“Esterno notte”, il film su Aldo Moro

Nel quarto appuntamento della rubrica dedicata agli appassionati di cinema, Carmen ci consiglia il film “Esterno notte”.

La firma è di Marco Bellocchio, regista che spesso ha rappresentato sul grande schermo la Storia, quella con la S maiuscola, e l’ha raccontata attraverso gli uomini che l’hanno scandita.  Ed in questo caso lo fa con un personaggio che la sua stessa storia di regista ha già ritratto in Buongiorno, notte: Aldo Moro, presidente nel 1976 del partito  della Democrazia Cristiana ,  cinque volte Presidente del Consiglio dei Ministri tra il 1963 ed il 1976, al cui nome viene associata la strategia dell’attenzione verso il Partito Comunista Italiano attraverso il cosiddetto compromesso storico. Fu rapito il 16 marzo 1978 e assassinato il 9 maggio successivo dalle Brigate Rosse..

Il film parte da quell’anno, il 1978. L’Italia è dilaniata da una sorta di guerra civile, fatta di violenze di piazza, rapimenti, scontri a fuoco e attentati. Da una parte le Brigate Rosse, dall’altra lo Stato. Il 16 marzo 1978 è il giorno dell’insediamento del quarto Governo Andreotti, una politica fatta di incontro e dialogo tra il PCI e la DC. È una giornata storica per questa epocale alleanza, che porta per la prima volta in Occidente un governo sostenuto dal Partito Comunista. La mattina di quel giovedì, però, in un agguato viene rapito proprio il leader della DC Aldo Moro.

Un giorno durato cinquantacinque giorni.

Esterno Notte vanta un cast di alto profilo: Fabrizio Gifuni nei panni di Aldo Moro, Margherita Buy  della moglie Eleonora Moro, Toni Servillo in quelli di Paolo VI, Fausto Russo Alesi è Giuseppe Cossiga e tra gli altri Gabriel Montesi e Daniela  Marra.

Nonostante Moro sia stato già ritratto da Bellocchio nel 2003 con Buongiorno, notte, in questa sua nuova opera sposta l’azione e l’attenzione dalla compressa prigione in cui il politico era detenuto, agli spazi esterni ed aperti in cui si muovono i personaggi che gravitano intorno alla sua vicenda, come Cossiga, Zaccagnini, Andreotti, sua moglie, i terroristi, spezzando il filo che lo lega al precedente lungometraggio. Ma queste figure anche se dotate di libertà di movimento, appaiono imprigionate nelle scelte che dovranno affrontare.

Un assaggio di cambio di passo lo si avverte già nel trailer del film, dove il rigore del 2003 lascia spazio ad un’altra immagine ed un altro approccio, resi evidenti dalla musiche di fondo e degli sketches scelti, attribuendogli un tono quasi spregiudicato.

Ci si chiede perché il regista voglia indagare ancora su quell’uomo… Perché il suo assassinio ha segnato una svolta nella storia italiana, spiega Bellocchio. «Oggi meno del 50% degli elettori è andato alle urne, allora si arrivava oltre il 90%: c’era una vera passione politica per quell’Italia dei partiti, macchine formidabili. Con quella tragedia, con la morte di Moro, è come se tutto il mondo avesse subito un cambiamento. C’era l’aspirazione di noi giovani che la sua liberazione avvenisse, ci siamo stupiti che non sia accaduta».

Ma alcune volte la storia può anche avere un andamento diverso…magico appannaggio che solo l’arte, come il cinema, può avere… E per scoprirlo entrate in sala…Perché…“Cosa c’è di folle nel non voler morire”?

L’opera di Bellocchio sarà presentata al Festival di Cannes nella sezione Premiere e arriverà come film nelle sale in due parti, la prima dal 18 maggio e la seconda dal 9 giugno.

Non è solo il nostro cinema a varcare i confini dell’Italia, ma anche la nostra storia.

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