Un esempio di cosa possa essere la perfezione più assoluta ha illuminato domenica sera il Teatro Marrucino, che seppur estremamente noto per un’offerta artistica degna dei più grandi atenei della musica nazionali ed internazionali, continua ad assurgere agli onori delle cronache per la costante presenza sul suo celebre palco di alcuni tra i più talentuosi e geniali artisti di fama mondiale. Del resto, non è un caso se il giovane violinista Daniel Lozakovich viene accompagnato costantemente dal leggendario pianista Mikhail Pletnev, all’apice di una carriera perfetta ma pieno di stima e amicizia verso quello che è stato definito da Le Figaro un “talento eccezionale”, in una carriera che, nel calcare i palcoscenici dei più importanti teatri del mondo, lo ha portato anche nel Teatro Marrucino, simbolo della crescente importanza a livello internazionale del meraviglioso teatro teatino.
Pagine iconiche di alcuni tra i più grandi autori della storia della musica hanno brillato, durante la serata, per l’inconfondibile bellezza e profondità, in un cammino tra romanticismo e contemporaneità che si è aperto con la Sonata in re maggiore op. 137 n. 1, D384 di Franz Schubert (Allegro molto, Andante, Allegro vivace), scritta nel 1816 e originariamente pensata “per pianoforte con accompagnamento di violino” (simbolo della diversa importanza data ai due strumenti, comune nell’epoca della composizione), nella quale la vivacità e la purezza tipicamente mozartiana da cui il compositore romantico era costantemente ispirato si fondono con una delicata sfumatura malinconica, messa in luce dal violinista grazie alla soavità timbrica del suo violino in grado esprimere il lato più intimo e profondo della personalità schubertiana.
Il concerto è proseguito con la Terza sonata per violino e pianoforte op. 45 di Edvard Grieg (Allegro molto ed appassionato, Allegretto espressivo alla romanza, Allegro animato), scritta tra il 1886 e il 1887, e tra le più celebri opere di un autore che sempre, nelle sue composizioni, ricorda le sue radici scandinave da cui è profondamente ispirato, in un connubio di passionalità e drammaticità che ha particolarmente coinvolto il musicista, rivelandone la profonda capacità di immedesimazione emotiva e spirituale. Colpisce la grande maturità musicale di Lozakovich, che unitamente alla perfezione tecnica ed intonativa contribuisce a rendere memorabile ogni sua esibizione, ma forse è ancor più degna di nota la grande generosità di Pletnev, che da illustre pianista ha voluto mettere da parte la sua fama e la sua figura per dare spazio totale al giovane violinista, con il quale comunque brillava l’intesa perfetta, grazie anche alle opere scelte in cui violino e pianoforte dialogano finemente, esprimendone in maniera paritetica la dolcezza e la profondità.
A seguire, la Sonata per violino e pianoforte di Alexey Shor nella revisione di Pletnev (Allegro agitato, In modo di Menuet, Presto), il cui brano, nell’alternanza di momenti allegri e malinconici, dolci e riflessivi, e a tratti drammatici, sembrava composto appositamente per il giovane violinista, non solo per la precisione e l’abilità tecniche richieste, ma soprattutto per la profonda e coinvolgente espressività, in un’esecuzione perfetta e appassionata.
Infine, il momento più atteso della serata, la celeberrima Sonata in la maggiore per violino e pianoforte di César Franck (Allegretto ben moderato, Allegro, Recitativo-Fantasia: Ben moderato. Largamente con fantasia, Allegretto poco mosso), universalmente considerata tra le più belle sonate dell’Ottocento, che sin dal primo accordo del pianoforte ha rapito il pubblico, grazie anche all’andamento più moderato e riflessivo del primo tempo, originariamente previsto dall’autore e riproposto dai due artisti, e ad un’interpretazione violinistica veramente vissuta in profondità, in un’atmosfera soffusa e riflessiva, misteriosa e quasi mistica.
Quasi scontata, naturalmente, la commozione del M° Giuliano Mazzoccante, Direttore artistico del Marrucino, che ha definito la serata “storica e unica, che ha illuminato il Teatro Marrucino di una luce internazionale rara”, e l’ovazione finale del pubblico entusiasta, particolarmente presente e numeroso, grazie non solo ai fedeli appassionati ma anche ai molti giovanissimi spettatori, e che ha continuamente richiamato sul palco la presenza dei due eccelsi artisti venendo da questi gratificati con l’esecuzione dei bis finali Solveig’s song from Peer Gynt di Grieg e e Liebesleid di Kreisler, onorando i musicisti anche nel consueto appuntamento al Foyer al termine del concerto, a conclusione di un evento in cui arte, talento e sensibilità interpretativa si sono rese protagoniste di una pagina storica e memorabile del meraviglioso teatro teatino.
