Di Gino Di Tizio
C’è una lunga storia che riguarda in Abruzzo i cambiamenti di casacca politica che dovrebbe essere conosciuta bene, prima
di scaricare il problema che comporta nella vita politica usando l’epiteto “voltagabbana”. Parte da lontano in questa
nostra città, già dai tempi della riconquistata democrazia quando tanti di quelli che avevano alzato il braccio e
indossato la camicia nera si adeguarono presto e con profitto alla nuova realtà, occupando anche poltrone di rilievo
pubblico nelle istituzioni. Procedendo oltre quel periodo, di passaggio tra la dittatura e la democrazia, arriviamo alla
lotta tutta interna che si sviluppò nell’immediato dopo guerra tra Lorenzo Natali e Remo Gaspari. Militavano entrambi
sotto la stessa bandiera dello scudo crociato, ma erano ben identificati i gaspariani e i nataliani, schierati come se
fossero formazioni politiche distinte. Dovette fare i conti con questa situazione anche l’allora sindaco Nicola Buracchio,
che si trovò a combattere nel comune di Chieti non con gli oppositori, senza i numeri necessari per contrastare la
maggioranza assoluta della Dc, ma con un gruppo capitanato dal compianto avvocato Carlo De virgilis, con altri quattro
consiglieri, schierati con Gaspari. Lotte interne che però avevano l’effetto di far crescere il partito democristiano,
mettendo sempre più all’angolo le altre formazioni politiche.
Uh davvero clamoroso caso di salto da una parte all’altra della politica si ebbe nelle elezioni regionali vinte da
Giovanni Pace, schierato con il Popolo della Libertà contro Antonio Falconio che si era presentato a capo di una
coalizione di centro sinistra, con la quale aveva già guidato la Regione Abruzzo. Nel corso della legislatura Falconio
passò armi e bagagli a fianco di Pace.
Con questi trascorsi si capirà che con tutto il dovuto rispetto per il consigliere Damiano Zappone il suo passaggio
dalla maggioranza alla opposizione al Comune di Chieti non appare in grado di terremotare una situazionem peraltro resa
instabile proprio come è stata costruita. E qui si innestano altri ragiornamenti e altre riflessioni sullo stato attuale
della politica dove non esistono più steccati ideologici ( e non è detto che sia un male assoluto…) ma dovrebbe avere
ancora qualche valore la decenza che non dovrebbe permettere confondere e annullare sempre non i colori delle proprie
bandiere (quelle che ancora vengono issate) anche la sostanza delle posizioni programmatiche con le quali si è chiesto il
voto agli elettori. In conclusione per i cittadini il danno finale non arriva dai voltagabbana, per pochi o molti che
siano nel panorama politico nazionale e locale, ma da chi sembra considerare carta straccia gli impegni programmatici con
i quali si è presentato a chiedere il voto agli elettori, impegni che non possono certo essere annullati da chi esce da
una porta per imbroccarne un altra magari nella speranza di trovare qualche miglior posto ed anche, possibilnente, una
bella tavola imbandita. Così però il danno grave è anche alla politica, segnato in maniera senpre più preoccupante dalla
crescita smisurata del partito del non voto… E su questo, chi crede ancora nel valore dei partiti, dovrebbe finalmente
riflettere e agire per alzare dighe alla esondazione in corso.
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