ORTONA. Tutto cancellato, ma non per decisione del giudice: per volontà del legislatore. Un’intera inchiesta su presunti favoritismi familiari nella sanità pubblica si chiude senza processo e sentenza di merito. A beneficiarne, un dirigente medico ortonese di 75 anni e suo figlio, titolare di una parafarmacia. Entrambi erano imputati per abuso d’ufficio. Entrambi sono stati assolti dal tribunale di Chieti, presieduto da Guido Campli. Non per “fatto insussistente”, ma perché, come si legge nella motivazione, «il reato non è più previsto dalla legge». A spazzare via l’accusa è stata la recente riforma voluta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha abrogato la fattispecie di abuso d’ufficio così come contestata. Una norma che ha di fatto azzerato il processo e liberato padre e figlio da ogni imputazione in materia.
L’indagine risaliva al 2018, quando il pm Marika Ponziani aveva chiesto il rinvio a giudizio. Al centro, l’unità di ortopedia dell’ospedale di Ortona. Secondo la procura, il medico avrebbe prescritto infiltrazioni di acido ialuronico a numerosi pazienti, indirizzandoli poi ad acquistare il farmaco nella parafarmacia del figlio. L’iniezione sarebbe stata poi eseguita in ospedale «senza pagamento del relativo ticket», causando — secondo l’accusa — un danno economico di 1.295 euro alla Asl Lanciano-Vasto-Chieti. L’impianto accusatorio parlava di abuso d’ufficio consumato e tentato, a seconda che i pazienti avessero o meno seguito il “suggerimento”.
Oltre a questo, il dirigente era chiamato a rispondere anche di quattro episodi di rifiuto di atti d’ufficio tra il 2015 e il 2016: visite non effettuate e referti non rilasciati. Su questi punti, il tribunale ha emesso un verdetto netto: assoluzione piena “per non aver commesso il fatto”, come chiesto dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Rocco Giancristofaro. Diverso l’esito per l’accusa principale. L’abuso d’ufficio — fulcro dell’intera vicenda — è stato spazzato via dalla riforma Nordio. E così anche il presunto favoritismo familiare resta solo un sospetto, annullato dalla legge ma non dalla percezione pubblica.
