Strapieno l’Auditorium del Museo Universitario, tant’è che a capienza esaurita molti non sono stati ammessi in sala dall’inflessibile servizio di vigilanza curato dall’Associazione Carabinieri in congedo. Cosa che ha indotto Teate Nostra e l’editore Gerardo Di Cola a fissare due repliche (24 febbraio e 9 marzo). Ha avuto un grande successo (come era accaduto per il primo appuntamento, anche la seconda proiezione di “TEATECINEMA: i produttori, i registi, i film di Chieti” (in programma sei incontri mensili fino al 22 giugno, organizzati dall’Associazione Culturale Teate Nostra; la casa editrice èDICOLA in collaborazione con l’Università “G. D’Annunzio” e il Museo Universitario Ud’A.
Ieri pomeriggio, sabato, è stata proposta la proiezione di “Montagne amiche”: “Block Haus. Che strano nome! La storia, il Giro d’Italia, le scalate e lo sci”.
Nel suo intervento il prof. Nunzio Mezzanotte (docente facoltà di lettere Università D’Annunzio”) ha svolto una lectio magistralis sulla Maiella, la ” nostra montagna” spiegando che il Block Haus fu in origine una struttura in pietra che ospitava una guarnigione di soldati austriaci (da qui il toponimo in lingua tedesca) ingaggiati dell’appena nato regno unitario per la lotta al brigantaggio. Il docufilm, bello, suggestivo, ben girato, con la regia curata da Giustino Zuccarini (alpinista pure lui) ha per protagonista Giampiero Di Federico, guida alpina e già docente presso l’Università dell’Aquila. Di Federico ha proposto una arrampicata, (assistito da Tonino Di Caro), sulla parete della montagna dopo Roccamorice e quindi la lunga traversata con gli sci sulla neve verso il Block Haus. Ha illustrato la tecnica della scalata, gli antichi eremi che si incontrano lungo il percorso, le caratteristiche dell’ambiente nel quale ci si immerge. Panorami mozzafiato, tutto molto bello e molto bene illustrato. La versione in rosa del Block Haus, più volte sede di tappa del Giro d’Italia, è stata narrata da par suo, con dovizia di dettagli, da Maurizio Formichetti, referente Rcs per l’Abruzzo. La fatica di Di Federico è stata condivisa da Formichetti il quale in bici ha percorso la strada che porta in vetta.




