È una storia che merita di essere raccontata quella di Marlene Ursini, originaria di Fossacesia, venticinquenne poliedrica e vulcanica. Da cinque mesi è in Madagascar, come insegnante di francese in una scuola gestita dalle suore salesiane nella regione di Ambanja. Laureata in lettere moderne a Roma, parte a settembre come volontaria di uno dei tanti progetti del Servizio Civile Universale, che consente a tutti i giovani tra i 18 e i 28 anni di dedicare alcuni mesi per sostenere associazioni e istituzioni sul territorio nazionale, europeo o estero. In particolare, il progetto che la coinvolge è organizzato dalla FVGS (Fondazione Volontariato Giovani e Solidarietà ETS), con l’ausilio dei Salesiani nel mondo. Una storia di coraggio, ma anche di intraprendenza e perseveranza. Durante la chiamata, cade più volte la linea, a causa di una rete elettrica non stabile, che è una delle difficoltà che ci sottolinea, oltre alla distanza da casa, dalla famiglia e dagli affetti. Intere giornate dedicate all’insegnamento, in una scuola dell’infanzia, in classi con più di trenta alunni di soli cinque anni. La sua è una figura che segna non poco le vite di decine di bambini, in una realtà dove la scuola è l’unica possibilità aggregativa. Tra i suoi studenti ci sono anche giovani e adulti, che seguono corsi di italiano, forse per imparare la lingua di un paese che sognano di raggiungere. “In questi mesi ci sono state piogge consistenti e un ciclone che ha falcidiato il villaggio, scoperchiando tetti e provocando crolli di numerose abitazioni. Tutti sono rimasti a casa per più di due settimane. Questo mi ha destato preoccupazione, perché mi sono affezionata. Paradossalmente, la scuola è più sicura delle loro case. Sapere che vivevano tra situazioni familiari difficili e allagamenti, mi ha allarmata.”


Differenze culturali e modi di vedere il mondo e la vita diversi dai nostri, sono prospettive che questa giovane ragazza coglie quotidianamente, andando ben oltre il suo dovere. “Oggi ho la consapevolezza che ogni giorno è un giorno nuovo, forse questo è il monito più grande che ho interiorizzato. Ho imparato a focalizzarmi, a guardare l’oggi, risolvendo i problemi un po’ alla volta, per non essere paralizzata dalle paure. Qui vivono la giornata: basta lo spuntare del sole, dopo un terribile nubifragio, per festeggiare. Rimarrò ancora altri mesi, ma non vedo l’ora di rientrare nel mio Abruzzo, con un bagaglio emotivo e professionale molto più grande di quello che avevo quando sono partita”.

