Luigi Finoli abruzzese di Atessa, sopravvissuto al naufragio del Titanic. Una storia di famiglia

di Annalisa Giuliani

Quante storie si nascondo nelle pagine di un album di famiglia, nei bauli riposti in soffitta, nei vecchi oggetti che attraversano il tempo e nel racconto orale tramandato nelle diverse generazioni? Avvicinandosi l’anniversario del naufragio del TITANIC, ho incontrato la signora Filomena Pellicciotti di Atessa depositaria di un racconto di famiglia straordinario e per alcuni aspetti rimasto avvolto nel mistero. Una storia di famiglia che si inserisce nella Storia con la “S” maiuscola. Prima del racconto, la signora Filomena mi mostra una foto in bianco e nero, è il ritratto di Luigi Finoli, fratello di suo nonno Vincenzo. La foto mostra un uomo elegante dalla fisicità imponente e lo sguardo altero. Luigi Finoli, di professione commerciante, il 14 aprile 1912 si trovava a bordo del Titanic, si era imbarcato nel porto inglese di Southampton per raggiungere l’America.
Luigi, si recava spesso in America, come risulta dai registri di Ellis Island dove raggiungeva la sorella Maria Rosa che viveva a Philadelphia.
La storia in America della famiglia Finoli inizia proprio dalla giovane Maria Rosa, che appena 16enne andò in sposa ad un “americano” che, passando per Atessa era rimasto folgorato dalla sua bellezza. Maria Rosa partì verso l’ignoto e a Philadelphia trovò fortuna tanto da sostenere economicamente la numerosa famiglia che era rimasta in paese e subito dopo la sua partenza, il fratello Luigi la raggiunse. Luigi, uomo intraprendente e con una buona istruzione, divenne una sorta di mediatore nella comunità degli abruzzesi a Philadelphia, tanto da organizzare viaggi per accompagnare in America chi decideva di cercare pane e fortuna oltre l’Oceano. Luigi organizzava le partenze accompagnando personalmente gli emigranti che si imbarcavano nel porto di Napoli. A Napoli, Luigi si sposò con la napoletana Fedele Beatrice con la quale si stabilì a Philadelphia.
Ma perché nell’aprile del 1912 si trovasse a Southampton rimane un mistero, forse essendo un uomo “benestante” aveva voluto partecipare al viaggio inaugurale del Titanic presentato come il più grande e lussuoso transatlantico del mondo? forse la sua attività di antesignano agente di viaggio lo aveva portato fino in Inghilterra? Quest’ ultima ipotesi potrebbe essere la più credibile visto che Luigi viaggiava in terza classe insieme agli emigranti irlandesi.
Quando alle 23:40 il Titanic ebbe una collisione con un iceberg, Luigi era tra i passeggeri di terza classe condannati alla morte certa. Eppure si salvò. Dei 1518 passeggeri dei 2223 imbarcati, solo 705 persone riuscirono a salvarsi, tra questi 5 italiani, Luigi Finoli fu uno di questi.
La circostanza per cui riuscì a salvarsi è rimasta oscura. Probabilmente Luigi si salvò perché gettandosi in acqua fu recuperato dalla scialuppa numero 15. Se così non fosse stato sarebbe di certo morto per ipotermia. Infatti quando Il Carpathia, che aveva raccolto l’ SOS, arrivò sul luogo del disastro alle 4,00, trovò le scialuppe con i superstiti e il mare disseminato di corpi che galleggiavano. Ma la famiglia non volle mai parlare di come avvenne il salvataggio mantenendo nel tempo uno stretto riserbo. Ad un certo punto, infatti, forse per invidia per l’uomo diventato ricco, forse per maldicenza, forse per alcune dichiarazioni dello stesso Luigi, cominciarono a circolare in paese delle voci che raccontavano che Luigi si era salvato vestendosi da donna, indossando uno scialle con il quale si sarebbe coperto il volto, dunque un atto non eroico che macchiava l’onore di una famiglia rispettabile e onesta, per cui calò il silenzio sulla vicenda che fu consegnata all’oblio. A ben guardare la fotografia è difficile pensare che uno scialle sulla testa avrebbe potuto far sembrare una donna un uomo dalla fisicità così imponente.
Luigi nel 1935 tornò dall’America con una nuova compagna “Zia Severina”, si stabilì in una casa nel centro storico di Atessa. Nelle schede anagrafiche conservate nell’archivio comunale risulta il suo rientro in Atessa e la sua residenza in Via Della Speranzella, alla voce professione si legge: “Benestante”, segno che in America Luigi aveva trovato fortuna e sul Titanic una buona sorte. Morì dopo tre anni dal suo ritorno, ma di come fosse sopravvissuto al tragico naufragio non ne parlò mai forse per il trauma mai del tutto superato, forse nelle sue orecchie risuonava ancora quell’ultima canzone suonata dall’orchestra mentre la nave affondava: “Nearer, My God, To Thee” (Più vicino a te, mio Dio), forse a causa di quella condotta non del tutto specchiata di cui si vociferava. Probabilmente la verità la raccontò solo alla sua amata sorella Maria Rosa, ma la bellissima Maria Rosa, che a Philadelphia gestiva un locale, rimase vittima in una sparatoria, ma questa è un’altra storia.
Grazie a Filomena Pellicciotti per la lunga chiacchierata, per aver condiviso questa incredibile storia dai contorni quasi leggendari. Bisognerebbe avere cura delle memorie familiari che sono i nostri romanzi privati, la nostra personale e originale letteratura.

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