La Cenerentola di Rossini incanta il Teatro Marrucino

Tra fiaba, tradizione e innovazione l’opera di Rossini scalda nuovamente i cuori degli spettatori

A conclusione della Stagione lirica 2024, presso il Teatro Marrucino di Chieti è andata in scena venerdì sera La Cenerentola, il celebre melodramma giocoso in due atti di Gioacchino Rossini, in collaborazione con il Maggio Musicale Fiorentino ed il Teatro Filarmonico di Verona, per la regia di Manu Lalli e la direzione del Maestro Concertatore e Direttore Cesare della Sciucca.
La regista Manu Lalli, ormai ospite fissa e vera perla del Teatro teatino, può dirsi ben fiera di essere l’ideatrice di un allestimento originale, emozionante e coinvolgente, degno di un’opera che nel 1818 suggellò l’inizio della storia del Teatro Marrucino e sempre in grado di impressionare gli spettatori non solo per l’incontrastata bellezza della sua musica, ma anche e soprattutto per la profondità della sua storia, erede di una lunghissima tradizione ma permeata di valori fondamentali quali l’amore, la bontà e il perdono. Ed infatti lo stesso Rossini, che compose l’opera in brevissimo tempo (solo un mese) e la fece rappresentare per la prima volta il 25 gennaio 1817 nel Teatro Valle di Roma, volle aggiungere all’allora già notissimo nome Cenerentola l’epiteto “La bontà in trionfo”, riscrivendo l’originaria fiaba con elementi, che seppur a volte diversi (la famosa scarpina sostituita da un bracciale) e parzialmente privati dell’elemento meraviglioso per l’assenza delle fate, sostituite da Alidoro, precettore del principe che aiuta Cenerentola ad andare al ballo, brillano per il loro valore assolutamente edificante che ha contribuito a rendere la storia, per quanto possibile, più vicina alla sensibilità degli spettatori.
Naturalmente, a primo impatto risulta assolutamente evidente il mancato riconoscimento della figura di Cenerentola alla quale siamo abituati, fragile e quasi indifesa, della quale traspaiono solo dolcezza e purezza, trovandoci invece di fronte ad una donna, interpretata da Federica Carnevale con una potenza e uno spessore vocalico e interpretativo ammirevoli, che combatte per sollevarsi dalla sua situazione degradante, tramite anche l’elemento dei libri, di cui Cenerentola è appassionata lettrice, introdotto dalla regista e simbolo della caratura della protagonista rispetto ai membri della sua famiglia. Emblematici a tal scopo il celebre canto Una volta c’era un re, tramite il quale Rossini presenta una Cenerentola buona e sognatrice, ma interpretato dalla cantante mostrando tutta la propria fierezza e la forza interiore, e la scena del ballo nel quale domina su tutti il vestito nero della protagonista, unico contrasto con i colori dei vestiti degli altri personaggi (rosso, bianco, bordeaux), imponendola all’attenzione scenica e visiva degli spettatori.
Del resto, pur ripensando a primo impatto alla versione moderna di Cenerentola che tutti conosciamo, dolce e fiabesca, la cui atmosfera magica viene riproposta grazie ad elementi emblematici quali la zucca, la carrozza e le ballerine vestite con abiti celesti quasi come piccole fate turchine, non si possono assolutamente ritenere originali o addirittura infondate l’intuizione di Rossini e l’interpretazione proposta dalla regista, ripensando all’antichissima fiaba originaria, la Gatta Cenerentola, tratta da Lu cunto de li cunti (1634) di Basile, nella quale la protagonista Zezolla differisce molto dalla Cenerentola che conosciamo in quanto consapevole delle proprie potenzialità e degli artifici da mettere in atto per raggiungere i propri scopi. Né possiamo dimenticare la versione dei Fratelli Grimm che, seppur presenta una protagonista completamente dolce e buona, si conclude con una punizione finale delle sorellastre, entrambe accecate dalle colombe per la loro malvagità.
Ma sta qui il messaggio principale e innovativo di Rossini, ossia l’importanza del perdono, estremamente difficile e mai scontato, ma, insieme alla bontà e alla virtù, parte fondamentale di un sentimento d’amore vero e disinteressato che per Cenerentola culmina con la liberazione finale da tutte le sue sofferenze e con il matrimonio con Don Ramiro, interpretato da Marco Puggioni, in totale armonia scenica e vocalica con la protagonista ed emblema in toto del principe sentimentale e innamorato.
Sono evidenti dunque il carisma della protagonista e la potenza dell’opera, dotata di personaggi comprimari che spiccano alla pari dei protagonisti in tutta la loro potenza e spessore interpretativi. Memorabile l’interpretazione di Gaetano Merone (Don Magnifico, patrigno di Cenerentola), la cui profonda espressività, accompagnata da una costante ma azzeccata gestualità che ha mostrato nitidamente la natura del personaggio, si è integrata perfettamente con Giulia Bruni e Valentina Coletti, interpreti magistrali di Clorinda e Tisbe, figlie di Don Magnifico e sorellastre di Cenerentola, assolutamente in grado di mostrare tutta la superficialità e frivolezza dei propri personaggi. E come dimenticare la centralità di Dandini interpretato dal carismatico Matteo d’Apolito, servo burlone aiutante del principe, perfettamente a suo agio in un ruolo non facile ed anch’esso erede di una lunghissima tradizione classica, in grado di catturare la scena grazie alla sua potenza vocalica e interpretativa. E per concludere, nella sua calma imperturbabile e rassicurante, quasi a ristabilire la vera sorte dei personaggi, Andrea Tabili nel ruolo di Alidoro, filosofo e precettore del principe, a suo modo il “mago turchino” della situazione e vero deus ex machina della storia, che aiuta Cenerentola nella sua liberazione dalle sofferenze proclamando il trionfo della bontà e della purezza.
Ma se risalta in particolare la storia di Cenerentola, una storia antica ma sempre nuova, a volte quasi banale ma sempre in grado di emozionare tutti gli spettatori, non può essere posta in secondo piano la bravura dell’Orchestra “G. Rossini di Pesaro” diretta dal giovanissimo Maestro Concertatore e Direttore di origine abruzzese Cesare Della Sciucca, e del Coro del Teatro Marrucino, che per merito dell’esperienza e del talento del Maestro del Coro Christian Starinieri continua ad impreziosire ogni produzione, rivelando ulteriormente la costante ricerca e il sempre acceso desiderio della Deputazione Teatrale, grazie al lavoro del Presidente Ing. Giustino Angeloni, del Direttore Amministrativo Dott. Cesare Di Martino e del Direttore Artistico M° Giuliano Mazzoccante, di elevare il Teatro ad un sempre maggiore livello di eccellenza e superiorità artistica e culturale, nel rispetto e nella valorizzazione dei giovani talenti abruzzesi.

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