#VENERDI’ IN SALA # Rubrica di cultura a cura di Rosa Anna Buonomo

Gli appassionati di “Un posto al sole”, la longeva soap targata Rai che quest’anno ha spento le sue 25 candeline, lo hanno visto di recente vestire i panni dell’infermiere Mauro Buonocore. Un personaggio dalla moralità discutibile, al centro di un “giallo” che ha tenuto a lungo gli spettatori con il fiato sospeso.
Ma c’è tanto altro nella vita artistica del pescarese Giampiero Mancini. Classe 1972, attore, regista, actor coach, direttore artistico e docente dello Smo Lab di Pescara, ha fatto conoscere il suo talento quando aveva appena 19 anni, interpretando magistralmente il monologo “Il Grigio” di Giorgio Gaber. Un’interpretazione che portò la critica a incoronarlo come «uno dei talenti più cristallini del teatro italiano».

La sua carriera è costellata di numerose e variegate esperienze: dal teatro, suo primo, grande amore, al cinema, dalla televisione alla pubblicità, passando per cortometraggi, speakeraggi, conduzione di programmi, coaching per attori e cantanti, tra cui Andrea Bocelli. Nel 2003 ha inaugurato il laboratorio di formazione attoriale Smo Lab, con sede a Pescara, che di recente ha puntato esclusivamente sulla formazione cinematografica.
«Quella a “Un posto al sole” è stata una guest durata quattro mesi. Mi hanno voluto per interpretare il personaggio di Mauro Buonocore. Interpreto spesso il “cattivo” e devo ammettere che è il ruolo più divertente» racconta Mancini al Giornale di Chieti. «Mi sono esibito a Napoli prima del Covid: ero nel cast dello spettacolo “Operazione San Gennaro”, tratto dal film. Amo questa città, il clima che si respira. Tornare a lavorarci è stata un’esperienza indimenticabile. Quella di “Un posto al sole” è una macchina organizzativa imponente, un prodotto che va avanti con successo da 25 anni. Vanta un pubblico eterogeneo, vastissimo e molto trasversale: lo vedono tutti, da Nord a Sud».
Nei mesi scorsi, Mancini ha fatto parte, inoltre, del cast di due fiction in arrivo: “Fosca Innocenti”, con Vanessa Incontrada, e “Guida astrologica per cuori infranti”, una produzione Netflix.
«In “Guida astrologica per cuori infranti” interpreto un produttore televisivo molto simpatico. È una serie Netflix, tratta da un libro di successo. Entro alla fine della seconda stagione» annuncia. «Quello con Vanessa Incontrada, invece, è ormai un sodalizio artistico: siamo al terzo lavoro insieme dopo “Il grande Caruso” e “Angeli”. Quest’estate ho lavorato tanto, i set sono ripartiti in maniera robusta».
Anche le attività dello Smo Lab, nato per formare i giovani talenti abruzzesi e non solo, colmando «lo spazio che separa la formazione dal lavoro, offrendo l’occasione di avere serie opportunità di visibilità e crescita», sono state riavviate e procedono con impegno. «Lo Smo è diventato centro di formazione prettamente cinematografica, lavoriamo sin da subito con le telecamere in moduli corposi, concentrati nel fine settimana» spiega. «Si lavora in gruppi, le selezioni, molto rigide, sono state fatte in estate. Proponiamo un modulo nuovo per ogni gruppo ogni mese. Il modulo dura tre giorni ed è molto immersivo. Per partecipare, è richiesto un tampone negativo. Ci arrivano richieste da tutta Italia, ma abbiamo messo uno sbarramento importante ai provini: chi viene scelto ha già quel qualcosa in più».
I set lo hanno impegnato moltissimo negli ultimi mesi, ma il teatro resta un punto fermo nella vita dell’attore e regista pescarese, un porto a cui non si può fare a meno di tornare perché lo si ha nel sangue. «Nonostante i miei “tradimenti” con la telecamera, il palco resta il mio primo e più importante amore. Non vedo l’ora di debuttare al Teatro Politeama di Palermo, i prossimi 20 e 21 maggio, nel Concerto dell’Albatro di Ghedini, ispirato al “Moby Dick” di Melville, con l’Orchestra Sinfonica Siciliana e l’Ars Trio di Roma e riprendere, in primavera, le repliche de “Il Maggiordomo della Callas”, monologo con orchestra con il quale, la scorsa estate, sono finalmente tornato in scena».
A caratterizzare Giampiero Mancini è, oltre al talento, indubbiamente una grande poliedricità che gli ha consentito di spaziare dal piccolo al grande schermo, dalla pubblicità alla conduzione, dal teatro al teatro canzone e alla prosa con orchestre. Molto apprezzati anche i suoi lavori da regista, tra cui gli adattamenti di “Glauco” di Morselli e il “Macbeth” shakespeariano, quest’ultimo trasportato in una Tokyo violenta e decadente.
