Molti dei presenti in platea e nei palchi del Teatro Marrucino hanno avvertito l’orgoglio di essere teatini oggi pomeriggio nell’ascoltare la “lectio magistralis” dell’Arcivescovo Mons. Bruno Forte in occasione della presentazione dell’ultima fatica di Aurelio Bigi, il suo prezioso volume “Chieti e l’Abruzzo Citeriore nel Settecento” (Verdone editore). È stato un inno alla storia millenaria della città di Chieti, alla sua importanza, centralità e influenza nel corso dei secoli. In pochi minuti, con una sintesi straordinaria, monsignor Forte ha tratteggiato il ruolo di Chieti romana e medievale, poi città-ponte tra Oriente e Occidente, quindi centro principale al Nord del Regno delle Due Sicilie, sempre attivamente presente, attraverso i suoi più illustri personaggi, nel circuito del pensiero europeo, soprattutto nel Settecento, l’epoca di cui si occupa la ricerca condotta da Aurelio Bigi. Quali furono questi grandi teatini che hanno dato lustro a Chieti nel ‘700? L’Arcivescovo ha ricordato: “Ferdinando Galiani, nato nel 1728, formatosi a Napoli, dove conobbe l’opera di Giambattista Vico e fu allievo di Antonio Genovesi. Galiani visse per un decennio a Parigi ed ecco l’asse Chieti-Napoli-Parigi grazie al quale la città si inserì nelle dinamiche del sapere di respiro europeo”. Sottolineata l’enorme importanza (e l’attualità) dell’opera dell’abate teatino “Della moneta”. Accanto a Galiani, Monsignor Forte pone in quel secolo d’oro per Chieti grazie al fervore intellettuale che la caratterizzava: “Federico Valignani (1700) nipote di Papa Innocenzo XIII, letterato che frequentò le maggiori corti europee, Romualdo De Sterlich (1712), filosofo, commentatore del pensiero dei grandi illuministi europei, Gennaro Ravizza (1766), storico, custode e divulgatore delle memorie cittadine”. Preziose tracce del 700 a Chieti le troviamo nel barocco della Cattedrale di San Giustino “che presenta forti connotazioni della scuola napoletana ma anche segni dell’influenza del barocco austriaco e della Bassa Germania”. Con l’invasione francese (1799) ha fine il secolo non solo dal punta di vista cronologico. Tutto cambia e l’Arcivescovo, andando oltre, ha posto in rilievo le figure ecclesiali che tanta importanza ebbero, nei decenni successivi, per Chieti e per la storia della Chiesa teatina, come Mons. Giosuè Maria Saggese e Mons. Rocco Cocchia, il Presule che promosse una nuova riconciliazione tra autorità civile e organismi religiosi.

L’Arcivescovo ha concluso con queste strepitose parole: “Solo chi ha solide radici nel passato può avere un futuro”.

Presenti il sindaco Diego Ferrara, il vice Paolo De Cesare, e il presidente del CdA del Teatro Marrucino, Giustino Angeloni. L’autore del libro, Aurelio Bigi, cultore di storia teatina, ricordando la genesi della sua certosina ricerca (grazie a Dario Scarinci dell’azienda Scarimec di Chieti Scalo) ne ha brevemente esposto il contenuto. Siamo di fronte a una vera e propria “fotografia” di Chieti nel 700, di cos’era la città dal punto di vista politico, amministrativo, sociale, demografico, economico, culturale. L’opera è il frutto di una profonda immersione negli archivi, del Comune e di Stato. Dati, numeri, statistiche ineccepibili.
Ha introdotto il pomeriggio un’esecuzione al piano del maestro Giuliano Mazzoccante (“Parliamo del 700, quindi brano di Mozart”). L’attrice Giuliana Antenucci ha letto pagine settecentesche. Teatro pieno come l’occasione meritava.

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