“Pace in medio Oriente, fermare il genocidio”: a Chieti mozione del consigliere Paci

Pubblichiamo di seguito il testo integrale della mozione presentata dal consigliere comunale di Chieti, Paride Paci.

MOZIONE CONSIGLIERE PARIDE PACI

TITOLO: PACE IN MEDIO ORIENTE, FERMARE IL GENOCIDIO 

Considerato che

In risposta agli attacchi del 7 ottobre scorso, in cui il gruppo terroristico Hamas ha colpito Israele, uccidendo circa 1.200 civili e prendendone in ostaggio circa 250, il governo israeliano ha sottoposto la Striscia di Gaza a una vasta operazione militare aerea e di terra, che ha comportato:

L’uccisione indiscriminata di più di 40.000 palestinesi

La distruzione di più delll’80% degli edifici della Striscia di Gaza risulta, per effetto di bombardamenti che hanno colpito in modo indiscriminato dense aree residenziali, campi profughi, scuole, università, moschee, chiese, ospedali, ma anche per effetto di demolizioni controllate da parte dell’esercito israeliano penetrato nel territorio, finalizzate a realizzare una “zona cuscinetto” (buffer zone) di decine di km2 nella fascia esterna nord-occidentale dell’attuale Striscia

L’evacuazione forzata di non meno di 1,7 milioni di persone, cioè la quasi totalità dei 2,3 milioni di abitanti che vivono nei 360 km2 della Striscia di Gaza, senza possibilità di uscirne. Costretti ad accamparsi in luoghi non sicuri nel tentativo, spesso vano, di sfuggire ai bombardamenti o perché le loro abitazioni sono state distrutte, concentrandosi nella zona meridionale di Rafah, su cui l’esercito israeliano minaccia da alcune settimane di estendere l’operazione militare di terra

La drastica riduzione degli aiuti umanitari, su cui già prima dell’escalation militare faceva affidamento più della metà della popolazione di Gaza,che ha  esposto gli abitanti della Striscia alla fame e quelli più vulnerabili al rischio di morte per inedia;

la sospensione dei finanziamenti all’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati Palestinesi, decisa da alcuni paesi occidentali tra cui l’Italia, che costituisce un’ulteriore grave minaccia alla sopravvivenza della popolazione di Gaza, ma mette in gravi difficoltà anche i milioni di palestinesi che vivono nella diaspora dopo le espulsioni forzate del 1947-48 e del 1967;

Preso atto che 

La situazione è ora molto critica anche nel Sud del Libano,

Con l’ordinanza n. 192 del 26 gennaio 2024, la Corte Internazionale di Giustizia, massimo organo giurisdizionale del sistema delle Nazioni Unite, ha adottato misure cautelari nei confronti di Israele, accusato dal Sudafrica di violare la Convenzione per la prevenzione del genocidio del 1948;

La Corte di Giustizia, respingendo la richiesta di Israele di archiviare il ricorso del Sudafrica, ha riconosciuto che i palestinesi costituiscono “un gruppo distintivo nazionale, etnico, razziale o religioso”, come tale protetto dall’Articolo II della Convenzione sul genocidio, ed ha ritenuto “plausibile” l’esistenza di un genocidio in corso a Gaza

Per prevenire il compiersi del genocidio, la Corte ha ordinato a Israele di impedire la commissione di vari atti proibiti dalla Convenzione (l’uccisione, le gravi lesioni all’integrità fisica o mentale, l’inflizione di condizioni di vita che determinano la distruzione fisica e di misure tese a prevenire le nascite all’interno del gruppo) e di adottare tutte le misure a sua disposizione per prevenire e punire l’istigazione di atti di genocidio contro i palestinesi;

la suddetta ordinanza impone a Israele di adottare immediate misure per consentire la fornitura di servizi di base e assistenza umanitaria in favore dei palestinesi, e misure efficaci per prevenire la distruzione e garantire la conservazione delle prove relative all’accusa di genocidio;

A fine febbraio i giudici della Corte internazionale di Giustizia hanno ascoltato gli interventi di oltre 52 Stati e saranno chiamati ad esprimere un parere non vincolante ma politicamente significativo “sulle conseguenze giuridiche della violazione del diritto ai palestinesi all’autodeterminazione, dell’occupazione, della colonizzazione e dell’annessione prolungata dei territori palestinesi dal 1967”, su richiesta dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Ritenuto che

Nonostante le chiare e tassative richieste contenute nell’ordinanza della Corte Internazionale di Giustizia, Israele non abbia ottemperato agli ordini ricevuti proseguendo la propria campagna militare contro l’intera Striscia di Gaza e l’assedio della popolazione, continuando a privarla dei mezzi più basilari di sussistenza

Gli attacchi del 7 ottobre, compiuti da Hamas, nella misura in cui hanno preso di mira deliberatamente non combattenti e obiettivi civili, abbiano violato il diritto internazionale umanitario, configurando crimini di guerra

Nella campagna militare avviata dopo il 7 ottobre, Israele ha ripetutamente violato i principi del diritto internazionale umanitario che impongono di usare la forza militare in modo proporzionato all’attacco ricevuto, distinguendo tra combattenti e non combattenti, limitando l’impatto sulla popolazione delle azioni militari, e risparmiando le strutture civili, in particolare gli ospedali, configurando altrettanti crimini di guerra

Israele viola da molti anni il diritto internazionale proseguendo nell’occupazione dei territori palestinesi della Cisgiordania, di Gaza e di Gerusalemme Est, contravvenendo a numerose disposizioni che vietano la costruzione di insediamenti stabili in territori occupati, l’esproprio o la distruzione di beni della popolazione occupata, e non applicando numerose Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e dell’Assemblea delle Nazioni unite a riguardo

Come rilevato dai rapporti della Relatrice Speciale ONU per i diritti nei Territori palestinesi occupati e di importanti organizzazioni non governative esperte in difesa dei diritti umani, come Amnesty International, nei Territori palestinesi occupati vige un regime di apartheid nella misura in cui israeliani e palestinesi sono sottoposti a due regimi giuridici separati, che vede i palestinesi assoggettati a un regime oppressivo e arbitrario di controlli di polizia e giurisdizione militare, con arresti e detenzioni illegittime, che non risparmia neanche i bambini

Qualsiasi allontanamento, forzato o “volontario”, di palestinesi dalla Striscia di Gaza distrutta e resa invivibile dall’azione militare israeliana configurerebbe una inaccettabile pulizia etnica

Rilevato che

Buona parte della stessa società civile israeliana si oppone in vario modo alla guerra al popolo palestinese portata avanti dal governo Netanyahu, che movimenti e partiti di opposizione in Israele chiedono il cessate il fuoco, che le famiglie stesse degli ostaggi ancora detenuti si oppongono alle operazioni militari e all’assedio in quanto mettono a repentaglio anche la vita stessa dei loro familiari, che vi sono movimenti di obiettori di coscienza israeliani che rifiutano di essere arruolati per andare a combattere a Gaza e di servire nel territorio occupato della Cisgiordania, ritenendo illegittime sia le azioni militari che l’occupazione, come ad esempio il movimento “Rompiamo il Silenzio” (Breaking the Silence) e “Voci contro la guerra” (Voices Against the War)

Cittadini di origine ebraica nel mondo, sia religiosi che non, chiedono a loro volta il cessate il fuoco, attraverso manifestazioni di piazza, interventi nelle università e in dibattiti pubblici, azioni dimostrative, soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito, come il movimento “Non in mio nome” (Not in my Name)

Da mesi vi sono mobilitazioni in Italia e in tutto il mondo, dagli Stati Uniti all’Australia, contro il genocidio del popolo palestinese e per la fine dell’occupazione israeliana della Palestina, mobilitazioni che si stanno intensificando e stanno coinvolgendo, anche in Italia, fasce sempre più ampie dell’opinione pubblica, a partire dalle studentesse e dagli studenti delle scuole e delle università

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il Parlamento Europeo e il Parlamento Italiano hanno votato a larga maggioranza risoluzioni di vario tipo sul cessate il fuoco a Gaza;

molti sono gli Stati che si sono pronunciati a fianco del Sudafrica nel procedimento avviato presso la Corte Internazionale di Giustizia contro Israele per il mancato rispetto della Convenzione per la prevenzione del genocidio del 1948

L’Italia è, a sua volta, firmataria della suddetta convenzione ed è quindi tenuta a rispettarla, evitando di compiere azioni di supporto alle operazioni militari di Israele, ma anche prendendo iniziative diplomatiche attive per fare pressione sul governo Israeliano per il cessate il fuoco permanente

Auspicando che

Il Consiglio di Sicurezza adotti una risoluzione per il cessate il fuoco definitivo, superando l’attuale veto degli Stati Uniti

La comunità internazionale si faccia carico della ricostruzione della Striscia di Gaza e dell’immediato supporto alla popolazione, a partire dalla situazione sanitaria e psicofisica delle persone fragili, delle donne, dei bambini, dei malati e dei feriti

Lo scambio di prigionieri si svolga fino alla liberazione di tutti gli israeliani catturati il 7 ottobre e di tutti i palestinesi arrestati senza convalida e per motivi politici in Cisgiordania, prima e dopo il 7 ottobre.

Si chiede a questo consiglio comunale 

Di Esprimere forte preoccupazione per l’escalation militare, il massacro della popolazione e la distruzione di Gaza, che configurano un concreto rischio di genocidio del popolo palestinese e possono condurre all’allargamento del conflitto ad altri paesi dell’area, con conseguenze imprevedibili e incalcolabili per la pace e la sicurezza internazionali

Di contestare fermamente tutte le azioni mosse a danno delle popolazioni civili, in violazione del diritto internazionale e dei diritti umani

Di intervenire affinché il governo italiano e le istituzioni europee si impegnino in tutte le sedi internazionali opportune, per ottenere nel più breve tempo possibile:

– il riconoscimento di uno Stato Palestinese pienamente sovrano;

– un immediato cessate il fuoco generale a Gaza, in Cisgiordania, in Israele;

– il ripristino immediato dei fondi all’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA);

– la fine immediata del blocco dei beni e dei servizi fondamentali (acqua potabile, luce, carburante, cibo, medicine in primis) inflitto alla popolazione civile di Gaza;

– l’avvio di una trattativa internazionale per il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani, a partire dai soggetti più vulnerabili, e il rilascio dei prigionieri palestinesi detenuti per motivi politici o irregolarmente nelle carceri israeliane;

– la fine del blocco alla mobilità delle persone in entrata e uscita dalla Striscia di Gaza;

– l’avvio di operazioni di solidarietà internazionale per la popolazione sfollata dentro Gaza, che ha visto la propria abitazione distrutta dai bombardamenti.

Si chiede altresì a questo consiglio un’azione di pressione affinché che il governo italiano e le istituzioni europee si impegnino, in tutte le sedi internazionali opportune, per ottenere l’avvio di un vero negoziato di pacificazione, che garantisca al contempo:

– la piena autodeterminazione del popolo palestinese e il riconoscimento dei suoi diritti

– la fine del regime di colonizzazione e di apartheid da parte di Israele, secondo le risoluzioni delle Nazioni Unite e le relazioni della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori Occupati, nonché secondo le raccomandazioni delle principali organizzazioni internazionali per i diritti umani, da Amnesty International a Human Rights Watch

– la ricostruzione delle infrastrutture civili di Gaza

– la sicurezza della popolazione civile palestinese e israeliana

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