di Stefano Maria Simone
Giovedì 1 febbraio, sul piccolo palco dell’auditorium Cianfarani di Chieti, è andato in scena lo spettacolo “Segre. Come il fiume” diretto da Antonio Tucci del Teatro del Krak di Ortona ed interpretato dalla giovane attrice Alberta Cipriani. L’evento per commemorare la Giornata della Memoria, inserito nel progetto “Il Calendario della Repubblica – Il Dovere della Memoria”, giunto alla sua 24esima edizione, è stato organizzato dall’associazione Chieti Nuova 3 febbraio e promosso in collaborazione con le associazioni Unitre sede di Chieti, “Noi del G.B.Vico” e F.I.D.A.P.A (Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari) e dalle seguenti scuole superiori teatine: istituto tecnico Galiani de Sterlich, istituto professionale U. Pomilio, istituto industriale L. di Savoia e liceo scientifico F. Masci.
La rappresentazione, incentrata su vari episodi tratti dalla vita della senatrice Liliana Segre raccontati senza seguire l’ordine cronologico, prende forma da un lungo e toccante monologo, scritto in maniera impeccabile dallo stesso regista ed arricchito dalla splendida interpretazione di Alberta Cipriani. Quest’ultima, in modo particolare, ha regalato al pubblico emozioni che spaziano dal sorriso alla lacrima. Tutto merito della sua capacità di coinvolgere lo spettatore conducendolo per mano attraverso le esperienze di una grande persona, di una grande donna che ha subito sofferenze indicibili e che con la resa drammaturgica sentiamo decisamente più vicina. Insieme a lei, l’altra protagonista assoluta della serata è stata senza ombra di dubbio l’imponente lavagna nera collocata dietro le proprie spalle. Come potete notare dalla fotografia in calce all’articolo, tracciati con il gesso vi sono nomi e disegni stilizzati che rievocano persone, luoghi e momenti legati al vissuto della senatrice quali il padre Alberto, i nonni, il marito Alfredo, i loro figli, l’appartamento milanese, il campo di Auschwitz, la fallita fuga oltre il confine svizzero ed il successivo arresto. Segni che vengono via via delineati dall’attrice fino alla conclusione e che fungono da spunti per lo svolgimento della trama. Una trovata scenica che consente una maggiore immersione nella vicenda narrata. In poche parole ci troviamo di fronte ad uno spettacolo che insegna quanto l’umanità abbia bisogno dell’umanità per potersi ritrovare.
Qualche minuto prima che la rappresentazione prendesse avvio, sono riuscito ad intervistare il regista Antonio Tucci al quale ho posto alcune domande.
“Dottor Tucci,” gli chiedo “come nasce quest’opera teatrale?”
“Allora,” mi risponde “la mia compagnia, il teatro del Krak, è sempre stata attiva nell’ambito delle tematiche dell’impegno civile giungendo anche a rapportarsi con estrema attenzione alla Giornata della memoria e a ciò che rappresenta. In precedenza abbiamo già trattato la Shoah con uno spettacolo incentrato sul Diario di Anna Frank. Dopo tanti anni di repliche, cinque anni fa, abbiamo pensato di realizzare una nuova produzione che riguardasse però una storia italiana. Ed ecco che dopo aver letto i suoi libri e aver visto i suoi interventi su YouTube, mi sono imbattuto nella vicenda umana della senatrice Liliana Segre, sopravvissuta al campo di Auschwitz. Detto questo, io e l’attrice Alberta Cipriani abbiamo avuto l’occasione di parlare con lei nella sua casa milanese confrontandoci con la stessa sulla mia idea di raccontare la sua vita in una pièce che potesse avere pieno valore di testimonianza. La senatrice ha condiviso il nostro intento, ha seguito le fasi della scrittura drammaturgica e poi della messa in scena che purtroppo non è ancora riuscita a visionare di persona ma solo in formato video e sono felice di affermare che ci si è riconosciuta completamente.”
“Qual è il significato del titolo, Segre. Come il fiume?”
“Dunque, è un qualcosa che viene spiegato all’inizio dello spettacolo e che mi è stato riferito dalla senatrice durante il nostro incontro. In breve, lei si interrogava sulle origini della sua famiglia presumendo che siano spagnole perché nel XV secolo avvenne la cacciata degli ebrei sefarditi dalla Penisola Iberica. E siccome il cognome Segre corrisponde ad un fiume spagnolo, ha dedotto che probabilmente la propria famiglia, prima di trasferirsi in Lombardia, possa provenire da quel paese.”
“A quale testo della senatrice si è particolarmente ispirato per realizzare il copione?”
“Due libri: “La Memoria rende liberi”, un lungo dialogo con il giornalista Enrico Mentana e “Finchè la mia stella brillerà”, dedicato agli adolescenti ai quali si approccia con la dolcezza di una nonna.
“Come il suo occhio registico è riuscito a catturare una vicenda così personale e allo stesso tempo così drammatica?”
“Beh, si lega un po’ al bisogno di raccontare e un po’ alla forza evocatrice della narrazione. Il tutto offre l’opportunità, grazie al potere del teatro, di comunicare continuamente con lo spettatore.”
“Per concludere la nostra intervista, mi potrebbe dire, da regista, come l’attrice protagonista si è rapportata alla sua drammaturgia?”
“Diciamo che una volta terminato il copione incomincia un lavoro che con le mie indicazioni di regia ed i suoi suggerimenti, si svolge in condivisione reciproca. La definirei una vera e propria compartecipazione. Il mio, però, è pur sempre un occhio esterno che fornisce direzioni sceniche che vengono poi colmate dalla sensibilità dell’interprete.”
