Il “Premio Peppino Prisco”, a pensarci bene, è nato nella neve e nella sofferenza della campagna di Russia, seconda guerra mondiale, quando il tenente Prisco aveva sotto di sé il caporalmaggiore Ciccio Zaccagnini, contadino della provincia pescarese, quella tra Bolognano e Tocco. I due strinsero allora un’amicizia durata tutta la vita. E’ questo il ricordo che ha spinto, ormai parecchi anni fa, Marcello Zaccagnini, il figlio di Ciccio, uno dei più noti imprenditori vinicoli abruzzesi, a sostenere l’appuntamento teatino che ogni anno (in aprile o maggio) raduna a Chieti alcuni dei nomi più belli del calcio italiano.

Il Premio Prisco è tornato oggi nella splendida cornice del Teatro Marrucino dopo due anni di stop dovuti alla pandemia. E’ stata la 18a edizione, presentata come sempre dal giornalista Stanislao Liberatore che nell’introdurre l’evento ha avuto un meraviglioso incipit: “Tre cuori si sono fermati…”.

La Giuria, presieduta dallo stesso Marcello Zaccagnini, nel 2020 infatti ha perso due colonne, due autentici giganti del giornalismo italiano, Sergio Zavoli e Gianni Mura, senza dimenticare Mariolino Corso che a Chieti non mancava mai. Sono così entrati a far parte del Gruppo che assegna i premi Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, e Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport. Il direttore Italo Cucci invece è stato nominato presidente onorario della Giuria. Gli altri membri sono Marco Civoli, Gianpaolo Ormezzano (assente per un infortunio domestico), Franco Zappacosta e Ilaria D’Amico. Cucci nel primo intervento della mattinata ha ricordato la figura dei due scomparsi, con i quali aveva un legame di profonda amicizia e di stima professionale. Hanno poi preso la parola Abete, Zazzaroni, Civoli e Zappacosta. Zaccagnini ha ricordato la figura del papà, grande amico del popolare vice presidente dell’Inter, e l’aneddoto di una loro conversazione con l’allora presidente della società nerazzurra, Ernesto Pellegrini. Platea e palchi pieni. Autorità presenti: il sindaco Ferrara, con il vice De Cesare e l’assessore Pantalone, il consigliere regionale Febbo, alti ufficiali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, il nuovo Questore di Chieti, De Cicco, e tutto il vertice che governa il calcio italiano: il presidente della Figc Gabriele Gravina con il ct Roberto Mancini, il presidente della Lega Dilettanti Abete, con il consigliere Ortolano e il presidente della Lnd abruzzese, Memmo.

I premiati sono stati (il riconoscimento va a chi ha dato prova della propria lealtà e correttezza) il presidente del Benevento, Oreste Vigorito; l’allenatore del Bologna, Sinisa Mihajlovic, e il calciatore dell’Inter, Nicolò Barella. Il premio, una preziosa scultura riproducente un pallone di calcio, opera dell’artista Mimmo Paladino, a Barella, impegnato domenica sera a Cagliari, è stato consegnato mercoledì scorso in occasione della finale di Coppa Italia a Roma da Marcello Zaccagnini. Stessa consegna, ancora a Roma, domani a Mihajlovic, mentre sul palco del Marrucino il presidente Abete ha omaggiato Oreste Vigorito, subito ripartito per Benevento dove domani la squadra affronterà il Pisa nel primo round del secondo turno dei playoff per la promozione in serie A. Ove ci riuscisse, sarebbe il terzo approdo della squadra sannita nella massima divisione. Una risultato impressionante grazie al lavoro di Oresta Vigorito.

Altri premiati. Il “Nando Martellini” è andato alla giornalista Rai Donatella Scarnati, il premio dell’Ussi al giornalista pescarese Enrico Rocchi che ha ricevuto una preziosa scultura dell’artista Ester Crocetta. Premio speciale a Roberto Mancini che ovviamente non si è sottratto dal dire poche parole sulla nazionale. Dopo la storica vittoria agli Europei, c’è stata l’enorme delusione della mancata qualificazione al prossimo Mondiale. “Quando c’è una caduta bisogna rialzarsi, ci sono imminenti appuntamenti con i quali vogliamo ripartire bene anche se grande materiale non c’è”. Abbiamo visto un Mancini sereno, disponibile, ancora ferito ma con tanta voglia (e orgoglio) di riprendersi grandi rivincite.

Il filo riannodato dopo due anni arriva in un 2022 nel quale si celebra il Centenario del Chieti. Ospiti speciali, perciò, sono stati il presidente del Comitato per il Centenario, Stefano Marchionno, e il patron del Chieti, Giulio Trevisan, che hanno ricevuto una targa rispettivamente dalle ,ani di Pierluigi Tacconelli, membro del gruppo di lavoro del Premio, e di Franco Zappacosta. Ha concluso la bella giornata un ricevimento nella sede dell’azienda Zaccagnini, a Bolognano, dove è giunto anche il Governatore, Marsilio.




Foto De Sanctis
