Il tempo passa, corre veloce, ma non riesce a scalfire certi legami. Martedì sera, alla Locanda dei Fratelli, si sono ritrovati gli “Amici della panchina”, compagni cresciuti insieme tra giochi, confidenze e sogni condivisi. Un gruppo che affonda le radici nell’infanzia e che, anno dopo anno, conferma la forza di un’amicizia capace di resistere a tutto.
Attorno alla tavola imbandita, tra i piatti della tradizione e calici di vino, si sono intrecciati ricordi, aneddoti e risate contagiose. La leggerezza della gioventù è tornata a vivere in un’atmosfera che solo chi si conosce da sempre sa creare.
All’appello hanno risposto in quattordici: Edoardo, Luciano, Peppino, Rinaldo, Mario, Nicolino, Andrea, Valentino, Lorenzo, Rocco, Franco, Nino, Nando e Bruno. Chi non è riuscito a partecipare ha già promesso di esserci alla prossima occasione, segno che il filo dell’amicizia resta saldo anche nelle assenze.
A suggellare l’incontro è stata la poesia scritta da Bruno, che per una volta ha preso il posto di Luciano (Ichino), il poeta narratore ufficiale del gruppo. Versi che hanno fatto sorridere, emozionare e soprattutto riaffermare il senso profondo di questa amicizia che resiste al tempo.
La poesia, intitolata “Gli amici della panchina di via Arniense”, ha raccolto in versi l’essenza di un gruppo unico di compagni di vita e di ricordi. A ciascuno dei presenti è stata dedicata un’immagine, un tratto distintivo che ne restituisce il carattere e la presenza, come in un affresco corale dipinto con parole:
Sotto le luci calde d’una sera speciale
tra chiacchiere e brindisi senza eguale,
si ritrova il gruppo che il tempo non piega
perché è vera amicizia quella che ci lega.
C’è Edo, il bolognese, uomo di sostanza
che tra amari e genziana trova la sua eleganza,
parla di politica con spirito saggio
di sinistra convinto, con cuore e coraggio.
Ichino, detto il ragioniere, si accende di passione
quando il calcio diventa tema di discussione,
con orgoglio ricorda la sua squadra speciale
il Porta Pescara che brillava alla Villa Comunale.
Peppone non spreca parole, le dosa con cura
ma quando interviene la sua voce rassicura,
é un suono pacato che sa come restare
nelle orecchie e nei cuori che amano ascoltare.
Rinaldo, memoria vivente,
ricorda gli episodi con voce potente.
“Ti ricordi quella volta?” e già ride la brigata
tra scherzi e avventure la gioventù è narrata.
Mario, dal cuore che fu infranto
guarda già avanti, con sguardo incanto,
pronto all’amore che sempre ritorna
speranza che brilla e mai si distorna.
Nicolino, elegante, signore di classe
la vita lo punzecchia ma mai lo abbassa,
con stile e con “appeal” resta distinto
anche se il vento talvolta l’ha spinto.
Andrea, fotografo, con lenti e occhio attento
cattura anche nei dibattiti il più vivo momento,
non tace, non arretra, espone il suo pensiero
la sua voce è scatto che resta davvero.
Valentino, pungente di ironia
lancia frecciate che fan compagnia,
col sorriso sornione punge e consola
l’amicizia si accende e mai si invola.
Lorenzo l’orafo, arte tra le dita
a Chieti la fama è già scolpita,
e al biliardo colpo di maestro
un campione che brilla d’oro terrestre.
Rocco, il Maresciallo, uomo saldo e severo
ma pronto alla risata, compagno sincero,
ha l’aria d’acciaio, l’aspetto deciso
ma dietro la corazza c’è un grande sorriso.
Franco, riflessivo, pacato narratore
dona al gruppo calma e valore,
quando parla la voce si ascolta piano
è saggezza che arriva di mano in mano.
Nino, l’amico gentile,
ascolta e sorride con cuore sottile,
la sua presenza è un dono leggero
un amico sincero, limpido e vero.
E poi c’è Nando, allegro e presente
quando c’è festa lui è sempre ardente,
porta gioia e spensierata energia
la sua voce è pura armonia.
E infine ci sono io, Bruno, che mi fingo poeta
per cantare una serata lieta,
e mi perdoni il maestro Ichino, narratore d’onore
se prendo la scena con timido ardore.
E il pensiero più caro vola a Ciocetto, Luciano amico
che torni presto con noi col suo sorriso antico,
alla panchina di via Arniense la sua presenza manca forte,
ma l’attesa si colora di speranza e di sorte.
Questa serata resterà nel cuore,
perché è un inno all’amicizia, al ricordo, all’amore,
e domani o tra un mese, sarà ancora magia:
gli amici della panchina, eterna compagnia.
La serata si è conclusa tra applausi e promesse: fare di questo incontro un appuntamento fisso di fine estate, un rito collettivo in cui amicizia, memoria e convivialità si incontrano e si rinnovano. Perché l’amicizia vera – quella costruita negli anni della spensieratezza – non teme il tempo che passa: lo accompagna, lo illumina e lo rende più lieve.

