Le storie che arrivano dagli ospedali non sono tutte uguali. Accanto alle difficoltà croniche della sanità italiana, esistono percorsi di cura che testimoniano professionalità, dedizione e attenzione umana. È ciò che emerge dalla vicenda di Luciana Falasca, raccontata dal marito Giuseppe Di Cosmo, che ha scelto di condividere pubblicamente la lunga stagione di sofferenza, speranza e guarigione attraversata dalla sua famiglia.
La storia inizia negli anni bui del Covid, quando le fragilità sanitarie di molti pazienti si sono aggravate a causa dell’isolamento, delle difficoltà di accesso alle cure e dello stress psicologico diffuso. Per Luciana, ex parrucchiera molto conosciuta e stimata sul territorio, i problemi di salute si sono intrecciati con una forma severa di diabete, fino a richiedere un intervento chirurgico complesso e rischioso, accompagnato da un’amputazione parziale di una gamba.
È l’inizio di una lunga traversata in diversi reparti ospedalieri, da Atessa a Chieti, tra ricoveri, trasferimenti, esami, terapie e un quotidiano carico di timori. A fianco della paziente, il marito Giuseppe e l’intera famiglia, impegnati in un percorso emotivamente e logisticamente duro. Ma soprattutto, accanto a Luciana, le équipe mediche e infermieristiche che in quei mesi hanno rappresentato un punto fermo: presenza, competenza e ascolto.
Dopo una serie di interventi, cure e riabilitazione, Luciana è riuscita a superare le fasi più critiche, fino a tornare a casa, tra gli abbracci dei suoi cari. Un risultato che, per Giuseppe Di Cosmo, merita oggi di essere raccontato per mettere in luce il lato positivo della sanità abruzzese: quello fatto di operatori preparati, di reparti che funzionano, di persone che, nonostante le difficoltà del sistema, scelgono ogni giorno di portare la propria professionalità al servizio dei pazienti.
Ed è per questo che Di Cosmo ha deciso di scrivere una lettera di ringraziamento, non solo per gratitudine personale, ma anche per riconoscere pubblicamente il lavoro degli operatori coinvolti e per offrire una testimonianza utile alla comunità. Una testimonianza che diventa anche un invito a guardare alla sanità non solo attraverso le criticità, ma anche attraverso le storie di cura riuscita che ogni giorno si consumano lontano dai riflettori.
Di seguito, il testo integrale della lettera.
«Raccontare le vicende vissute nel pianeta sanità per curare una persona cara positivamente risolte, diventa un atto dovuto per ringraziare chi ha operato, dai medici al personale infermieristico, e per dare un giusto riconoscimento alla nostra organizzazione sanitaria e a tutti coloro che vi lavorano.
Mia moglie, Luciana Falasca, a suo tempo apprezzata parrucchiera, cominciò ad avere problemi ai tempi del Covid, aggravati dal diabete, derivati gravi al punto che fu necessario sottoporla a un’operazione non priva di rischi, anche con un’amputazione parziale di una gamba. Una lunga peripezia negli ospedali, da Atessa a Chieti, al termine della quale però mia moglie è stata restituita alla sua famiglia da persona guarita, per godere del calore della sua casa e dell’affetto dei suoi familiari.»
«Perché questo racconto, forzatamente breve, di un periodo difficile affrontato dalle nostre famiglie, Di Cosmo e Falasca? Perché ritengo doveroso rendere un pubblico ringraziamento ai medici Floriano Belfiglio, Paul Nibaruta, Mennetta Cristian e Franco Fiore, responsabile del reparto, esteso all’intero personale dell’Ospedale di Chieti e al dottor Enrico Flocco insieme a tutto il personale della comunità di Atessa.»
«Posso affermare con forza, per aver toccato con mano, che abbiamo una sanità sempre pronta a tendere in positivo la sua mano, di cui portare orgoglio.»
