Un giornalista ha il dovere della testimonianza, cercando sempre di proporla nella maniera più corretta e aderente ai fatti in causa: rivendicando questo ruolo, che occupo da tantissimi anni, mi occupo della vicenda della assoluzione del professor Giuseppe Sabatino, giunta dopo 8 anni dai fatti che gli venivano contestati. Il professor Sabatino, come è noto, è stato dichiarato non punibile del reato che gli contestavano, di violenza nei confronti di alcune assistite. A stabilirlo una perizia disposta dal tribunale che ha attestato che a causare i suoi comportamenti era un farmaco che assumeva perchè malato di parkinson. Situazione resa nota peraltro, da perizie, già subito dopo i fatti che vennero contestati all’allora primario di neonatologia all’ospedale di Chieti e professore universitario alla d’Annunzio, ma che hanno poi comportato otto anni di attesa per il verdetto finale… Ma, dopo aver reso atto alla pubblica accusa dell’ultimo processo della correttezza assoluta nella lettura di questa vicenda, con la decisione di far ricorso ad una ultima e decisiva perizia, credo doveroso aggiungere altro su tutta questa storia. Ricordare ad esempio il contributo di assoluta qualità scientifica dato dal professor Sabatino con i suoi studi e le sue pubblicazioni nel campo della neonatologia e soprattutto aver reso il reparto a lui affidato presso l’Ospedale teatino all’avanguardia per l’assistenza ai neonati, con strutture innovative come la banca del latte e la creazione di spazi a disposizione delle neo mamme. La vicenda personale del professore, colpito da un grave e invalidante male, aggravato dalle conseguenze di un incidente stradale di cui era rimasto vittima, non era stata valutata tale da impedirgli di continuare a lavorare. Situazione precipitata poi con conseguenza dell’inizio del procedimento giudiziario che si è chiuso con la recente sentenza, ma che poteva e doveva essere evitata se ognuno, nei rispettivi ruoli di responsabilità, avesse assunto il peso delle proprie responsabilità. Ora il professor Sabatino si è tolto certamente un peso che lo ha oppresso per questi otto lunghi anni, ma sulla sua vicenda devono tornare a valere tutto quello che ha dato agendo nel mondo della sanità teatina che non può e non deve essere dimenticato, perché con i suoi studi e le sue iniziative all’interno del reparto ha lasciato tracce che nessuno potrà mai cancellare.
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