THE HOLDOVERS, LEZIONI DI VITA: un piccolo gioiello cinematografico da gustare durante le vacanze natalizie

di Stefano Maria Simone

È l’inverno del 1970 e l’innevata Barton Academy, nel New England, si appresta ad accogliere le imminenti vacanze natalizie. Come ogni anno, in questo periodo, studenti, professori, personale amministrativo e di servizio scalpitano per tornare nelle proprie case dove trascorreranno le festività insieme alle loro famiglie e niente al mondo può fermare un rituale così consolidato che li condurrà verso una temporanea via di fuga dalla grigia normalità scolastica. Ormai è tutto pronto e la solita, lenta routine sembra quasi accorciarsi. I programmi didattici si fermano e i cuochi preparano l’ultimo pasto della stagione. Il fiume vicino alla Barton continua a scorrere incessantemente mentre l’ambiente circostante diventa sempre più tranquillo e silenzioso, eccezion fatta per l’aula magna, nella quale, il coro d’istituto sta provando una canzone da eseguire durante la funzione religiosa che sancirà ufficialmente la chiusura del semestre.
In tutto ciò, c’è soltanto una persona, che frustrata dalla propria vita privata e professionale preferisce rimanere nei suoi alloggi a correggere alcune verifiche piuttosto che unirsi a questo clima liberatorio. È il professor Paul Hunham, l’odioso e odiato docente di civiltà antiche che pipa fumante alla bocca e penna alla mano, borbotta, tra sé e sé, colorite apostrofi rivolte agli studenti, autori di temi secondo lui agghiaccianti e inqualificabili. “Filistei! Pigri! Volgari! Rancidi!” gracchia insoddisfatto marchiando di rosso quei compiti amari. Amari come l’incarico affidatogli dal preside. Infatti, durante le vacanze dovrà rimanere alla Barton ad occuparsi dei pochi ragazzi che per una ragione o per un’altra non potranno tornare dai loro cari. Una responsabilità che ciclicamente ricade a rotazione su un docente e che questa volta toccherà al vecchio “Occhio sbilenco” Hunham, come soprannominato dai suoi alunni e colleghi a causa di un evidente strabismo che lo caratterizza.
Queste sono le premesse del film del 2023, “The Holdovers, Lezioni di vita” del regista statunitense Alexander Payne, già vincitore di un premio Oscar alla migliore attrice non protagonista e due Golden Globes. Nelle prossime righe vi dirò per quale ragione, secondo me, è il film più adatto da vedere in questi giorni sulla piattaforma digitale “Now”.
1) PAUL GIAMATTI COME PAUL HUNHAM
Ad interpretare il ruolo del burbero ed irascibile professor Hunham, un grande caratterista americano che risponde al nome di Paul Giamatti. Un attore fin troppo sottovalutato che con la sua bravura è riuscito a cucirsi addosso un personaggio complesso, sfaccettato e sopra le righe quanto basta. Paul Hunham è calato in un mondo accademico e umano che lo rifiuta a priori, a causa forse del pessimo carattere e del cattivo odore di pesce che emana. Alcolizzato, cinico e malinconico, si è arreso presto alla vita, a seguito di un grave episodio accadutogli in gioventù e che lo ha segnato per sempre. Per il resto, trascorre le sue giornate assorto sui libri, citando frasi di autori latini e greci a qualunque interlocutore abbia di fronte e nutrendosi di nozioni per fuggire dalla realtà che lo affligge.
2) UN ESORDIO CON I FIOCCHI PER IL GIOVANE DOMINIC SESSA
La pellicola vede anche il debutto di Dominic Sessa, un ragazzo talentuoso che spero davvero di poter rivedere in altri prodotti, nel ruolo del co-protagonista Angus Tully, uno degli studenti che sono costretti alla reclusione forzata alla Barton Academy sotto la supervisione del professor Hunham. Angus è il classico adolescente ribelle, al quale è stata data l’ultima opportunità per rigare dritto. Strafottente e refrattario alle regole, si sente abbandonato dalla sua famiglia e non accetta affatto il dover restare a scuola, soprattutto insieme al coetaneo Teddy e al docente che sopporta di meno, invece di andare a divertirsi come i compagni più fortunati. Nonostante questa facciata, Angus, nasconde una sensibilità d’animo che fatica ad esternare, amplificata da una delicata situazione familiare.
3) LA PREMIATA INTERPRETAZIONE DI DA’VINE JOY RANDOLPH
Il terzo personaggio chiave del film è Mary Lamb, una cuoca della Barton che ha recentemente perso il figlio durante la guerra del Vietnam. Da’Vine Joy Randolph, insignita con il premio Oscar come migliore attrice non protagonista proprio per questo ruolo, regala agli spettatori l’immagine di una madre affranta e disillusa che, come il professor Hunham, trova rifugio sicuro nel passato, per lei non così remoto, e nell’alcool.
4) UN FILM MAI BANALE SULLA SOLITUDINE E SULL’ELABORAZIONE DEL LUTTO
Grazie ad un, secondo me, forzato deus ex machina, gli studenti si riducono al solo Angus permettendo al regista di concentrarsi meglio sul trio professore – alunno – cuoca. Tale espediente è utile a mettere in luce le loro reciproche debolezze e fallimenti che troveranno una cura nell’inaspettato appoggio dell’altro. “The Holdovers”, che in originale significa per l’appunto “residui, avanzi o sopravvissuti”, è un film che si regge interamente sulle tematiche della solitudine e dell’elaborazione del lutto, senza risultare banale o ridondante, anzi, facendoci riflettere, entrando in punta di piedi nelle esistenze di figure che potremmo tranquillamente essere noi o qualcuno che conosciamo.
5) IL COMPARTO TECNICO
Alexander Payne e la sua regia ricercata restituiscono una pellicola dall’estetica retrò, con campi lunghi che paiono quasi dei dipinti e piani sequenza che valorizzano le splendide performances attoriali. Il tutto corredato da una colonna sonora memorabile ed incisiva.

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