A scuola per parlare di soft skills nel volontariato. Psycorà e il Convitto “G. B. Vico” insieme per l’orientamento al Terzo Settore

Mercoledì 12 febbraio l’associazione di promozione sociale Psycorà è stata presente presso il Convitto Nazionale “G. B. Vico” di Chieti per introdurre il progetto PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali per l’Orientamento) della scuola “Io e gli altri: non per profitto ma per lavoro”, dedicato all’orientamento degli studenti verso il Terzo Settore. Nell’incontro introduttivo al progetto, dal titolo “Impresa e Terzo Settore. Sviluppare le soft skills attraverso il volontariato”, è stato approfondito in che modo fare esperienza di volontariato possa consentire al singolo volontario di sviluppare anche delle “soft skills”– competenze trasversali – utili nel mondo del lavoro. Viceversa, anche i progetti di “volontariato di competenza” – o volontariato di impresa – sviluppati dalle aziende attente al tema della sostenibilità ambientale e sociale consentono ai dipendenti di trasferire e valorizzare le soft skills sviluppate al lavoro in nuove attività di volontariato rivolte all’inclusione e al supporto della comunità.
L’incontro è propedeutico a una giornata di orientamento durante la quale gli studenti conosceranno gli Enti del Terzo Settore (ETS) attivi sul territorio ed è stato tenuto dal dott. Luca Santonetti, filosofo e volontario di Psycorà, il quale si è confrontato con le studentesse e gli studenti del Liceo Classico “G. B. Vico” sul tema. “Occorre partire sempre dal considerare il volontariato nell’ottica di una relazione fondata sulla gratuità e sul concetto del dono disinteressato del proprio sapere e delle proprie competenze a favore della comunità e del benessere fisico, mentale e relazionale del singolo” – afferma Santonetti – “d’altro canto bisogna tenere conto che nel mondo delle associazioni, e del Terzo Settore in generale, si stanno diffondendo modelli di validazione finalizzati a riconoscere l’importanza delle competenze trasversali sviluppate dai volontari e a formalizzarle all’interno di documenti riconosciuti a livello nazionale, nei quali le attività svolte dal volontario vengono codificate in competenze per poi elaborare anche piani di sviluppo personalizzati sulla base delle skills individuate. Questo processo consente al volontario di acquisire maggiore consapevolezza delle proprie aree di forza e di miglioramento, e alle organizzazioni profit e non profit di poter contare su figure che abbiano competenze corrispondenti alle necessità e agli obiettivi progettuali che l’attività organizzativa si prefigge; il patrimonio di conoscenze e di capacità acquisite si traduce quindi in un capitale umano e sociale a disposizione dell’intera comunità. Questo processo attiva quindi un circolo virtuoso tra il terzo settore del non profit, le imprese e gli enti del territorio come scuole e istituzioni, per cui è importante rendere i volontari consapevoli di come poter valorizzare queste esperienze e le relative soft skills sviluppate nel momento in cui compilano il proprio curriculum. Il passo successivo è quello compiuto dalle aziende, che attivano al loro interno iniziative di volontariato di impresa, attraverso le quali mettono a disposizione le competenze e l’esperienza dei propri dipendenti all’interno di progetti rivolti al supporto delle comunità in cui le imprese sono presenti. È importante quindi evidenziare che anche lo stesso percorso che il volontario può compiere potrebbe essere circolare, partendo dal volontariato e passando per il rafforzamento delle proprie competenze al lavoro, per poi “restituire” la propria professionalità mettendola a disposizione della cittadinanza all’interno di progetti di inclusione. Consideriamo inoltre che nelle scuole i ragazzi partecipano alla progettazione di iniziative che, sebbene rispondano a obiettivi didattici prefissati, consentono di sviluppare un ulteriore apprendimento informale, o “inconsapevole”, di quelle soft skills che spesso sono richieste dal mercato del lavoro come la capacità di lavorare in gruppo, di gestire una comunicazione efficace, il problem solving, l’intelligenza emotiva, la leadership ecc. A fronte di ciò, occorre trasmettere loro l’importanza del volontariato come esperienza in sé portatrice di valori di gratuità, condivisione e solidarietà, e contemporaneamente come opportunità di crescita e di miglioramento personale e professionale”.
Anche Roberta Silvestri, educatrice e Vice Rettore presso il Convitto “G. B. Vico”, nonché responsabile dell’iniziativa “Io e gli altri: non per profitto ma per lavoro” all’interno del più ampio progetto “PCTO – Percorsi per le Competenze Trasversali per l’Orientamento” promosso nella scuola, concorda nell’evidenziare l’importanza delle finalità etiche di questo percorso, affermando infatti che “L’obiettivo principale è quello di promuovere una cultura dell’inclusione e della solidarietà. Sebbene le scuole perseguano in primo luogo obiettivi di istruzione, esse hanno comunque il compito di diffondere i valori propri della solidarietà sociale. Per questo è certamente importante parlare di competenze e soft skills e degli strumenti attraverso i quali poterle sviluppare, ma il fine ultimo è quello di consentire ai ragazzi di maturare una cultura della gratuità e della solidarietà basate sui valori di diversità e di equità e sul rispetto altrui”.

Articolo di Luca Santonetti – volontario Psycorà APS Chieti

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