Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Michele Marino, Segretario provinciale di sinistra Italiana.
“Immaginate di essere un cameriere. Il vostro datore di lavoro ha cronometrato quanto dista ogni tavolo dei clienti dalla cucina ed ha deciso quanto tempo occorre impiegare per raggiungere ogni tavolo. Inoltre il padrone del ristorante ha anche misurato quanto tempo occorre per scrivere le ordinazioni e quanto tempo necessita per sparecchiare, attribuendo ad ogni posata, bicchiere, bottiglia o tovagliolo un tempo di sgombero. Immaginate che in una giornata lunga otto ore di avere diritto a sole due pause, durante le quali dovete raggiungere in gran fretta il bagno o, in alternativa, fumare una sigaretta. Vi sentireste oppressi? E se lo faceste per trenta anni di seguito? Ebbene i sindacalisti di USB e SLAI Cobas hanno indetto degli scioperi alla Sevel per contestare ritmi e carichi di lavoro ai quali sono sottoposti gli operai. Come mai non aderiscono allo sciopero anche gli altri sindacati? USB e SLAI cobas esagerano? Gli altri sindacati sono conniventi o ritengono giusti e necessari quei ritmi e quei carichi di lavoro? Certamente c’è chi pensa che è meglio non protestare per evitare che la fabbrica sia delocalizzata in paesi nei quali si protesta meno. Ignorando che la delocalizzazione sarà comunque praticata appena diventerà più conveniente farlo, anche se nessuno protesta e se tutti lavorano al massimo. Noi di Sinistra Italiana pensiamo che il lavoro serve per vivere e che non si vive per lavorare. Quei ritmi e quei carichi protratti per anni annebbiano le coscienze e, alla fine, spaccano la schiena dorsale. Non protestare, quando è giusto, significa educare le persone a diventare servi. Chi scrive è solidale con chi protesta”.
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