La Corte dei Conti – Sezione regionale di controllo per l’Abruzzo, ha depositato oggi le motivazioni, contenute in un documento di 115 pagine, con le quali lo scorso 20 aprile ha accertato ai sensi dell’art. 243-quater, comma 7, del Testo unico degli enti locali, il difetto dei presupposti per l’omologazione del Piano di riequilibrio finanziario pluriennale e la sussistenza dei conseguenti obblighi ex art. 6, comma 2, del d.lgs. n. 149/2011. A questo punto sarà il Consiglio comunale, fra 20 giorni, a stabilire se presentare ricorso contro la decisione della Corte dei Conti o dichiarare il dissesto
“Studieremo bene le 115 pagine di sentenza, che motivano le ragioni della decisione della Corte dei Conti di non omologare il piano di riequilibrio, ma da una prima lettura sembra che i giudici abbiano cristallizzato chiaramente sia la situazione economica e finanziaria attuale a cui abbiamo fatto fronte in questi due anni, sia quella storica del Comune nel corso dell’ultimo decennio. La Corte dei conti oggi certifica nero su bianco che le criticità erano tante e gravissime già dal 2012”, dice il sindaco Diego Ferrara.
“Noi nell’ottobre 2020 abbiamo trovato una situazione che, come sottolineano i giudici, al nostro insediamento era già gravemente compromessa verso il dissesto. Come Amministrazione abbiamo cercato di evitarlo, con tutte le nostre forze abbiamo fatto il possibile per costruire un piano di riequilibrio, mettendolo in atto in uno dei periodi storici più difficili a causa della pandemia e cercando di portare avanti l’attività programmatoria dell’Ente, perché a Chieti non mancassero opere e servizi nel presente e nel futuro e perché abbiamo trovato una città ferma e spogliata delle sue funzioni di capoluogo. Sapevamo che sarebbe stato difficilissimo, ma anche come atto di responsabilità nei confronti della comunità che aveva già vissuto un dissesto negli anni ’90, ci siamo messi al lavoro portando avanti un tentativo: limando il possibile, avviando la ricomposizione dei tanti contenziosi in essere, mettendo a reddito il patrimonio, tagliando il superfluo e cercando di riattivare la capacità di riscossione dell’Ente. Tuttavia il quadro era talmente critico sia sul fronte dei numeri di bilancio, sia su quello della precaria organizzazione amministrativa della macchina comunale come rilevato negli anni anche dalla sentenza, che qualsiasi pur diversa azione, col senno di poi, ben poco avrebbe potuto rimediare, questo certificano i giudici, facendo riferimento all’efficacia del piano e delle soluzioni proposte.
In estrema sintesi, nelle ultime pagine, dove la situazione economica e finanziaria viene dettagliatamente ricostruita, si legge che le criticità risalgono al 2012, anno da cui i problemi del Comune sono divenuti via via più importanti, con un “aggravamento” nel 2017/2018 e un crescendo che si attenua solo nel 2022, con un lieve miglioramento che deriva dalla nostra azione e dalle scelte compiute per migliorare l’attività di riscossione, ma che non è risultato sufficiente ad alleviare in modo sostanziale la gravità del problema.
Adesso ci preoccuperemo degli ulteriori passaggi consiliari e della redazione di un atto per rendere chiare alla città le ragioni della situazione, che scioglierà anche il nodo della scelta circa il dissesto o l’impugnazione della pronuncia”.
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