La svolta necessaria per la d’Annunzio

Il cambio al vertice della d’Annunzio arriva in un momento reso delicato non solo dagli appuntamenti che attendono il futuro rettore, che verrà scelto tra i docenti Liborio Stuppia e Paolo Fusero, ma anche per un passato che l’Ateneo si trascina dietro e dal quale sarà possibile liberarsi solo con assunzioni di responsabilità che vadano persino oltre i fatti giudiziari, dei quali continuerà ad occuparsi la magistratura. In questi giorni si è svolta una nuova udienza che ha visto sul banco degli accusati l’ex direttore generale Filippo Del Vecchio che, senza entrare nel merito della vicenda, per la quale è scontato il garantismo dovuto a tutti gli imputati, ripropone situazioni sulle quali alla d’Annunzio nessuno ha sentito il dovere di chiedere e ottenere chiarimenti. A questo punto  va riproposta la sconcertante storia della lettera che il direttore generale Del Vecchio inviò ai vertici dell’ateneo e al personale universitario nel giorno del suo insediamento. In quel documento scrisse, anzi denunciò, che alla d’Annunzio c’era stato un “”tempo di improvvisazioni” dove erano stati firmati “contratti e fidejussioni milionarie al Cus”, spostati “ingenti somme alla Fondazione sottraendole al controllo pubblico”, erogati “ad ignari e innocenti dipendenti somme senza coperture”, firmati “contratti di cococo per migliaia di euro a dipendenti di ruolo (reato penale), rilasciate “lauree con otto esami, tre abilitazioni e discussione tesi in mezza giornata”, pagate “prestazioni professionali a dipendenti e titolari di partita Iva”, detenute “posizioni incompatibili” e anche altro, visto che  quel suo intervento si chiudeva con un ecc… Accuse pesantissime alle quali nessuno rispose, a cominciare dall’allora Rettore Carmine Di Ilio che, di quel “tempo di improvvisazioni” era stato uno degli attori principali. S’è visto poi quello che è accaduto, con il vertice decapitato da interventi della magistratura e del ministero senza precedenti…
Ma anche in seguito non sono mancate ombre mai chiarite, come la davvero sconcertante vicenda dell’armadio nascosto da un muro malgrado fosse stato sigillato e posto sotto sequestro dalla Procura della Repubblica, scoperto in una stanza del rettorato. Dopo la sua scoperta il rettore Caputi si rivolse ai magistrati per far aprire l’armadio, dove c’erano documenti riguardanti inchieste in corso che certo non vennero agevolate da quel muro, di cui mai si è saputo perché è stato fatto e per ordine di chi. Occasione mancata, e non è stata la sola, per la nuova dirigenza della d’Annunzio, il magnifico Rettore Caputi e il direttore generale Cucullo, che nei sei anni di gestione non hanno spinto a dovere per chiarire fatti e situazioni. Tutto questo è avvenuto in una istituzione a cui è demandato il compito di formare le nuove generazioni: per tutte queste considerazioni, che nascono dagli eventi che si sono registrati nel tempo,al nuovo rettore non possiamo non chiedere che vengano finalmente sgomberate tutte le ombre che hanno condizionato la vita dell’ateneo per una svolta che davvero segni per la d’Annunzio il recupero pieno della sua dignità e del suo ruolo.

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