera musicale.
Il presepe abruzzese – spiegano gli autori – non è quello napoletano. Nel nostro i pastori con le loro greggi e i loro strumenti costruiti da mani nodose, non percorrono tratturi, ma strade polverose che conducono a Dio; non si assiste allo sfarzo di quello napoletano: ben più sobria è la realtà rappresentata. Qui i personaggi non sono allegri e scanzonati perché da sempre rappresentano il mondo contadino e pastorale, seppur povero, ricco nella espressione intensa di un vissuto carico di fede e religiosità, dedito a una quotidianità meno variegata di quella partenopea.
Il libro è corredato da un saggio di Giacomo De Crecchio sullo storico Presepe Antinori.
Ad impreziosire la pubblicazione vi è la Prefazione di S. Em. Cardinale Angelo Comastri.
“Il presepe abruzzese non lo si osserva, lo vive nel proprio cuore. Non è solo una rappresentazione esterna, ma un’esperienza interiore fatta di fede, memoria, affetto e radici”
