Storia e archeologia della Diocesi di Chieti presentata all’università di Urbino

di Andrea Angelucci

Ieri, 29 novembre, si è concluso un Convegno Internazionale di tre giornate, presso l’università di Urbino, incentrato sulle “Dinamiche dell’incastellamento in Adriatico: secoli X-XIII”. Organizzato dal Prof. Daniele Sacco (cattedra di Archeologia Medievale del DISCUI), patrocinato dal Comitato Nazionale per le celebrazioni del 600° anniversario della nascita di Federico da Montefeltro e avviato dai saluti istituzionali del Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura, Vittorio Sgarbi. Il convegno, di cui sono già pubblicati gli atti sul sito: (https://www.insegnadelgiglio.it/prodotto/dinamiche-dellincastellamento-in-adriatico/), è andato in streaming e la sua registrazione è disponibile online sul canale YouTube dell’ateneo urbinate (https://www.youtube.com@uniurb-live). Tra i venti studiosi, provenienti da università italiane e da un istituto estero (Croazia), due archeologi liberi professionisti teatini, Serafino Lorenzo Ferreri e Miguel Davide, hanno presentato nella giornata del 28 novembre una ricerca storica e archeologica, con ottica territoriale, sui castelli vescovili nella Diocesi di Chieti, attestata dal IX secolo, dal Quattrocento elevata ad Arcidiocesi e oggi retta da Mons. Bruno Forte. “Il tema dei castelli vescovili”, dichiara l’archeologo Ferreri, “è una novità assoluta nel panorama degli studi sull’area teatina, come confermato anche dagli altri relatori presenti al convegno: il territorio di Chieti nel Medioevo era bipartito nel potere temporale dei conti Attonidi, che risiedevano a Septe presso Mozzagrogna, e in quello spirituale dei vescovi con sede a Chieti. Nei documenti analizzati, la stessa città apparteneva ai vescovi, come pure una serie di castelli disposti intorno al centro urbano”. “Di questi siti fortificati”, prosegue Ferreri, “alcuni dei quali potrebbero risalire già a fasi precedenti la conquista carolingia dell’801 (quando abbiamo notizia della presa di castelli che circondavano Chieti, difesi dai Longobardi) solo pochissimi hanno continuato a vivere e sono divenuti borghi, come Villamagna, mentre in altri casi si è verificato un abbandono – un vero e proprio “decastellamento” – che ha portato gli abitanti a trasferirsi a Chieti, in rioni che prendono nome dai castelli di origine, com’è accaduto per Trivigliano e San Giovanni. È un processo simile a quanto avviene con la fondazione di L’Aquila, ma a Chieti si attiva prima ed è già in atto nel 1251, quando è attestato un Comune teatino forse retto dallo stesso vescovo”. Aggiunge poi l’archeologo Miguel Davide: “Le ricerche ci hanno condotto ad individuare uno di questi castelli, quello di San Giovanni, nel territorio oggi appartenente a Bucchianico: si tratta forse del sito più importante, perché nel panorama delle fonti scritte di tutto l’Abruzzo risulta essere il secondo castello noto e sede della prima pieve menzionata nella regione, cioè una chiesa direttamente dipendente dalla cattedrale di San Tommaso (inseguito poi chiamata San Giustino). Il sito è stato riconosciuto in superficie grazie ad indagini non invasive autorizzate dalla SABAP CH-PE (Dott.ssa Anna Dionisio) ed è stato inserito nel nuovo P.R.G. del Comune di Bucchianico, ma è ancora tutto da scavare, sperando si trovino risorse per farlo, approfondendo così la sua conoscenza come episodio della storia della diocesi; e quindi della nostra storia come comunità, anche in senso spirituale”. Infine i due archeologi teatini dopo essere stati accolti dall’università di Urbino hanno approfittato dell’occasione per invitare a visitare la città di Chieti, con una menzione speciale della rinnovata piazza San Giustino, luogo cruciale nella narrazione storica, essendo il cuore dell’istituzione diocesana.

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