La sezione ANPI Grifone di Chieti sente il dovere di esprimere la propria opinione sulla querelle di contro-post e di articoli sui media locali, avviata dopo la citazione della consigliera comunale Serena Pompilio nell’assise comunale e soprattutto con i successivi post.
Permettendoci di dire la nostra, ribadiamo l’assoluto distacco da qualsiasi discorso inerente lo scontro maggioranza – opposizione all’interno del Consiglio Comunale di Chieti.
L’ANPI è e rimane apartitica, avendo al suo interno iscritti di qualsiasi schieramento, purché, ed è questa la discriminante, all’interno del cosiddetto Arco Costituzionale. Ed è proprio questo il punto: il ritenere corretto, se non addirittura “colto” citare affermazioni del DITTATORE Mussolini durante il c.d. ventennio è, a nostro avviso, contrario ai principi costituzionali. Ci preoccupa quindi che a farlo sia stata una Consigliera Comunale. Non osiamo addentrarci nelle battaglie di schieramento che le chiedono di lasciare la Presidenza della Commissione Statuto, ma ribadiamo la nostra preoccupazione, soprattutto perché, a quanto pare, la Consigliera ne ha rivendicato la paternità affermando “citare una frase altrui è legittimo ed è nel pieno delle libertà di ogni cittadino”. Giustissimo, peccato che lei abbia citato una frase di chi, queste libertà le ha negate ai cittadini italiani per decenni. Ci sembra quindi un controsenso dovuto o a ignoranza o a presunzione. E sinceramente non sappiamo quale delle due sia peggio per un membro del Consiglio Comunale.
Ancor più preoccupanti riteniamo i commenti che esprimono stupore, ritenendo che ci si debba occupare dei problemi della nostra città, piuttosto che scontrarsi sulle affermazioni di ottant’anni fa. Le riteniamo preoccupanti non perché non concordiamo sull’importanza di risolvere i problemi cittadini, ma perché siamo convinti che sia pericoloso sottovalutare questo “revisionismo latente”. Il ruolo dell’ANPI di oggi, oltre a ricordare chi si è sacrificato per riderci la libertà – a partire dalla Banda Palombaro di Chieti, una tra le prime formazioni partigiane in Italia – è infatti quello di mantenere quella che abbiamo definito “memoria attiva”, e lo facciamo perché pensiamo che senza memoria non si possa avere un futuro migliore. Siamo convinti infatti che sia proprio l’assenza di memoria lo “sdoganamento” di alcuni comportamenti a far sì che si arrivi a classificare morti di serie A o di serie B negli attuali conflitti presenti nel mondo fino al ritenere normale, spacciandole per sfottò sportivi, attaccare adesivi di Anna Frank con maglietta neroverde o ad affermare che ci si aspetti che a Chieti rompano le scatole per una maglietta, e non sia invece “cosa da pescaresi”
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