I giuristi della “d’Annunzio” spiegano il grande equivoco sul progetto dell’Ateneo di Teramo di istituire un nuovo corso di laurea a Lanciano: “E’ una duplicazione inutile e dannosa”

“Alla “d’Annunzio” la ricerca e l’insegnamento giuridici sono presenti in modo significativo da decenni e rappresentano un’eccellenza sul piano nazionale”- è la netta precisazione del professor Fabrizio Fornari, Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche e Sociali dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara per chiarire l’equivoco di fondo alimentato dalle note ripetutamente prodotte a giustificazione dell’operazione portata avanti dall’Università di Teramo con il corso di laurea in Diritto dell’ambiente e dell’Energia allocato a Lanciano. Lo dicono – prosegue il professor Fornari – le valutazioni pubbliche nazionali che non sono chiacchiericci e argomenti allusivi. La valutazione della Qualità della Ricerca (VQR 2015-2019) attesta che la sezione giuridica del Dipartimento della “d’Annunzio” (con 32 docenti di tutti i settori dell’area giuridica ad eccezione di Storia del diritto e diritto romano) si colloca al dodicesimo posto in Italia su 158 istituzioni. Nell’Italia centro-meridionale, soltanto Roma 3 e la LUMSA fanno meglio. Nella classifica degli Atenei italiani – precisa il professor Fornari – la nostra area giuridica è addirittura al quarto posto. Il Dipartimento di scienze giuridiche e sociali è stato perciò ammesso, per la seconda volta consecutiva, tra i potenziali Dipartimenti di eccellenza per il periodo 2023-2027. Nessun altro Dipartimento giuridico nella Regione Abruzzo – conclude il professor Fabrizio Fornari – è incluso in questo gruppo”. “Gli obiettivi formativi dell’istituendo Corso di studio in “Diritto dell’Ambiente e dell’Energia” – dice a sua volta la professoressa Marialuisa Gambini, Presidente del Corso di laurea in Servizi Giuridici per l’impresa nonché Presidente della Scuola delle Scienze economiche, aziendali e sociologiche della “d’Annunzio”  – devono rispettare caratteri irrinunciabili e distintivi stabiliti dalla normativa e che tendono a far acquisire ai laureati “il sicuro dominio dei principali saperi afferenti all’area giuridica, negli ambiti storico-filosofico, privatistico, pubblicistico, processualistico, penalistico e internazionalistico, nonché in ambito istituzionale, economico, comparatistico e comunitario”. In un contesto così fortemente vincolato risulta ardua la costruzione da parte dell’Ateneo teramano di un percorso triennale realmente specialistico e settoriale, che rischia di annunciarsi tale soltanto nella denominazione adottata. Si assiste allora – puntualizza la professoressa Gambini – a quella che può sicuramente considerarsi una inutile duplicazione dell’offerta formativa da parte dell’Ateneo teramano che non giustifica l’investimento di cospicui sostegni finanziari della Regione, dato che va a collocarsi in un contesto territoriale nel quale risulta attivo da venti anni il Corso Se.G.I della “d’Annunzio”, che appartiene alla stessa Classe di laurea (L-14) e che gode di ottime valutazioni a livello nazionale oltre che del costante apprezzamento da parte degli studenti. Occorre smentire – dice la professoressa Gambini – che siamo dinanzi a un’offerta di collaborazione da parte dell’Università di Teramo visto che la “d’Annunzio” si troverebbe a subire la duplicazione di un proprio corso di laurea all’interno della provincia nella quale ha la sua sede legale. La bozza di convenzione, inviata ai primi di gennaio al Rettore Caputi, non tendeva alla progettazione di un Corso inter-ateneo, con il rilascio di un titolo doppio o congiunto da parte delle due Università, ma configurava la semplice istituzione di un nuovo corso di studio dell’Università di Teramo con sede a Lanciano, chiedendo all’Università “d’Annunzio” di fornire solo parte della docenza di riferimento. Il paradosso – sottolinea la professoressa Gambini – è che l’Ateneo teramano avrebbe beneficiato delle risorse derivanti dalle tasse universitarie pagate dagli studenti mentre la “d’Annunzio” avrebbe pagato i costi relativi alla messa a disposizione dei propri docenti, rendendo il progetto inutile e controproducente, se non proprio dannoso. Il nostro Rettore, Sergio Caputi, in seno alla CRUA (Comitato di coordinamento regionale delle Università abruzzesi) ha votato a sfavore: non avrebbe potuto fare diversamente se non andando contro l’Ateneo che guida e rappresenta”.

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