Il giovane Lorenzo Silvidio, ventunenne, che da Torrevecchia è entrato nelle case di milioni di italiani, torna in paese. Ha affrontato una dura competizione nel programma televisivo di MasterChef Italia 13 e, nella settima puntata dello show Sky Original, prodotto da Endemol Shine Italy, in onda tutti i giovedì su Sky, è finita la sua avventura. Si racconta e ci parla di sé, dei suoi obiettivi e delle prospettive future.

“Ogni piatto raccontava della mia terra, della mia famiglia, a cui sono molto legato. Ho cercato sempre di essere me stesso, con la sincerità e l’autenticità che mi hanno consentito di stringere legami forti con tutti gli altri concorrenti: un modo di affrontare la vita che ho vissuto in paese, nella mia comunità, sin da bambino, dove ci conosciamo tutti.” Proprio nel momento della sua uscita, tra le lacrime degli altri sfidanti, è emersa l’amicizia e la stima che è riuscito a costruire nel tempo trascorso insieme a loro. “Ho superato tante insicurezze. Da sempre, la mia ambizione è quella di mettermi in gioco nell’ambito ristorativo. Voglio valorizzare il mio territorio e realizzare qualcosa qui, nel mio Abruzzo. Per farlo però, ho l’esigenza di conoscere, di fare esperienza e di costruirmi un’identità professionale con un’idea solida”. C’è un forte legame tra lui e la cultura culinaria abruzzese, con piatti semplici, di una terra che è riconosciuta al livello internazionale come simbolo di qualità e tipicità enogastonomiche. La cucina è fatta anche di ricordi, di esperienze vissute nell’infanzia – “sagne e fagioli, come quelle che mi prepara mia nonna e le pallotte cacio e ova, sono le pietanze a cui sono più legato, perché mi riportano indietro nel tempo.” Non nasconde un animo poliedrico e vivace, che si riflette anche nelle sue preparazioni, tra innovazione e tradizione. Aperto alle tecniche più contemporanee, in grado di esaltare i sapori e di far vivere delle esperienze che includano tutti i sensi – “senza forzare, dimenticando i gusti e i sapori originari, è possibile proporre l’inaspettato anche nel mondo del cibo”. Un’arte che racchiude qualcosa di magico: si prende una materia prima e la si trasforma, stimolando creatività e intelligenza. “Entusiasmo, novità e consapevolezza: sono queste tre parole con cui definirei questa sfida. L’entusiasmo di un giovane ventunenne, la novità di un mondo che a Torrevecchia non avrei mai potuto sperimentare e la consapevolezza di potercela fare.”

