“Un’aggressione a freddo, senza che ci sia stato un conflitto, una divergenza, un contraddittorio, o richieste negate e respinte al mittente. Per questo la protesta inscenata dalla Fimmg mi lascia a dir poco basito”. Si esprime così il Direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti Mauro Palmieri (nella foto) in merito alla dura posizione assunta dai medici di medicina generale per presunte “vessazioni” da parte degli uffici delegati ai rapporti con i professionisti dell’assistenza primaria.
“Non mi risulta la pressione a cui i medici si dicono sottoposti da parte dell’Azienda – prosegue Palmieri – . Se poi la normale e doverosa attività di vigilanza sull’appropriatezza prescrittiva viene vissuta come vessatoria, allora vuol dire che non è chiaro, o non si vuol comprendere, il senso della nostra azione e gli obblighi di legge che la ispirano. Applicare le norme non è una colpa, e nemmeno una scelta: è nostro preciso dovere, così come lo è richiamare l’attenzione dei professionisti ai criteri dell’appropriatezza, sia nella prescrizione di farmaci che di prestazioni, senza che se ne sentano oltraggiati. In tempi di magra come questi, le risorse assegnate vanno spese in modo corretto, che non vuol dire né tagliare né risparmiare: semplicemente il nostro è un richiamo a dare ai pazienti ciò di cui hanno realmente bisogno per una determinata patologia o per un sospetto diagnostico. E il controllo sul rispetto dell’appropriatezza da parte dell’Azienda ci sta. Ma nell’eventualità di un eccesso di zelo mostrato dai nostri uffici, con contestazioni ritenute esagerate, ci saremmo potuti confrontare nel merito, se solo lo avessero chiesto o segnalato. E’ quello che ho detto proprio questa mattina alla riunione del Comitato aziendale di medicina generale, dove rivolgendomi al loro rappresentante ho sottolineato il senso dei nostri controlli, che non sono mai a danno di un professionista, ma a vantaggio di tutti i cittadini. Parlarsi sarebbe servito a questo. La Fimmg ha preferito la protesta plateale a favore di telecamere e rispetto la scelta, che certo non aiuta: non serve a chiarirsi, né a costruire, tantomeno a trovarsi su un percorso comune. Sono abituato a confrontarmi sempre, a mettere intorno a un tavolo tutti gli interlocutori, perché le divergenze non mi spaventano e non rappresentano un ostacolo, semmai uno stimolo a cercare soluzioni condivise. Non mi pare di rintracciare la stessa intenzione nelle scelte della Fimmg. Io resto aperto al dialogo, ma questa non è la modalità di cercarlo”.
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