Per la rubrica “Noi, bambini del Villaggio Celdit..”
Le città stanno attraversando un periodo di grande cambiamento e lo spazio intorno a noi diventa proprio il punto da cui ripartire. La dimensione del quartiere è tutt’altro che una realtà dimenticata.
È quello che accade nella zona di Chieti chiamata “CELDIT”: c’è la scuola primaria e c’è la biblioteca “Bonincontro”: sono due realtà che da qualche tempo hanno unito le forze per riscoprire insieme la propria identità di quartiere e la propria “rinascita”.
Il 13 marzo ci sarà una mostra, intitolata “Le Rinascite”, proprio nella biblioteca “Bonincontro” e i protagonisti saranno gli alunni di “Villaggio Celdit”!
A tal proposito abbiamo interpellato la Dirigente Scolastica, la prof.ssa Emilia Galante, e la Responsabile della Biblioteca “Bonincontro”, la dott.ssa Fabiola Nucci, per intervistarle.
Iniziamo subito con la professoressa Galante, Dirigente Scolastica dell’IC Chieti n.4.
Professoressa, lei è stata da qualche mese nominata dirigente presso l’IC Chieti 4 e avrà avuto modo di conoscere tanti docenti e tanti bambini. Qual è stata la prima cosa che l’ha colpita nel plesso Celdit?
DS: Nei primi giorni del mio insediamento, ho visitato tutte le nostre scuole e ho ricevuto molte domande, ma quella di un bambino della primaria di Celdit mi ha profondamente colpito: durante il mio giro dei saluti e di presentazione, un bambino, con grandi occhi neri, mi saluta dicendomi “Ah, tu sei la nuova preside! Benvenuta a Celdit!” e dopo qualche momento di esitazione la fatidica domanda: “Ti piace il nostro quartiere?”; al di là della disarmante genuinità e spontaneità che caratterizza il mondo dei bambini, non nascondo che la domanda mi ha colto di sorpresa… una risposta andava data, e ovviamente era quella che lui si aspettava: “Non conosco bene il quartiere Celdit, ma so che, insieme a te e ai tuoi compagni, imparerò a conoscerlo e tutti insieme riusciremo a renderlo un luogo ancora più bello, dove poter crescere e vivere” .
È nata da poco questa collaborazione con la biblioteca del quartiere Celdit. Quale sarà secondo lei il valore aggiunto di questa collaborazione?
DS: Personalmente ritengo che la scuola sia una comunità educante, dialogica, di ricerca, di esperienza sociale, volta alla crescita della Persona. La scuola, come luogo di relazioni, è naturalmente proiettata a creare connessioni, ad accogliere iniziative educative provenienti dal territorio. Penso che questa collaborazione rappresenta una nuova alleanza educativa all’insegna della creatività partecipata e condivisa (si sta pensando a diverse esperienze laboratoriali come il teatro, la lettura, percorsi di educazione ambientali e tanto altro ancora). Il centro di questo valore aggiunto sta proprio nei bambini, nella loro impresa di ricercare le radici di una contrada e più ancora “come nasce una scuola”: sarà un laboratorio unico da raccontare ai bambini che sceglieranno questo plesso, ma ancora di più è il percorso per gli adulti (abitanti del Celdit e Docenti) che li aiuterà nel loro ruolo educativo e formativo. Sosteneva Marcus Garvey che “un popolo senza la conoscenza della propria storia, origine e cultura è come un albero senza radici”: non c’è verità più convincente di quest’affermazione da sostenere! Questa è una bella speranza: saranno i bambini a ricordarci come nascono una contrada e una scuola!
È stata anche lei docente di scuola primaria. Cosa augura ai suoi Docenti di Villaggio Celdit?
DS: Vorrei parlare direttamente a loro: a voi care maestre e maestri non posso cha augurare buon lavoro, alimentando sempre più tre “C”: condivisione (più che moltiplicare abbiamo bisogno di dividere, condividere le nostre competenze), collaborazione (le buone pratiche partono dal sentirsi e appartenere ad un team, ad una comunità educante) e crescita (senza mai dimenticare l’umiltà di imparare ancora!). Da parte mia non verrà mai meno il massimo sostegno per l’ambizioso progetto! Ad maiora semper!
Grazie Dirigente.
Ora lascio la parola alla Dott.ssa Fabiola Nucci, Sociologa e Responsabile della Biblioteca “Bonincontro”. Dottoressa, qual è stata la prima cosa che l’ha colpita nel plesso Celdit dopo tanti anni?
FN: Lavoro in questo quartiere da 24 anni, quindi ho fatto anch’io le mie ricerche: una nostra amica e volontaria della Biblioteca “Bonincontro”, Antonella Di Cosmo, teneva a ricordarci che negli anni ’60 non c’erano attività extra scolastiche. Il momento ricreativo era scandito dal tempo scuola e l’unico spazio controllato era il giardino della scuola. Poi c’era la piazza del “Villaggio Celdit”. Infine c’erano le famiglie: unite dal lavoro nella cartiera.
Cosa mi ha colpito? Bè, la biblioteca della scuola anzitutto: una realtà bella, colorata e accogliente. Un piccolo gioiello! Poi la volontà di aprire la biblioteca a collaborazioni esterne: è molto importante ed è la risposta tangibile alla realizzazione dei patti educativi di comunità!
È nata da poco questa collaborazione. Quale sarà secondo lei il valore aggiunto di questa alleanza?
FN: La biblioteca scolastica e la biblioteca “Bonincontro” sono due spazi per i bambini e per il dialogo intergenerazionale: sono dunque luoghi che possono sempre di più dare un volto nuovo ad un quartiere dalle grandi potenzialità. Un quartiere dove l’idea di cultura si accompagna all’idea più vasta ed ambiziosa di fare comunità, valorizzando, appunto, Famiglie (di Celdit e non!), Scuola, Biblioteca, Parco, …anche Università!
L’impresa dei bambini di Celdit è lodevole: ricercare le radici della propria contrada e della propria scuola. Quale sarà secondo lei il beneficio di questo cammino di ricerca?
FN: Riannodare il passato al presente con un’idea di futuro partendo dai bambini è ciò che permette anche a noi adulti di riflettere sui sogni che possono cambiare il mondo. I bambini in questo senso hanno molto da insegnare!
Cosa augura alle Maestre e ai Maestri di Celdit?
FN: Auguro di saper entrare sempre nel cuore dei bambini e soprattutto di ascoltarlo!
…e cosa ai bambini?
FN: Auguro e chiedo ai bambini di offrirci i loro sogni per insegnarci che – come dice Roberto Vecchioni, cantautore e professore, nella sua canzone “Sogna Ragazzo Sogna” – per essere liberi bisogna aspirare alla realizzazione dei propri sogni. Insomma… un invito a crescere credendo nelle proprie aspirazioni, a lottare per ciò che desiderano e a non arrendersi di fronte alle sfide della vita.
Sono contento di aver intervistato queste due grandi persone!
Rileggendo le loro risposte ho colto la bellezza di lavorare ancor di più con e per i bambini. Si legge tra le loro righe una ricerca, non del merito, ma del dono: a scuola, nelle aule, nei laboratori, nei giardini, nelle biblioteche, si “impara ad imparare” e si impara a donare.
È chiara anche un’altra cosa per noi insegnanti: più che tornare bambini, bisogna diventare grandi come bambini!
Vi aspettiamo tutti! Il 13 Marzo, presso la Biblioteca “Bonincontro”… per vedere e condividere “Le Rinascite”.
Il Maestro Antonio Francesco Luciani


