Piero Mazzocchetti, dagli esordi in Germania al successo internazionale

#VENERDI’ IN SALA # Rubrica di cultura a cura di Rosa Anna Buonomo

 

Era appena un ventenne quando, valigia piena di sogni alla mano, partì per la Germania, il Paese che lo ha scoperto e dove ha iniziato a costruire la sua carriera.

Un percorso artistico iniziato nel 1999, che ha portato il tenore pescarese Piero Mazzocchetti a calcare importanti palcoscenici in tutto il mondo.

«Il mio nuovo tour, “La stagione dell’amore”, è un prosieguo delle tournée e dei viaggi musicali intrapresi negli anni, partendo dal tour legato a “Schiavo d’amore”, il brano con cui ho gareggiato al Festival di Sanremo 2007, classificandomi al terzo posto» racconta al Giornale di Chieti. «L’amore è stata una parola ricorrente nei miei tour, che ben si sposa con la musica, entrambi sono linguaggi universali. L’amore è anche attaccamento alla vita, soprattutto in un momento storico come questo, che induce grandi riflessioni su quanto la vita sia un dono che va salvaguardato e rispettato. Il mio è un percorso musicale che attraversa tanti artisti».

Nel 2019 Piero Mazzocchetti ha festeggiato i suoi primi vent’anni di carriera. Lo ha fatto a Roma, nel prestigioso Teatro Sala Umberto, con una tappa del tour “Amara terra mia”: un viaggio nelle atmosfere classiche e pop, nelle sonorità jazz e swing, con un ricco repertorio che spaziava da intramontabili brani come “Parlami d’amore Mariù” a pezzi contemporanei, passando per Domenico Modugno, Dean Martin, Renato Carosone, omaggi alla canzone napoletana e brani di Mazzocchetti. Il tutto impreziosito dal ballo.

L’avventura artistica di Piero Mazzocchetti inizia a Monaco di Baviera, dove si esibisce in serate di pianobar. Fu il dirigente di calcio Roger Wittmann a scoprirlo e a credere nel suo talento, diventando il suo primo manager. «Nel 1999 ho debuttato in Germania con il disco “L’Eternità”, pubblicato con Polydor/Universal. L’album è diventato subito disco d’oro, poi di platino».

La sua carriera, da quel momento, è tutta in ascesa. Con la stessa etichetta registra “Parole nuove”, il suo secondo album, seguito dal disco “Amore mio”, uscito per la EMI. In Germania trascorre quasi dieci anni, raggiungendo grandi consensi. Sull’onda del successo, si apre la possibilità di far ritorno in Italia. È il 2007 quando calca il palcoscenico dell’Ariston di Sanremo con la sua “Schiavo d’amore”, che lo fa salire sul podio. Arrivano, poi, il musical in tre dimensioni “L’Arca di Giada”, importanti riconoscimenti come il Premio Mia Martini Speciale 2011, l’inaugurazione della sua Crossover Academy, con sede a San Giovanni Teatino, i tour in tutto il mondo, la partecipazione al programma targato Rai “Tale e Quale Show”.

«Da Sanremo si è aperto un altro scenario della mia vita: tornare in Italia e cantare per il mio pubblico. Il mio genere, il Crossover, contaminazione tra la musica leggera e la lirica, ha grande popolarità all’estero, ma negli ultimi anni anche il pubblico in Italia ci si è avvicinato molto, purché lo si faccia con grande rispetto e non si stravolgano gli autori del passato» spiega. «Ho ricordi molto belli dei miei esordi, anche se sono legati a un momento molto faticoso. Sono partito da Pescara con un Fiat Fiorino, ero un ventenne, cercavo di mantenermi e di perfezionarmi artisticamente con i soldi che guadagnavo facendo il pianobar. Ho calcato palcoscenici importanti grazie allo sport, sin dai miei inizi. I miei pezzi sono stati usati come colonne sonore di manifestazioni sportive». Tra queste ci sono i Giochi del Mediterraneo 2009, ospitati a Pescara: Mazzocchetti si esibì nell’inno ufficiale, che porta la firma di Luis Bacalov».

Nel 2011, con il Premio Mia Martini Speciale, è stato incoronato «ambasciatore della melodia italiana nel mondo», incarnando «l’esempio massimo del talento che si unisce alla passione, portando avanti quella tradizione tenoristica che annovera illustri nomi, come Gigli, Caruso e Pavarotti». L’anno successivo, Mazzocchetti apre la sua Crossover Academy, accademia di alto perfezionamento in canto lirico e leggero, per dare possibilità ai giovani talenti abruzzesi di studiare nella propria regione. Il simbolo scelto per l’accademia si riferisce all’amore per la musica: due chiavi di basso unite a formare un cuore.

«L’accademia mi sta dando delle soddisfazioni straordinarie. Ho sposato un progetto, “Dreams – Talenti d’Abruzzo”, in onda su Rete8 e condotto da Federica Peluffo. Una sorta di “Amici”. I ragazzi sono straordinari, stiamo raggiungendo numeri di ascolto incredibili e questo mi inorgoglisce particolarmente».

Sono diverse le iniziative che lo hanno visto impegnato nel periodo del lockdown, come la partecipazione al brano “Trova ‘sto vaccino”, con cui si invitava a restare a casa e a rispettare le regole. Il ricavato è stato destinato all’Unicef per l’emergenza Coronavirus.

«Mi reputo un privilegiato, penso che poter vivere di musica sia un privilegio. Essere un personaggio popolare mi ha dato possibilità, anche economicamente, di superare momenti particolarmente difficili. Il mondo dello spettacolo è stato fermo completamente ma non è ancora ripartito a tutti gli effetti. E, purtroppo, non sappiamo quando questo avverrà. Speravamo che quelle cose ce le fossimo buttate alle spalle già da questa estate, ma era solo una parvenza di ripartenza. Il lockdown l’ho passato facendo musica, stando con mio figlio, cercando di allietare il mio pubblico attraverso il web. Internet è stato sicuramente un gran supporto, ma la musica va fatta dal vivo e non attraverso un computer che non rende giustizia all’artista né dà la possibilità all’ascoltatore di immedesimarsi in quel momento particolarmente bello, intimo, che l’arte riesce a donare».

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