L’analisi della composizione alimentare dei piatti tradizionali potrebbe aiutare a identificare i modelli dietetici delle popolazioni e l’associazione con le malattie osservate. E’ quanto emerge dallo studio internazionale “Traditionaldishes, online tools, and public engagement: a feasible and scalablemethod to evaluatelocalrecipes on nutritionalcontent, sustainability, and healthrisks. Insight from Abruzzo, Italy.” pubblicato sul “Journal of foodcomposition and analysis”. La ricerca vede coinvolti l’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara attraverso il Corso di Laurea Magistrale in Scienze dell’Alimentazione e Salute, presieduto dal professor Angelo Cichelli, il CREA (Research Centre for Food and Nutrition, Council for AgriculturalResearch and Economics) di Roma, e la UniversitatRovira i Virgili di Tarragona (Spagna). Per sviluppare la ricerca sono state raccolte, attraverso la popolazione locale, 17 ricette regionalidell’Abruzzo: Fiadoni, Anellini alla pecorara, Brodo di cardone con stracciatella e pizza rustica, Pan cotto, Pasta alla mugnaia, Pasta allo sparone, Pizz’efoje, Spaghetti alla chitarra con pallottine, Agnello cac’e ove, Baccalà con patate e cipolle, Brodetto alla vastese, Pallotte cac’e ove, Ciabbotte o Tijelle, Bocconotti, Ferratelle, Parrozzo e Pizza doce. Elaborate da una scuola di cucina, la “Red Academy” di Treglio (CH), su di esse è stata quindi calcolata la composizione di micro e macronutrienti e la sostenibilità ambientale secondo protocolli e procedure standardizzate, così come è stato valutato anche il contenuto di allergeni alimentari presenti in quelle ricette. Il profilo nutrizionale dei piatti variava in base al tipo e alla quantità degli ingredienti. I piatti prevalentemente a base di carne rossa, formaggio e uova presentavano un impatto ambientale maggiore rispetto ai primi e ai contorni a base vegetale, non erano in linea con il modello mediterraneo e contenevano un alto contenuto di colesterolo e grassi saturi, che contribuiscono al rischio aterogeno.<Glutine, soia, uova e alimenti a base di latte –spiega il presidente del CDLM in Scienze dell’Alimentazione e Salute della “d’Annunzio”, il professor Angelo Cichelli – sono stati identificati come gli allergeni più importanti, in quanto ingredienti poveri utilizzati nelle ricette tradizionali. I nostri risultati –aggiunge il professor Cichelli – contribuiscono all’arricchimento della banca dati italiana sulla composizione degli alimenti e ci consentono sia di conoscere i modelli alimentari locali attraverso un metodo facilmente realizzabile sia di poter informare i consumatori sull’impatto sulla salute alimentare e portarli a una maggiore consapevolezza>
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