Parenti serpenti: il trionfo dell’ipocrisia

di Stefano Maria Simone

Venerdì 12 Gennaio, ormai giunta alla sua settima edizione, si è ufficialmente aperta la Rassegna di Teatro Amatoriale, “Premio Marrucino” 2024, organizzata dalla Deputazione Teatrale del Teatro Marrucino di Chieti in collaborazione con la sezione regionale della F.I.T.A (Federazione Italiana Teatro Amatori) presieduta da Antonio Potere.
Ieri sera, in un teatro che definirei gremito, è andata in scena “Parenti Serpenti”, una commedia in due atti dello sceneggiatore e regista Carmine Amoroso, diretta magistralmente da Mario Pupillo e interpretata dalla compagnia “Amici della ribalta” di Lanciano. L’opera, narrata dal punto di vista di un bambino di nome Mauro, ruota intorno a due fratelli e due sorelle che con le rispettive famiglie si riuniscono nella casa dei propri anziani genitori per trascorrere insieme, come da tradizione, le festività natalizie. Quello che ancora non sanno è che la madre, Trieste, ormai in età avanzata, ed il padre Saverio, affetto da una forma di demenza senile, hanno intenzione di chiedere ai figli di prendersi cura di loro perché non più autosufficienti. Questa richiesta romperà presto il già fragile equilibro portando a galla dissapori, tradimenti, invidie e ripicche conducendo infine ad una conclusione drammatica e disumana. Molti sono i colpi di scena e le sorprese.
La pièce rammenta spesso allo spettatore il capolavoro di Eduardo De Filippo, “Natale in casa Cupiello”, complici l’istruzione di Carmine Amoroso presso la Scuola di drammaturgia diretta dal maestro partenopeo ma anche l’ambientazione dicembrina, la centralità di un focolare che dovrebbe essere unito ma è in realtà spaccato da menzogne e falsi sorrisi e la figura di un capo famiglia completamente avulso dalla realtà, un’idiota in senso Dostoevskiano, un ingenuo che appare ingombrante agli occhi dei suoi familiari. Ciò che distingue le due commedie, però, è che in “Parenti Serpenti”, a differenza dell’opera Eduardiana, nessuno viene assolto. Tutti sono condannati. Infatti, quando il sipario si chiude, il pubblico è alla mercè di uno stato riflessivo che lo turba a tal punto da riconsiderare il significato di “essere umano”.
L’azione teatrale si svolge con un ritmo serrato e preciso come se fosse l’ingranaggio meccanico di un orologio, merito della regia e della compagnia che è riuscita a scandire alla perfezione i tempi comici, non risultando mai noiosa o prevedibile. “Gli Amici della ribalta” sono dei veri professionisti dell’arte teatrale e mi hanno davvero colpito. Ognuna delle loro interpretazioni ha lasciato dentro di me un’impronta così indelebile che vorrei spostare indietro le lancette e godermi di nuovo la commedia. Spero di rivederli presto al Marrucino e oltre in altre rappresentazioni.
Poco prima che le luci si spegnessero e che la tela si dischiudesse facendo entrare il pubblico, lento cum pede, nel vivo di una vicenda pregna di egoismo ed ipocrisia familiare, ho avuto l’occasione di intervistare lo stesso Pupillo. Lo raggiungo sul palcoscenico dove fin da subito si percepisce un’aria di tensione per la rappresentazione imminente. Dopo una stretta di mano, ci accomodiamo su un divanetto che completa l’allestimento.

Signor Pupillo,” gli domando cercando di rompere il ghiaccio “mi racconti un po’ la storia di questa compagnia teatrale.”

“Dunque, ci siamo costituiti nel lontano 1963 sulla scia delle filodrammatiche parrocchiali. La nostra era la filodrammatica della parrocchia Lancianese di Sant’Antonio. È iniziato tutto come un gioco, un divertimento. Purtroppo, però, ci siamo sciolti durante il periodo universitario. – argomenta con un pizzico di emozione negli occhi e nella voce. – Tale situazione è persistita per ben ventisei anni fino a quando nel 1989 è avvenuta la rifondazione della compagnia e da allora non abbiamo mai smesso di recitare.”

Perché, per prendere parte al “Premio Marrucino”, avete scelto proprio “Parenti Serpenti”?”

“Sostanzialmente ti posso dire che come repertorio siamo abituati a spaziare molto. Ad esempio, l’anno scorso abbiamo partecipato con uno spettacolo intitolato “Stasera Eduardo”, formato da vari frammenti tratti dalle opere del drammaturgo Eduardo De Filippo, che noi consideriamo un sempreverde dato che lo abbiamo portato in scena per la bellezza di duecentoquaranta volte. Oppure, in anni passati, la “Bottega del caffè” di Carlo Goldoni,“Non ti conosco più” di Aldo De Benedetti e un adattamento teatrale del saggio “Cara moglia. Inchiesta sull’emigrazione abruzzese” di Emiliano Giancristofaro. Per quanto riguarda, invece, “Parenti Serpenti”, oggi è alla sua terza ripresa dopo il debutto del 2003 e la produzione del 2012. Presto lo allestiremo anche a Galatina (Puglia), rappresentando di fatto l’Abruzzo in occasione del “Festival Nazionale della F.I.T.A”.  Tutto ciò non sarebbe stato possibile grazie all’autore Carmine Amoroso, tra l’altro sceneggiatore del film omonimo diretto dal regista Mario Monicelli nel 1992, che ci ha concesso i diritti. Questa commedia è terribilmente attuale perché ci mostra una società cinica, egoista ed indifferente di fronte alle problematiche degli anziani. Ogni personaggio della pièce, tranne il bambino narratore Mauro ed i nonni Saverio e Trieste, è caratterizzato da un perbenismo e da una affettività solo di facciata che tuttavia tende a celare odi, vendette e tradimenti che verranno fuori piano piano. La loro meschinità, alla fine, sarà inevitabilmente rivelata a scapito della loro moralità. Durante la visione di “Parenti Serpenti” si ride tanto di quello che accade in scena ma soprattutto si ride tanto di noi stessi perché non facciamo altro che ritrovarci e riconoscerci in situazioni che si verificano direttamente o indirettamente intorno a noi. Pensiamo a quegli anziani abbandonati nelle R.S.A o nella peggiore delle ipotesi in una solitudine che a lungo andare può diventare insopportabile. Quindi, come riferivo prima, nella nostra commedia si ride molto ma parliamo di un riso, di un umorismo amaro e quasi beffardo.”

Per concludere l’intervista, mi vorrebbe dire qualcosa riguardo al suo personaggio all’interno della commedia?”

Intanto, ci tengo a specificare che questa è una commedia corale nella quale sono tutti protagonisti. Io interpreto un piccolo ruolo, ovvero il marito di una delle figlie di Saverio e Trieste che si presta anche lui al gioco del massacro. Non c’è un vero e proprio protagonista perché l’autentica protagonista è la famiglia nell’aspetto più complesso e sprezzante.”

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