Anna Maria Corradi, nata a Chieti il 23 settembre 1939 è stata un’insegnante nella scuola elementare. Un’insegnante “speciale” che un male incurabile la portò via prematuramente, a soli 37 anni, il 17 luglio 1973. Diplomata e poi specializzata a Pavia nell’insegnamento ai bambini con difficoltà nell’apprendimento.
Negli anni ’60 e in parte nei ’70, gli alunni con difficoltà di apprendimento o con disabilità erano ghettizzati in classi speciali o differenziali. Le scuole definite “speciali” erano degli istituti in grado di rispondere alle necessità di “soggetti che presentano anomalie o anormalità somato-psichiche che non consentivano la regolare frequenza nelle scuole comuni e che abbisognavano di particolare trattamento e assistenza medico-didattica”. Per gli altri i “soggetti ipodotati non gravi, disadattati ambientali o soggetti con anomalie del comportamento, per i quali possa prevedersi il reinserimento nella scuola comune”, si disponeva l’inserimento nelle “classi differenziali”.
La figura dell’insegnante di sostegno non esisteva e si delineò solo nel 1977, quando la legge 517 aprì ad un nuovo modello di integrazione scolastica che in successivi passaggi porterà all’attuale “atteggiamento inclusivo”.
Anna Maria Corradi operava in questo difficile contesto; completamente dedita alla scuola, insegnò in classi differenziali della provincia di Chieti. Il suo approccio precorse i tempi: deplorava la ghettizzazione scelta dalla normativa; aveva intuito l’importanza dell’inclusività e l’importanza di approcci affettivi e ludici. I nipoti ricordano quando venivano portati a scuola e coinvolti in giochi con altri bambini, che presentava a loro come “simpatici” o quando la vedevano investire i soldi del proprio stipendio nella cartolibreria del Corso Marrucino in giochi didattici o libri.
Alla sua morte, grazie all’impegno di chi la stimava e a quello dell’amica Anna Toschi, con la quale portava avanti la sua battaglia didattica, le fu intestata la scuola primaria di Via Gran Sasso a Chieti.
Vogliamo far partecipi tutti i cittadini di Chieti a 50 anni dalla sua scomparsa, quanto questa donna ha dato a tutta la comunità di Chieti trattando i sui piccoli alunni come figli. Ha dedicato tutta la sua vita all’insegnamento e alla famiglia che la ricorderà per sempre, per la sua grande generosità e bontà. Sempre sorridente, e premurosa, ha avuto il coraggio di avviare il cambiamento nelle scuole a tutela dei suoi bimbi.Ora riposa vicino alla madre nella cappella degli zii Puglielli nel Cimitero monumentale di Chieti. Per ricordare a tutti i cittadini di Chieti che grande concittadina è stata.
La redazione vuole ricordarla come cittadina benemerita nel cinquantennale della sua morte.
Il fratello, i nipoti e la famiglia tutta



