In questa sorta di bolla in cui si trova e viaggia la società attuale, metaforicamente bombardata (e non solo in metafora) da sciagure di ogni genere, rivalutiamo sulla nostra pelle, il termine” assuefazione”.

Prove e dimostrazioni all’ordine del giorno e sotto gli occhi di tutti. L’invasione delle notizie in tempo reale che ci travolgono attraverso i Social e i canali televisivi, lasciano poco o nessuno spazio ad una ipotetica serenità individuale. Divenuta ormai una vera e propria “chimera”. Il giornalismo di massa si sta specializzando con sempre maggior vigore, nella ricerca e descrizione dettagliata dei crimini più efferati. Regalandoci con la loro presunta bravura, che chiamerei arroganza, particolari che disturbano fortemente i pranzi o le cene. Soprattutto in quelle ore quando le famiglie si riuniscono intorno ad un tavolo. 

I TG sono diventati inguardabili.  Molti di questi giornalisti d’assalto fondano i loro imperi sulle tragedie altrui. Con dovizia di particolari e rincorrendo eroicamente il presunto assassino di turno, che in precedenza però qualcuno di loro ha già santificato,  si autocreano le condizioni per un ipotetico scoop. 

E’ sufficiente voltare canale e la stessa notizia viene  elaborata da altri giornalisti/investigatori, alterando per non fare copia e incolla, con altrettanti particolari.  Spesso proprio questi inascoltabili. Basta un minimo di senso critico e di ragionamento. Qualche tempo fa e di tanto in tanto, si sentiva parlare di “garante della privacy”. Poi arrivarono le “fasce protette”. Da chi o da cosa resta un mistero. La degenerazione delle informazioni è diventata merce per alimentare gli indici d’ascolto del canale di turno. Giornalisti o presunti tali che si travestono da Procuratori della Repubblica e da investigatori privati. Non dirado cadendo nel ridicolo. Grandi reti televisive che hanno fatto del crimine il loro mantra, facendo spuntare come funghi, cronisti del macabro spesso con evidenti difficoltà con la lingua italiana. Ma non importa. Fondamentale è far conoscere i dettagli dell’assassinio di una povera vittima. Descriverne, senza conoscere come e quando o chi abbia commesso quel reato. Molti di loro dovrebbero aprire uno studio di veggenza, per quanta fantasia hanno nel raccontare le varie situazioni.

A ciò possiamo aggiungere l’occhio del “grande fratello” e che ci permette di osservare in tempo reale, calamità naturali, terremoti ei crimini di guerra (non tutte però. Solo quelle che fanno audience. N.d.r.).  Tutta questa sbornia mediatica, unitamente ai Social sta generando nella popolazione, “l’individuo assuefatto”. Quello che non reagisce più a nulla. Parallelamente, più si determina la pesantezza delle notizie, tanto più esse sembrano normali. 

Il pericolo a cui tutti noi andiamo incontro in questa deriva oscura della Società è quello della non reazione. E che purtroppo ci impedirà di essere obbiettivi e scegliere di stare da una parte o dall’altra. Ma state tranquilli. E’ tutto voluto e abilmente mascherato dal quel termine pericoloso denominato “libertà di informazione”. Quanti di noi darebbero qualsiasi cosa, pur di non sapere.

Meditate gente, meditate…

 

 

 

 

 

 

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