L’obesità infantile è una vera e propria emergenza sanitaria globale. È l’allarme rilanciato ieri all’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, durante la giornata conclusiva del Convegno internazionale di medicina ambientale, che ha riunito esperti e studiosi.
“Il 9% dei bambini sotto i due anni è già obeso e nel mondo se ne contano 160 milioni. Continuando di questo passo, tra trent’anni la metà di loro sarà obesa”, ha dichiarato il rettore Liborio Stuppia, genetista di fama internazionale. È un trend che desta forte preoccupazione, anche per le conseguenze sul futuro dei sistemi sanitari: “La salute di questi bambini sarà compromessa, e lo sarà anche la capacità delle strutture sanitarie di gestire l’aumento di patologie correlate come cancro, ipertensione e malattie metaboliche”.
Il problema riguarda da vicino anche l’Abruzzo. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, il 34,4% della popolazione regionale è in sovrappeso e il 10,5% è obesa, valori superiori alla media nazionale. Numeri che collocano l’Abruzzo al quinto posto in Italia, dopo Basilicata, Campania, Puglia e Calabria.
Per gli esperti, a incidere negativamente sono soprattutto gli stili di vita sedentari e il consumo di cibi ultra-processati, alimenti confezionati ad alto contenuto di grassi, zuccheri e additivi. Come emerso durante l’incontro, l’obesità è tra le principali cause di diabete e alti livelli di colesterolo, ma, come sottolineano diversi studi, aumenta anche il rischio di disturbi psichiatrici come depressione maggiore, disturbo bipolare e ansia.
Durante il convegno è intervenuto anche il cantante Albano Carrisi, che sostiene le iniziative della Società Italiana di Medicina Antroposofica (SIMA) a tutela della salute di bambini e adolescenti.
Tra le cause di quest’aumento, anche i profondi cambiamenti ambientali degli ultimi decenni, dalle emissioni di plastiche nell’ambiente ai regimi alimentari scorretti: “Se non interrompiamo questi processi potrebbe essere troppo tardi. La salute è un problema globale e richiede il coinvolgimento di tutti” – conclude Stuppia.
Gli specialisti sottolineano la necessità di un approccio personalizzato, che comprenda educazione alimentare, attività fisica e, nei casi più gravi, terapie farmacologiche o chirurgiche. Una sfida complessa che, secondo gli esperti, non può essere rimandata.
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