Qualità, indipendenza e futuro del libro: il pensiero di Arturo Bernava

Scrittore ed editore indipendente, Arturo Bernava è una voce profondamente legata al territorio abruzzese e, al tempo stesso, attenta alle trasformazioni del panorama editoriale contemporaneo. Nato a Chieti nel 1970, ha costruito il proprio immaginario narrativo partendo dalla sua terra d’origine, che attraversa e ispira tutte le sue opere.
Dal 2015 è fondatore della casa editrice IlViandante, un progetto editoriale nato dall’esigenza di restituire centralità alla qualità e all’autore, fuori dalle logiche più penalizzanti del sistema tradizionale. Nel 2017 ha inoltre dato vita a Chiaredizioni, casa editrice abruzzese che negli ultimi anni si è specializzata nell’editoria illustrata per bambini e ragazzi, affermandosi come una realtà attenta alla cura grafica e ai contenuti educativi e narrativi.
In questa intervista Arturo Bernava ripercorre le tappe della sua formazione, il rapporto con la scrittura e la lettura, la scelta dell’editoria indipendente e offre uno sguardo lucido e ottimista sul futuro del libro.

Partiamo dalle origini: sei nato a Chieti nel 1970. Quanto il territorio abruzzese ha influito sulla tua formazione personale e sul tuo immaginario letterario?
Tantissimo, perché partendo dall’immaginario letterario, tutti i libri che ho scritto sono ambientati in Abruzzo, quindi diciamo che l’Abruzzo è la terra che mi ha visto nascere come scrittore e dove poi, tra l’altro, mi sono formato e laureato. In realtà l’Università l’ho fatta mentre già lavoravo. Ho iniziato a lavorare a 19 anni, quindi sono uscito presto dall’Abruzzo (Roma, Pesaro, Bologna…) per tornarci poi in età adulta. Sono tornato che avevo trent’anni.

Nel tuo percorso, quando hai compreso che la scrittura non sarebbe stata solo una passione, ma una necessità?
In età adulta, per l’appunto, superati i trentacinque anni. La lettura mi ha sempre appassionato, io ho sempre letto, da quando ero piccolo. Non mi ero mai cimentato con la scrittura e solo in età adulta, quando più persone mi dicevano “Guarda che dovresti provare la scrittura” ho iniziato a scrivere, e più scrivevo, più diventava una necessità.

Dal dicembre 2015 sei anche editore con IlViandante: quale esigenza ti ha spinto a fondare una casa editrice indipendente?
Il fatto che, in giro, purtroppo, c’è molta poca indipendenza, quindi se vuoi far parte del sistema devi sottostare a determinate regole che sono capestri per l’autore e penalizzanti. Allora ho pensato a una mia casa editrice. In realtà, all’inizio volevo pubblicare me stesso e pochi altri, poi però, quando inizi a fare le cose in un certo modo, attrai anche molto interesse e a questo punto siamo veramente sommersi di richieste. Cerco comunque di portare avanti un progetto di qualità.

In pochi anni avete superato le cinquecento pubblicazioni: che tipo di visione editoriale ha reso possibile questo percorso?
La visione è stata quella di puntare sulla qualità e uscire un po’ dagli schemi dell’editoria attuale, che vogliono che l’autore venga “spremuto” in ogni circostanza. Con le grandi case editrice, l’autore deve acquistare 100/200 copie e spesso è sottomesso a un sistema. La nostra visione è quella di puntare su prodotti di qualità, perché quando ci andiamo a scontrare, in libreria, con il “top di gamma”, e quando ti vai a misurare con questi colossi devi avere qualcosa da dire. Quindi la visione è fare qualcosa di qualità ma diverso da quello che fanno gli altri. E da lì è nata l’esigenza di una rete distributiva nostra, la libreria IlViandante, un progetto che vorremmo portasse in giro i nostri libri in giro per l’Italia.

Guardando al futuro, come immagini l’evoluzione del libro e della lettura nei prossimi anni?
Questa è la domanda più difficile da fare in questo momento, perché siamo in un momento epocale in cui non sappiamo cosa può avvenire in seguito all’introduzione dell’Intelligenza artificiale. Qualcuno dice che ormai la scrittura è finita, perché se la macchina può riprodurre il nostro autore preferito, si potrebbe dire alla macchina di scrivere il proprio libro preferito. Io non penso che avverrà una cosa del genere perché le persone continueranno a preferire le emozioni, un pò come quando sono usciti gli e-book e i lettori hanno mantenuto la loro preferenza per i libri di carta. Oggi c’è voglia di conoscere gli autori e si vede dalle presentazioni piene di gente. E le persone avranno sempre più voglia di ascoltare gli autori e non certo una macchina. Sono molto ottimista.

Che consiglio daresti a chi oggi scrive e cerca una voce autentica nel panorama letterario contemporaneo?
Consiglio di leggere per creare un proprio vocabolario, per informarsi e per avere una conoscenza critica anche perché i social fanno vedere cose che non esistono nella maggior parte dei casi. Quindi conoscere le realtà, approfondire gli argomenti, avvicinarsi con cautela e non fermarsi alla prima stazione.

Ringraziamo Arturo Bernava per la disponibilità e la generosità con cui ha condiviso il suo percorso umano e professionale, offrendo uno sguardo sincero sul mondo della scrittura e dell’editoria indipendente. A lui e ai progetti editoriali IlViandante e Chiaredizioni va il nostro più sentito in bocca al lupo per i prossimi traguardi, con l’augurio che continuino a essere animati dalla stessa passione, cura e attenzione alla qualità che ne hanno guidato il cammino fino a oggi.

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