Storie di vita vissuta: “Alla stazione di Chieti”

La stazione di Chieti era, in quell’anonimo venerdì di febbraio, il solito   via vai di gente e valigie multicolore di sempre. Ricordo che per motivi di lavoro, dovetti recarmi nella vicina Pescara per poi ritornare e fare una breve tappa nella Città teatina. Attendevo, in compagnia di un amico, l’orario dell’incontro ingannando il tempo in una bar zeppo di gente.

 Avrei quindi fatto ritorno nella mia città peligna dopo aver espletato i miei impegni. Eppure in quel caos pacifico di gente e bambini chiassosi e stanchi, mai ti aspetteresti di fare certi incontri inaspettati. Riconobbi la stazza sontuosa delle sue spalle e la voce. Al mio richiamo si voltò di scatto. Un veloce saluto e le solite domande di rito. Chiesi a Venazio De Panfils cosa lo avesse portato in quel luogo. Non rispose subito. Quel silenzio mi apparve come se avessi involontariamente toccato un tasto dolente. Avevo indovinato in pieno. Ebbene, nel florido panorama ciclistico di qualità di questa Regione che annovera nomi di elevata statura, Venanzio può e deve essere inserito tra essi. Per gli appassionati di questo sport egli è nome conosciuto. Tornava da Pescara per incontrare un autore al quale stava affidando la storia della sua vita sportiva. Io conoscevo velatamente quella storia ed ecco perché compresi il disappunto alla mia richiesta di informazioni. Il De Panfilis, negli anni ’80 ebbe una importante carriera ciclistica ad altissimi livelli. E non solo in campo Nazionale. Poi quell’evento che ne modificò irrimediabilmente il percorso. Le Olimpiadi di Atlanta erano alle porte e visti i risultati di quel giovane ciclista, tutto sembrava guidarlo in quella che sarebbe dovuta essere la sua destinazione più ovvia: le Olimpiadi. Ma il dramma era alle porte.  Qualche giorno prima, quel giovane Campione venne invitato in Federazione e gli venne fatta una “proposta” scomoda e pericolosa e che gli avrebbe “facilitato” il viaggio verso la meta olimpica. In quel veloce dialogo con quelle persone, venne distrutta una carriera fatta di sudori e impegno vero.  Ovviamente e per sua antura, egli rifiuto di netto quel ricatto. Pur conscio che avrebbe messo la parola FINE, alla sua attività agonistica. 

La sua onestà e i valori che si portava dentro allora come oggi, gli impedirono di accettare quello scambio impari e disonesto. Ecco, ora comprendo meglio. Mi dice che la sua storia dovrà servire ai giovani che vogliono entrare nel mondo dello Sport. A stare attenti e sempre in guardia dai pericoli che si incontrano. Spesso abilmente travestiti da pseudo tecnici pronti a tutto pur di ottenere mere ambizioni personali. Distruggendo in pochi attimi, i sogni e le aspirazioni di chi crede nella lealtà e nello spirito sportivo. Un freddo annuncio all’altoparlante lo richiama all’ordine. Mi promette che ci incontreremo per approfondire ancore questa delicata tematica. Mi saluto quasi commosso. Quella vicenda lo ferisce ancora quando la affronta. Il suo treno riparte nella confusione di una stazione in pena attività. Mentre nella mia mente penso ai tanti giovani che sono stati traditi nelle loro aspettative. E di chi, in primis la famiglia aveva puntato tutto. Si, credo che tornerò a cercarlo ancora. Quella storia mi ha reso inquieto. Ma è ora di andare insieme al mio amico di viaggio. Nel caos rumoroso di quella stazione, nessuno sa. Ma ancora per poco. Ancora per poco. Accadeva negli anni’80 e forse si ripete ancora. Lo sport quello vero è altro. E lui, quel Campione di ciclismo, se lo porta dentro. Ne sono certo. Almeno quello…

 

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