Il Comitato cittadino per la salvaguardia e il rilancio della città di Chieti compie otto anni. Di seguito pubblichiamo un intervento del Comitato stesso che richiama l’università “D’Annunzio” a mantenere gli impegni assunti per insediarsi nell’ex ospedale militare. “Otto anni orsono, di questi giorni (esattamente il 7 febbraio) vedeva la luce il Comitato cittadino per la salvaguardia e il rilancio di Chieti. Nasceva, in una città in fase di declino, raccogliendo un prestigioso, inaspettato consenso popolare manifestatosi con 8.050 firme (apposte in pochi giorni) in calce a una petizione finalizzata a ridare una degna sede alla Biblioteca provinciale De Meis crollata ben nove anni prima. Nasceva con l’adesione di 80 tra associazioni culturali, di categoria e club service consapevoli della necessità di una spinta dal basso per aprire, pur partendo da un singolo episodio, nuove prospettive a questa Chieti che in venti anni ha complessivamente perso ben 5.000 presenze. Il Consiglio regionale, quello comunale e l’Amministrazione provinciale all’unanimità fecero propria la petizione popolare. Fu l’avvio di un processo virtuoso che con il coinvolgimento sinergico delle istituzioni e delle amministrazioni locali e nazionali avrebbe portato, ampliando il disegno iniziale, a programmare la realizzazione della Cittadella della cultura nella ex caserma Bucciante e il Polo amministrativo nella ex Berardi. Un progetto epocale che va sotto il nome di “piano di razionalizzazione delle sedi delle amministrazioni dello Stato site in Chieti” e che costituisce un esperimento pilota in Italia. L’iniziale cronoprogramma prevedeva che tutte le opere sarebbero state portate a compimento entro il 31 dicembre del 2019. Le procedure del sistema burocratico italiano hanno disposto altrimenti dilatando oltre misura i tempi stabiliti. A questo handicap da quasi un anno sta ponendo rimedio una serie di tavoli istituzionali convocati con ravvicinata cadenza dal Prefetto, dott. Armando Forgione, al quale Chieti e la sua provincia devono particolare riconoscimento per l’autorevole e convinto impegno profuso a garanzia delle riposte aspettative della comunità. Tavoli istituzionali, va sottolineato, che, unitamente al Commissario Straordinario di Governo, avv. Giovanni Legnini, già promotore del progetto “caserme dismesse”, vedono, in un clima di fattivo e determinato impegno, la partecipazione di rappresentanze di Regione, Provincia, Comune, Soprintendenza, Demanio e, di volta in volta, degli Enti e delle Istituzioni direttamente interessati. Una task force che sta rimuovendo barriere di oggettive difficoltà, ma anche di formalismi elevati a sistema, e prosciugando paludi di scarsa comunicatività tra i soggetti coinvolti. Limitando in questo ricordo di anniversario del Comitato il discorso alla Cittadella della Cultura che sorgerà nel cuore della Villa comunale, all’interno della ex Caserma Bucciante, va detto che anche in virtù degli impegni assunti nei “tavoli prefettizi” qualcosa si sta finalmente muovendo. Il cantiere per la realizzazione della nuova sede dell’Archivio di Stato affidato alla ditta Serit Lavori di Roma è in piena attività e si stanno gettando le fondamenta dell’edificio di tre piani (uno interrato) che si prevede sarà portato a compimento entro un anno e mezzo. Dopo varie vicissitudini burocratiche, a fine marzo sarà invece bandita la gara d’appalto per individuare l’impresa cui affidare il primo lotto dei lavori (4 milioni e mezzo l’importo) per la ristrutturazione e l’adeguamento dell’edificio fine ‘800 che ospiterà la nuova Biblioteca A. C. De Meis. Conclusione dei lavori prevista entro dicembre del 2023. Resta invece ancora nell’empireo di faticosamente rinnovati impegni verbali la partecipazione dell’Università “G. d’Annunzio” al progetto di una “Cittadella” esclusivamente dedicata al sapere, punto di partenza di quella “dorsale della cultura” chiamata a rivitalizzare il centro storico. Eppure nel 2014 il “sì” alla Cittadella aveva visto fin dall’inizio in prima linea proprio l’Ateneo dannunziano che – fattosi carico attraverso la propria Facoltà di Architettura di un prezioso studio di prefattibilità e analisi del contesto – assunse con formali atti decisionali del Consiglio di Amministrazione e del Senato Accademico l’impegno a realizzare nella parte nobile del complesso, l’ex convento quattrocentesco dei frati Zoccolanti, un Museo della Scienza e della Tecnica, si disse in un primo momento, e poi, invece, una facoltà umanistica. Da allora sono passati gli anni, si sono succeduti gli uomini, si è dibattuto fino allo sfinimento la durata della concessione gratuita del bene da parte del Demanio, si sono ipotizzate destinazioni di volta in volta diverse, fino ad arrivare, ultimamente a un proclamato dimezzamento dell’impegno finanziario (ridotto a cinque milioni) da parte dell’Ateneo e alla scelta di dar vita nella parte del sito concesso, salvo errori od omissioni a una struttura unica dedicata al post laurea, alta formazione, dottorati di ricerca, scambi internazionali, convegnistica (ciò, da ultimo, all’esito di un sopralluogo congiunto effettuato il 20 gennaio scorso nell’ex convento). Dopo i “rinnovati impegni verbali”, di volta in volta frutto di estenuanti rinvii e richieste di approfondimenti, è stato infine convocato dal Prefetto il tavolo istituzionale per il prossimo 7 marzo finalizzato ad acquisire una relazione progettuale dell’Università sulla destinazione individuata e l’estensione degli spazi occorrenti all’interno dell’edificio conventuale, esteso circa 5.500 mq. L’auspicio è che in quella sede finalmente tale impegno trovi il sigillo dell’ufficializzazione, ponendosi così positiva conclusione alle molteplici assicurazioni succedutesi nel tempo, a partire da quella del 3 agosto del 2017 quando il neo Rettore, Prof. Sergio Caputi, a una delegazione del Comitato, presenti gli organi di informazione, ebbe a dire che nella ex Bucciante sarebbe stata collocata una Facoltà – oltre alla collezione Paglione – pur riservandosi la decisione su quale corso attivare. Se così ancora una volta non fosse apparirebbe incomprensibile che un’Università che ha il vanto di essere tra le mille migliori al mondo non ritenga di dover essere presente, pur se con una limitata ma qualificatissima rappresentanza, in un centro storico nel quale tremila anni di storia hanno depositato e sedimentato eccezionali testimonianze archeologiche, tesori di architettura religiosa e civile, contenitori di arte e di scienza. Tutto questo ferma restante la piena centralità dell’eccezionale Campus di Madonna delle Piane. Un nuovo passo indietro il 7 marzo, ancor più che incomprensibile, risulterebbe inaccettabile da una città il cui impegno finanziario negli anni dei “liberi corsi universitari” fu determinante per la nascita prima e il riconoscimento statale poi della “d’Annunzio”. Inaccettabile per la Città e per le Istituzioni che a ogni livello oggi la rappresentano. Ma nell’anniversario della sua costituzione il Comitato cittadino vuol dirsi certo che a prevalere saranno il rispetto dovuto agli impegni presi e le ragioni della Scienza e della Cultura. Non altro”.
