“Il rientro a scuola si è rivelato essere, ancora una volta, disorganizzato e insicuro, vogliamo che i problemi siano risolti alla radice. Vogliamo essere ascoltati.”
Queste le parole con cui i membri dell’Unione degli Studenti di Chieti lanciano lo sciopero in città. Denunciano la situazione ricordando un déja-vu della sprovvedutezza e del disinteresse del Governo e delle istituzioni, verso i quali muovono l’accusa di essere protagonisti del disastro da ormai più di due anni.
“Diciamo basta al ricatto tra presenza e didattica a distanza. I mezzi di trasporto e le nostre aule continuano ad essere sovraffollate, gli edifici scolastici non sono idonei né provvisti degli adeguati strumenti per affrontare la crescita esponenziale dei contagi, le mascherine FFP2 non sono garantite negli istituti, gli screening in molti casi non sono stati programmati né tantomeno eseguiti. Infine, come se non bastasse, il tracciamento è andato in tilt -continuano a lamentare i componenti del gruppo-. La soluzione però non può essere ancora la DAD, è stato dimostrato come la didattica a distanza debba rimanere uno strumento solamente emergenziale. Ha provocato difficoltà di apprendimento, disagio psicologico e ha portato il tasso di dispersione scolastica alle stelle”.
Tra le numerose richieste degli studenti c’è l’apertura di tavoli tecnici di lavoro con Comune, Provincia e Regione, l’apertura di screening di massa per studenti, docenti e personale ATA al fine di monitorare i contagi e riattivare il sistema di tracciamento e la fornitura gratuita di mascherine FFP2.
In occasione dello sciopero di oggi, 14 gennaio, gli studenti hanno indetto un’assemblea pubblica per discutere sulle proposte per una scuola sicura.
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